CASSANDRA CLARE.

SIGNORA DELLA MEZZANOTTE.


Ciclo The Dark Artifices. 1.

Parte 2.

Titolo originale: The Dark Artifices. Lady Midnight. 2016.
Traduzione di: Manuela Carozzi.
A. Mondadori Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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10.
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IO ERO UN BIMBO E LEI UNA BIMBA.
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Fatto annunci Diana mentre il suo borsone atterrava con un tonfo metallico sull'isola della
cucina.
Emma alz gli occhi. Era alla finestra con Cristina e si stava controllando le fasciature sulle
mani. Le rune di Guarigione di Julian avevano lenito quasi tutte le sue ferite, ma c'era qualche ustione
dovuta all'icore che le faceva ancora male.
Livvy, Dru e Tavvy, attorno al tavolo, stavano bisticciando per decidere a chi spettasse il latte al
cioccolato. Ty aveva le cuffie in testa e stava leggendo, tranquillamente immerso nel proprio mondo.
Julian invece era ai fornelli, dove stava preparando pancetta, toast e uova sbattute  un po'
bruciacchiate, come piaceva a Dru.
Diana and al lavandino a lavarsi le mani. Indossava jeans e maglietta: erano sporchi, cos come
il suo viso. Aveva i capelli raccolti in uno stretto chignon.
Tutto ok? le domand Emma. Sei riuscita a posizionare il monitoraggio nel punto di
convergenza?
Diana annu mentre prendeva uno strofinaccio per asciugarsi le mani. Julian mi ha mandato un
messaggio. Pensavate davvero che vi avrei permesso di saltare la verifica del Conclave?
Part un coro di lamenti scoraggiati.
Pensare, no. Ma sperare, forse... ammise Emma.
In ogni caso ci ho pensato io. Se qualcuno entra ed esce da quella caverna, arriver una
chiamata direttamente sul telefono dell'Istituto.
E se non siamo in casa? si preoccup Julian.
Messaggi disse Diana appoggiandosi con la schiena al lavello. Indirizzati a te, a Emma e a
me.
Perch ad Arthur no? domand Cristina. Lui non ha il cellulare?
Non lo aveva, per quanto ne sapesse Emma, ma Diana non rispose a quella domanda. E ora
quell'altra cosa si limit a dire. I demoni mantide fanno la guardia alla convergenza di notte, ma,
come sapete, di giorno sono inattivi. Non tollerano la luce del sole.
Mi chiedevo se avesse senso che, chiunque stia facendo tutto questo, lasci la convergenza
incustodita per met del tempo osserv Emma.
Hai fatto bene a dirlo rispose Diana, in tono di voce neutro. Emma scrut il suo viso in cerca
d'indizi per capire se fosse ancora arrabbiata, invano. Durante il giorno, se viene chiusa, la porta della
caverna si sigilla. Ho visto l'ingresso sparire al sorgere del sole. Non ha interferito con il
posizionamento delle rune di Monitoraggio e delle difese, visto che l'ho fatto da fuori, ma nessuno pu
accedere alla convergenza di giorno.
Gli omicidi, i corpi abbandonati...  successo tutto di notte riflett Livvy. Che ci sia un
demone, dietro a questa storia?
Diana sospir. Proprio non lo sappiamo. Per l'Angelo, ora mi serve un caff.
Cristina corse a prenderle una tazza, e intanto Diana, pensierosa, cerc di togliersi un po' di
sporco dai vestiti.
Ti ha aiutata Malcom? chiese Julian.
Diana afferr con piacere la tazza di caff dalle mani di Cristina e sorrise. A voi basta sapere
che la questione  stata risolta. Adesso concentratevi sul fatto che oggi c' la verifica: ci vediamo in
aula subito dopo la colazione.
Se ne and, portando con s tazza e borsa. Dru aveva una faccia da funerale. Non posso
crederci, c' davvero la verifica... Indossava un paio di jeans e una maglietta con il disegno di una
faccia che urlava, con sotto la scritta DR. TERROR'S HOUSE OF HORROR, un film horror degli anni
Sessanta.
Siamo nel bel mezzo di un'indagine disse Livvy. Non dovremmo fare verifiche.
 un affronto concord Ty. Mi sento insultato. Si era tolto le cuffie, ma Emma not che
aveva una mano sotto al tavolo. Stava premendo a ripetizione il pulsante di una penna a scatto: era un
gesto che faceva molto pi spesso prima che Julian gli costruisse strumenti di concentrazione migliori,
ma ogni tanto, se era in ansia, gli capitava ancora.
In mezzo alle lagne generali, Emma sent squillare il suo telefono. Abbass lo sguardo e vide
comparire sullo schermo il nome di Cameron Ashdown.
Julian le lanci uno sguardo, poi si rimise subito a mescolare le uova; indossava quel mix di
tenuta da addestramento, grembiule e maglietta che in un'altra occasione le avrebbe fatto venire voglia
di prenderlo in giro. Adesso prefer avvicinarsi alla finestra e rispondere.
Cam?  successo qualcosa?
Livvy la not, alz gli occhi in segno di esasperazione e poi inizi a fare avanti e indietro con i
piatti tra i fornelli e il tavolo. Gli altri ragazzi stavano ancora bisticciando, anche se il latte al cioccolato
era finito nelle mani di Tavvy.
Non ti ho chiamato per chiederti se torniamo insieme, se  quello che stai pensando le rispose
lui. Emma se lo immagin mentre parlava: fronte accigliata, capelli rossi scompigliati e ciuffo storto,
come sempre di mattina.
Wow! Buongiorno anche a te!
Ladro di latte disse Dru a Tavvy, e gli mise una fetta di pane in testa. Emma soffoc un
sorriso.
Sono stato al Mercato delle Ombre riprese Cam. Ieri.
Uh! Vergognati!
Ho sentito delle cose al banco di Johnny Rook. Su di te. Diceva che qualche giorno fa avete
avuto una discussione. Cam abbass la voce. Non dovresti vederlo al di fuori del Mercato, Em.
Emma si appoggi alla parete. Cristina la guard come se avesse intuito qualcosa, ma si sedette
con gli altri; in un attimo tutti stavano imburrando il pane e assaltando le uova. Lo so, lo so. Johnny
Rook  un criminale che commette crimini. Ho gi imparato la lezione.
Cam sembrava seccato. Qualcun altro ha detto che stavi ficcando il naso in faccende che
proprio non dovrebbero riguardarti. E che, se continui cos, ti faranno del male: non direttamente il tipo
che ha parlato, a lui ho dato una bella strigliata, ha detto che intendeva qualcun altro. Mi ha accennato
di aver sentito delle cose. In che storia ti stai cacciando, Emma?
Julian era ancora ai fornelli; da come stringeva le spalle Emma capiva che stava ascoltando
tutto. Potrebbero essere un sacco di storie.
Cameron fece un sospiro. Scherza, scherza... Sono preoccupato per te. Stai attenta.
Sempre gli disse prima di riattaccare.
Julian le pass un piatto di uova senza dire una parola. Emma lo prese, consapevole del fatto
che tutti la stavano guardando. Pos le uova sull'isola della cucina e si mise su uno degli sgabelli,
iniziando a spiluccarle con la forchetta.
Ok esord Livvy. Se nessuno chiede niente, lo faccio io. Cosa ti ha detto?
Emma alz lo sguardo, pronta a dare una risposta scocciata, ma le parole le morirono in gola.
Sulla porta c'era Mark. Fu come se la tensione della sera prima, in biblioteca, si ricreasse
all'improvviso facendo scendere un pesante silenzio sulla cucina. I Blackthorn guardarono il fratello
con gli occhi sgranati; Cristina tenne lo sguardo basso sul suo caff.
Mark aveva un aspetto... normale. Indossava vestiti puliti  una maglia serafino azzurra e un
paio di jeans scuri  che gli stavano benissimo e alla vita portava una cintura per le armi, vuota.
Nonostante ci, restava inequivocabilmente una cintura da Shadowhunter, con le rune del Potere
Angelico e della Precisione intagliate nel cuoio. Indossava anche dei guanti che gli coprivano i polsi.
Lo guardarono tutti, Julian con la spatola da cucina sospesa a mezz'aria. Mark raddrizz le
spalle e, per un istante, Emma pens che stesse per sferrare un altro colpo, come quelli della sera prima.
Invece parl.
Voglio porgervi le mie scuse per ieri sera disse. Non avrei dovuto incolpare voi, la mia
famiglia. Le politiche del Conclave sono complesse e spesso oscure, voi non c'entrate niente. Ora
vorrei, con il vostro permesso, ricominciare da capo e presentarmi.
Ma noi sappiamo gi chi sei fece Ty. Livvy si sporse e gli sussurr qualcosa all'orecchio,
accarezzandogli la spalla. Il suo gemello allora guard Mark, ancora confuso e adesso anche
impaziente.
Mark fece un passo in avanti. Mi chiamo Mark Antony Blackthorn annunci. Discendo da
una lunga stirpe di Shadowhunters. Sono stato al servizio della Caccia Selvaggia per un numero di anni
che non so contare. Ho attraversato i cieli su un cavallo bianco fatto di fumo, e ho mietuto i corpi dei
morti per portarli nel Regno delle Fate, dove le loro ossa e la loro pelle nutrono le terre selvagge. Non
mi sono mai sentito in colpa, ma forse dovrei. Lasci ricadere lungo i fianchi le mani che prima
teneva intrecciate dietro la schiena. Non so dove sia la mia casa aggiunse. Ma se me lo
permetterete, cercher di fare in modo che sia questa.
Ci fu un momento di silenzio. I ragazzi, al tavolo, guardavano il fratello con gli occhi
spalancati; Emma si era fermata con il cucchiaio in mano, mentre se lo portava alla bocca, trattenendo
il fiato.
Mark fiss Jules, e lui gli and vicino per dargli una pacca leggera sulla schiena. Dai, Mark,
siediti qui con noi gli disse, con voce non del tutto ferma. Ti faccio un po' di uova sbattute.
Mark rimase in silenzio per tutta la durata della colazione mentre Julian, Emma e Cristina
raccontavano agli altri cosa avevano scoperto la notte prima. Emma non si dilung in dettagli
sull'attacco dei demoni mantide, perch non voleva che a Tavvy venissero gli incubi.
Il portafogli di Stanley Wells venne passato a Ty, che sembr entusiasta di avere un indizio tra
le mani e promise un'indagine completa sullo sfortunato Stanley subito dopo la verifica del Conclave.
Dato che Mark non aveva bisogno di farla, Julian gli chiese se avesse voglia di prendersi cura di Tavvy
in biblioteca.
Non lo dar in pasto a un albero, come si fa alla Corte Unseelie con i bambini disobbedienti
promise lui.
Ah, buono a sapersi scherz Julian.
Mark si abbass verso Tavvy, a cui brillavano gli occhi. Vieni con me, piccolo. In biblioteca ci
sono dei libri che da bambino mi piacevano un sacco. Se vuoi te li faccio vedere.
Tavvy annu e diede la mano a Mark fidandosi ciecamente. In quell'istante, nello sguardo di
Mark pass qualcosa, un lampo di emozione. Usc dalla cucina con il bambino per mano senza dire pi
nulla.
L'avvertimento di Cameron rimase sospeso su Emma per tutto il resto del pasto, mentre
sparecchiarono e anche mentre entrarono in aula. Diana li aspettava con in mano un pesante pacco di
verifiche pronte da distribuire. Emma non riusciva a togliersi quelle parole dalla testa, e di conseguenza
prese un voto scoraggiante nella parte sui linguaggi e sulle classi di vari demoni e Nascosti. Confuse
Azazel con Asmodeo, purgatico con ctonio, nixie con pixie. Diana la fulmin con lo sguardo quando
segn il voto sul suo foglio a penna rossa, ben evidente.
Tutti gli altri presero bei voti, ed Emma sospett che le poche risposte sbagliate di Julian
fossero state date apposta per farla sentire meglio.
Fu felice quando finirono lo scritto e l'orale. Fecero una pausa per pranzo, poi andarono in
palestra. Diana aveva gi preparato tutto. C'erano bersagli per il lancio dei coltelli, spade di varie
misure e, al centro della sala, un grande manichino da addestramento: aveva il torso di legno, diverse
braccia smontabili e riposizionabili, la testa imbottita come quella di uno spaventapasseri.
Il manichino era circondato da un cerchio di polvere bianca e nera, salgemma misto a cenere.
Attaccate da lontano, con attenzione e precisione ordin Diana. Se rompete il cerchio di cenere,
siete fuori. Si avvicin a una scatola nera sul pavimento e premette un tasto. Era una radio. La palestra
divenne un caos di suoni violenti e disarmonici: sembrava che qualcuno avesse registrato una
sommossa con tanto di grida, urla e finestre rotte.
Livvy sembrava terrorizzata. Ty trasal, prese le cuffie e se le ficc sulle orecchie.
Fonti di disturbo! grid Diana sopra al baccano. Dovete imparare a non lasciarvi distrarre
e...
Prima che potesse finire la frase, qualcuno buss alla porta: era Mark. Aveva l'aria esitante.
Tavvy  tutto concentrato sui libri disse a Diana, che nel frattempo aveva abbassato leggermente il
volume della radio. Mi avevi chiesto se per questa parte della verifica potevo venire anch'io... Ho
pensato che fosse giusto accontentarti.
Ma Mark non ha bisogno di essere valutato obiett Julian. Non  che possiamo riferire i suoi
voti al Conclave!
Nemmeno Cristina, se  per quello, per partecipa anche lei rispose Diana. Voglio vedere
come ve la cavate tutti quanti. Se dovete lavorare insieme, la cosa migliore  che ognuno conosca il
livello di abilit dell'altro.
So combattere disse Mark. Non aggiunse nulla sulla notte precedente, sul fatto che avesse
tenuto a bada i demoni mantide da solo, senza nuove rune. La Caccia Selvaggia  composta da
guerrieri.
S, ma combattono in modo diverso rispetto agli Shadowhunters osserv Diana indicando con
un gesto del braccio la palestra, le lame con le rune, le spade di adamas che li circondavano. Sono
queste le armi del tuo popolo. Si rivolse agli altri. Ora ognuno di voi dovr sceglierne una.
Emma prese Cortana, Cristina i suoi coltelli a farfalla detti anche balisong e Dru la
misericordia, ovvero un pugnale lungo e sottile. Julian scelse un paio di chakram, cerchi rotanti
affilatissimi.
Ty esit. Emma non pot fare a meno di chiedersi se Diana avesse notato che era stata Livvy a
scegliere per lui un pugnale e a metterglielo in mano. Lo aveva gi visto lanciare coltelli: era bravo, a
volte bravissimo, ma soltanto se ne aveva voglia. In caso contrario, non c'era verso di smuoverlo.
Julian disse Diana, rialzando il volume della radio. Comincia tu.
Julian fece un passo indietro e lanci i chakram, che sfrecciarono via dalle sue mani come
cerchi di luce. Uno tranci di netto il braccio destro del manichino, l'altro il sinistro, e poi entrambi
andarono a piantarsi nella parete.
Il tuo bersaglio non  morto precis Diana.  soltanto senza braccia.
Esatto replic Julian. Cos posso interrogarlo.
Ottima strategia. Diana cerc di nascondere un sorriso e si prese un appunto. And a
raccogliere le braccia del manichino e le riposizion. Livvy?
Livvy fin il manichino con un colpo di sciabola, senza oltrepassare la barriera di cenere. Dru se
la cav discretamente con un lancio della sua misericordia; Cristina apr i suoi balisong e li scagli in
modo che le lame si conficcassero nella testa del fantoccio esattamente dove avrebbero dovuto esserci
gli occhi.
Lancio cruento! Mi piace comment Livvy, ammirata.
Cristina and a recuperare i coltelli e fece l'occhiolino a Emma, che nel frattempo si era
arrampicata con una mano sola sulla scala in corda e con l'altra impugnava Cortana.
Emma? la chiam Diana, alzando la testa. Che cosa stai facendo?
Lei si lanci gi dalla scala. Non era la fredda furia della battaglia, ma ci fu un momento, nella
libert della caduta, di puro piacere in grado di toglierle dalla mente il pensiero dell'avvertimento di
Cameron. Atterr sul manichino, piantandogli i piedi sulle spalle, e colp conficcandogli Cortana nel
petto fino all'elsa. Poi fece una capriola all'indietro e atterr, in piedi, qualche centimetro fuori dal
cerchio di cenere.
Questo  solo sfoggio di abilit fu il commento di Diana, ma si vedeva che stava sorridendo
mentre scriveva. Risollev lo sguardo. Tiberius? Tocca a te.
Ty fece un passo verso il cerchio. La striscia bianca delle cuffie risaltava sui capelli corvini. Era
alto quanto il manichino, not Emma con stupore. Le capitava spesso di pensare a Ty come a un
bambino, ma in realt non lo era pi: aveva quindici anni, pi di quanti ne aveva lei ai tempi della
cerimonia parabatai con Julian. Il suo viso non era pi quello di un bimbo, e linee marcate avevano
preso il posto dei lineamenti morbidi.
Ty alz il coltello.
Tiberius lo chiam una voce dalla porta. Togliti le cuffie.
Era lo zio Arthur. Si girarono tutti a guardarlo, sbalorditi: non capitava quasi mai che Arthur si
avventurasse ai piani inferiori e, quando lo faceva, evitava conversazioni e pasti  insomma ogni
genere di contatto. Era strano vederlo incombere sulla porta come un fantasma grigio: grigia la giacca
da camera, grigia la barba corta e ispida, grigi i pantaloni consumati.
L'inquinamento della tecnologia mondana  ovunque esclam. Nelle cuffie che indossi.
Nelle macchine, che all'Istituto di Londra non avevamo. In quel computer di cui pensate io non sia al
corrente. Sul viso gli si accese una strana rabbia. Sappi che non potrai andare in battaglia con
addosso un paio di... cuffie.
Pronunci quell'ultima parola come fosse stata veleno.
Diana chiuse gli occhi.
Ty disse. Toglitele.
Ty fece scivolare le cuffie dietro la testa, tenendosele attorno al collo. Rabbrivid sentendo il
caos di suoni e voci che usciva dalla radio. Non ci riuscir.
Vorr dire che prenderai un brutto voto. Bisogna fare le cose giuste fu il commento di Arthur.
Ma se non gliele lasci usare, non  una cosa giusta intervenne Emma.
Questa  una verifica, e tutti devono farla disse Diana. Le battaglie non scoppiano sempre in
condizioni ideali. Ci sono frastuono, sangue, distrazioni...
Io non parteciper alle battaglie dichiar Ty. Non voglio essere quel genere di
Shadowhunter.
Tiberius pronunci Arthur con durezza. Fai come ti  stato chiesto.
Il viso di Ty si scur. Sollev il coltello e lo tir, in maniera volutamente goffa ma molto
potente. L'arma and a conficcarsi dentro la radio di plastica nera, mandandola in mille pezzi.
Silenzio.
Ty si guard la mano destra: stava sanguinando. Un frammento di plastica era schizzato dalla
radio e gli era entrato nella pelle. Imbronciato, and a mettersi accanto a una delle colonne. Livvy lo
guard con occhi tristi; Julian fece per raggiungerlo, ma Emma lo trattenne per il polso.
No. Dagli un minuto.
Tocca a me annunci Mark. Diana si gir con sorpresa, e vide che il ragazzo stava gi
incedendo verso il manichino. Gli si mise di fronte, calpestando con gli stivali la cenere e il sale sparsi
a terra.
Mark intervenne la tutor. Guarda che non puoi...
Il ragazzo afferr il manichino e lo tir a s per staccargli la testa imbottita dal collo, creando
una pioggia di paglia. La scaravent da una parte, agguant le braccia ancora attaccate al busto e le
pieg all'indietro finch non si sganciarono. Fece un passo indietro, piant il piede al centro del petto
del fantoccio e spinse forte, buttandolo fragorosamente a terra.
Avrebbero anche potuto farsi una risata, pens Emma, se non fosse stato per la faccia che aveva
Mark.
Sono queste le armi del mio popolo disse mostrando le mani. Un taglio sulla destra si era
riaperto e ora stava sanguinando.
Ma era vietato toccare il cerchio disse Diana. Sono le regole, e non sono io a farle. Il
Conclave...
Lex mala, lex nulla fu il freddo commento di Mark mentre si allontanava dal manichino.
Emma sent Arthur trattenere il fiato al suono del motto della famiglia Blackthorn; si gir senza dire
una parola e se ne and.
Lo sguardo di Julian segu attentamente Mark mentre andava da Ty e si appoggiava alla
colonna accanto a lui.
Ty, che si stava tenendo la mano destra con la sinistra e aveva la bocca serrata per la tensione,
lo guard stupito. Mark?
L'altro gli tocc con delicatezza la mano, e lui non la ritrasse. Avevano entrambi le dita dei
Blackthorn, lunghe e affusolate, con le ossa sporgenti e spigolose.
A poco a poco la rabbia spar dal viso di Ty. Guard di traverso suo fratello, come se sul suo
viso fosse scritta la risposta a una domanda che Emma, per, non era in grado di indovinare.
Ripens a quello che Ty aveva detto di Mark in biblioteca.
"Non  colpa sua se non capisce tutto. O se per lui tutto questo  troppo. Non  colpa sua."
Adesso abbiamo tutti e due la mano ferita disse Mark.
Julian, dobbiamo parlare di Ty.
Jules era in piedi, immobile, davanti alla scrivania di Diana. Riusciva a vedere dietro di lei, oltre
le enormi vetrate alle sue spalle, gi fino alla statale e alla spiaggia, e poi ancora fino all'oceano.
Il ricordo era ancora ben chiaro dentro la sua testa, anche se non avrebbe saputo dire quanti anni
avesse all'epoca. Era in spiaggia a ritrarre il sole che tramontava e i surfisti in acqua. Un bozzetto cos,
fatto pi per il piacere di muovere la mano sul foglio che per cercare una riproduzione fedele. C'erano
anche gli altri fratelli, e stavano giocando: Ty aveva costruito una fila di piccoli riquadri perfetti nella
sabbia umida, tutti esattamente della stessa forma e dimensione.
Si era soffermato sul proprio disegno disordinato, impreciso, e poi sulla fila di suo fratello,
pensando: "Vediamo tutti e due lo stesso mondo, ma in maniera diversa. Ty prova la stessa gioia che
provo io, la gioia della creazione. Proviamo tutti le stesse cose, solo che la forma dei nostri sentimenti 
diversa".
 stata colpa di Arthur. Non so... Non so perch lo abbia fatto. Si rendeva conto di sembrare
preoccupato, ma non poteva farci niente. Di solito, quando Arthur aveva una delle sue giornate no,
rivolgeva solo contro se stesso il suo odio e la sua rabbia. Non avrebbe mai nemmeno immaginato che
suo zio sapesse delle cuffie: non pensava che Arthur facesse abbastanza caso a loro da notare certi
piccoli dettagli, tanto meno se riguardavano Ty. Non so perch abbia trattato Ty cos.
A volte esprimiamo il massimo della crudelt con chi ci ricorda noi stessi.
Ty non  come Arthur. La voce di Julian si era fatta pi tagliente. E non dovrebbe pagare
per le sue azioni. Dovresti permettergli di rifare la verifica con le cuffie.
Non serve disse Diana. So di cosa  capace Ty e cercher di equilibrare i suoi voti per far
salire la media. Non devi preoccuparti per il Conclave.
Il sollievo alz la voce di Julian di qualche tono. E allora di cosa si tratta?
Hai sentito che cosa ha detto Ty l dentro. Lui non vuole essere "quel genere di
Shadowhunter". Vuole andare alla Scholomance.  per questo che si rifiuta di diventare il parabatai di
Livvy. E tu lo sai che per lei sarebbe pronto a fare praticamente di tutto.
Ora Ty e Livvy erano in sala computer a cercare tutte le informazioni possibili su Stanley
Wells. A quanto sembrava, lui aveva sbollito la rabbia sorta durante la verifica e aveva persino sorriso
dopo che Mark era andato a parlargli.
Julian si chiese se fosse sbagliato provare un'irrazionale gelosia per il fatto che Mark,
ricomparso nella loro vita da cos poco tempo, fosse in grado di comunicare con Ty mentre lui non ci
riusciva. Teneva a suo fratello minore pi di quanto tenesse alla propria vita, eppure non gli era mai
venuto in mente di dire una cosa cos semplice ed elegante come: "Adesso abbiamo tutti e due la mano
ferita".
Non pu andarci disse. Ha solo quindici anni. Gli altri studenti, almeno diciotto.  pensata
per i diplomati dell'Accademia.
Diana si sporse in avanti, puntando i gomiti sulla scrivania. Dietro di lei, l'oceano si estendeva
lungo tutto l'orizzonte. Era pomeriggio inoltrato e il colore dell'acqua virava al blu argento chiaro.
Julian pens a cosa sarebbe successo se avesse picchiato forte la mano sulla scrivania: sarebbe riuscito
a spaccare il vetro?
Non  questione di cosa sa e di cosa  capace disse, trattenendosi. Si stava avvicinando
pericolosamente all'esatto argomento che non avevano mai affrontato: il fatto che Ty fosse diverso.
A Julian era capitato spesso di considerare il Conclave un'ombra scura sopra la sua vita. Erano
colpevoli di avergli tolto fratello e sorella maggiori tanto quanto lo era il Popolo Fatato. Nel corso dei
secoli, il modo preciso in cui gli Shadowhunters potessero e dovessero comportarsi era stato
severamente regolamentato: parla a un mondano del Mondo delle Ombre e verrai colpito da un
provvedimento disciplinare, se non esiliato; innamorati di un mondano, o del tuo parabatai, e ti
verranno tolti i Marchi  un processo dolorosissimo al quale non tutti sopravvivevano.
La sua arte, l'interesse di suo padre per i classici: tutto veniva guardato con grande sospetto. Gli
Shadowhunters non potevano avere interessi al di fuori del loro mondo. Gli Shadowhunters non erano
artisti, erano guerrieri nati e cresciuti per essere tali, come gli abitanti di Sparta. E l'individualit non
era considerata un valore.
I pensieri di Ty, la sua splendida mente curiosa, non erano come quelli di tutti gli altri. Julian
aveva sentito delle voci, o meglio dei sussurri, su altri bambini Shadowhunter che pensavano o si
sentivano in maniera diversa. Che avevano problemi di concentrazione. Che dicevano che le lettere si
mescolavano da sole sulla pagina quando cercavano di leggere. Che cadevano in preda a stati di
profonda tristezza senza motivo apparente, oppure venivano colti da scariche di energia incontrollata.
Ma erano sussurri e nient'altro, perch il Conclave detestava ammettere l'esistenza di Nephilim
cos. Li facevano sparire nella sezione delle "fecce" in Accademia, insegnando loro di tenersi alla larga
dagli altri Shadowhunters. Oppure li spedivano in angoli remoti del globo come fossero segreti da
nascondere e di cui vergognarsi. Non c'erano parole per descrivere Shadowhunters la cui mente era
fatta in modo diverso, anzi non c'erano vere e proprie parole per descrivere le differenze in generale.
Perch, pens Julian, dare un nome avrebbe implicato anche un riconoscimento. E invece
c'erano cose che il Conclave si rifiutava di riconoscere.
Lo farebbero sentire come se in lui ci fosse qualcosa che non va... disse. Ma in lui non c'
niente che non va.
Lo so. Diana sembrava dispiaciuta. Stanca. Julian si chiese dove fosse stata il giorno prima,
quando lui ed Emma erano andati da Malcom. Chiss chi l'aveva aiutata a mettere sotto controllo la
convergenza.
Cercheranno di farlo entrare a forza in quello che secondo loro  lo stampino dello
Shadowhunter perfetto. Non sa cosa faranno...
Perch tu non glielo hai detto lo interruppe Diana. Se ha in testa un'immagine rosea della
Scholomance,  perch tu non gliel'hai mai corretta. Ma invece  dura laggi. Anzi, brutale. Diglielo.
Tu vuoi che gli dica che  diverso dichiar Julian con freddezza. Non  stupido, Diana. Lo
sa.
No. Io voglio che tu gli dica cosa pensa il Conclave di chi  diverso. Degli Shadowhunters
diversi. Altrimenti come pu decidere, senza tutte le informazioni a disposizione?
Lui  il mio fratellino! esclam. Fuori c'era foschia; parti delle finestre sembravano fatte a
specchio, tanto che riusciva a vedersi a tratti  un accenno di zigomo, una mascella in tensione, capelli
arruffati. Aveva uno sguardo che spaventava persino lui. Gli mancano tre anni al diploma e...
Gli occhi castani di Diana erano tenaci. So che, in pratica, lo hai cresciuto tu da quando aveva
dieci anni, Julian. So che ti senti come se fossero tutti figli tuoi. E lo sono, ma almeno Livvy e Ty non
sono pi bambini. Dovrai lasciarli andare e...
Tu stai dicendo a me di essere pi flessibile? Sul serio?
Il viso di Diana si irrigid. Cammini sul filo del rasoio, Julian, con tutte le cose che tieni
nascoste. Credimi. Ci ho camminato sopra anch'io per met della mia vita. Ti abitui, ti abitui al punto
che a volte dimentichi persino che stai sanguinando.
Immagino che non vuoi entrare nei dettagli, vero?
Tu hai i tuoi segreti, io ho i miei.
Non ci posso credere. Julian aveva voglia di urlare, di tirare un pugno al muro. Non fai altro
che nascondere segreti, tu. Ricordi quando ti ho chiesto se volevi dirigere l'Istituto? Ricordi quando hai
risposto di no e mi hai detto di non chiederti perch?
Diana sospir e fece scorrere un dito lungo lo schienale della sedia. Prendertela con me non
sistemer le cose, Jules.
Forse hai ragione, ma era l'unico aiuto che avresti potuto darmi, Diana. Invece non l'hai fatto,
quindi scusami se mi sento solo, totalmente solo. Io voglio bene a Ty e, credimi, voglio che faccia
quello che lui desidera. Ma supponiamo che gli dicessi quanto  dura la Scholomance e che lui ci
volesse andare comunque. Saresti in grado di promettermi che si troverebbe bene? Saresti pronta a
giurare che lui e Livvy starebbero bene separati, quando non hanno mai trascorso nemmeno un giorno
della loro vita lontani? Lo puoi garantire?
Diana scosse la testa. Aveva l'aria scoraggiata, ma Julian non prov alcun senso di trionfo.
Potrei dirti che nella vita non ci sono garanzie, Julian Blackthorn, ma vedo gi che da me non vuoi
sentire niente su Ty. Quindi ti dir qualcos'altro. Tu sei forse la persona pi determinata che abbia mai
conosciuto. Per cinque anni hai tenuto tutto e tutti insieme in questa casa in un modo che non avrei
immaginato possibile. Lo guard negli occhi. Ma questa situazione non regge.  come una faglia
rocciosa: sotto pressione, si spacca. E poi? Cosa perderesti, anzi cosa perderemmo tutti, quando
succeder?
E questo cos'? chiese Mark afferrando il lemure di peluche di Tavvy, Mister Limpet, e
tenendolo cautamente per un piede solo. Con i capelli umidi e i piedi scalzi, era seduto sul pavimento
della sala computer con Emma, Tavvy e Dru; quest'ultima aveva in mano un libro intitolato Danse
Macabre e ignorava tutti, Tavvy invece stava cercando di convincerlo a giocare.
Cristina non era ancora tornata da quando era andata a togliersi la tenuta da addestramento. Ty e
Livvy, intanto, avevano preso il monopolio sulla scrivania: Ty stava battendo sulla tastiera e Livvy,
seduta accanto, impartiva ordini e forniva suggerimenti. Avevano scoperto che l'indirizzo di Stanley
Wells non era nell'elenco, ed Emma nutriva il forte sospetto che i loro metodi per rintracciarlo fossero
un tantino illegali.
Qua disse Emma a Mark tendendo le braccia. Dai a me Mister Limpet. Era inquieta,
agitata. Diana aveva concluso la verifica subito dopo che Arthur se n'era andato, convocando Julian nel
suo ufficio. Dal modo in cui lui, prima di seguirla, aveva buttato l'equipaggiamento in un angolo della
palestra, aveva intuito che il suo parabatai non era esattamente entusiasta di quel colloquio.
Cristina entr in sala passandosi le dita tra i lunghi capelli neri ancora umidi. Mark diede Mister
Limpet a Emma, alz lo sguardo e... si sent il rumore di uno strappo. La zampa del lemure si era
staccata, e il corpo era caduto a terra perdendo imbottitura.
Mark disse qualcosa in un lingua incomprensibile.
Hai ucciso Mister Limpet fece Tavvy.
Penso sia morto di vecchiaia, Tav disse Emma raccogliendo il cadavere del peluche. Ce
l'avevi da quando sei nato.
Oppure  morto di cancrena esord Drusilla alzando lo sguardo dal libro. Potrebbe essere
andata cos.
Oh, no! Cristina aveva gli occhi spalancati. Aspettatemi qui, torno subito!
Non... fece per dire Mark, ma Cristina era gi schizzata fuori dalla stanza. Sono un
imbecille disse, sconsolato. Allung una mano e scompigli la chioma di Tavvy. Scusami.
Avete trovato un indirizzo per Wells? chiese Julian entrando.
Livvy alz le braccia in segno di trionfo. S, caro! Sta a Hollywood Hills.
Sai che sorpresa comment Emma. Capitava spesso che i ricchi vivessero in quel quartiere.
Anche lei adorava quella zona, nonostante i prezzi delle case. Le piacevano le strade tortuose, le
enormi macchie di fiori che si arrampicavano su e gi dalle facciate, la vista sulla citt illuminata da
mille luci. La sera, l'aria che soffiava da quelle parti profumava di fiori bianchi: oleandro e caprifoglio,
pi un vago accenno di deserto, a chilometri di distanza.
In tutta l'area metropolitana di Los Angeles ci sono sedici persone che si chiamano Stanley
Wells annunci Ty ruotando sulla sedia. Ma abbiamo ristretto il cerchio.
Bel lavoro disse Julian mentre Tavvy gli andava incontro.
Mister Limpet  morto! annunci.
Mi dispiace, piccolino rispose Jules posando una mano sulla spalla del fratello. Ti
prenderemo qualcos'altro.
Sono un assassino fece Mark, avvilito.
Dai, non essere melodrammatico sussurr Emma tirandogli un calcetto sulla caviglia
scoperta.
Mark se la prese. Ma le fate sono melodrammatiche. Siamo fatti cos.
Volevo bene a Mister Limpet disse Tavvy. Era un bravo lemure.
Ci sono un sacco di altri bravi animali. Tiberius era serio: gli animali erano uno dei suoi
argomenti preferiti, insieme a detective e crimini. Tavvy gli sorrise con un'espressione piena di fiducia
e affetto. Le volpi sono pi furbe dei cani. Il ruggito dei leoni si pu sentire a quaranta chilometri di
distanza. I pinguini...
E gli orsi disse Cristina, ricomparsa sulla porta con il fiatone. Diede a Tavvy un orso grigio di
peluche che il bambino osserv con sospetto.  mio, di quando ero piccola gli spieg.
Come si chiama? volle sapere Tavvy.
Oso rispose Cristina stringendosi nelle spalle. Vuol dire "orso" in spagnolo. Non avevo
molta fantasia.
Oso... Tavvy guard l'orso e fece un sorriso sdentato. Julian osserv Cristina come se gli
avesse portato l'acqua nel deserto. Emma ripens a quello che le aveva detto Livvy in palestra a
proposito di loro due, e prov una piccola, inspiegabile puntura al cuore.
Livvy stava chiacchierando con Jules, facendo ciondolare allegra le gambe. Quindi dovremmo
andarci tutti diceva. Io e Ty potremmo salire in macchina con Emma e Mark, e tu andare con
Cristina, mentre Diana resterebbe qui...
Bel tentativo, Livvy disse Julian, ma questo  un lavoro per due persone. Io ed Emma
entreremo e usciremo in fretta solo per vedere se in casa c' qualcosa di strano, punto.
Uffa, non si pu mai fare niente di interessante! protest lei.
Io dovrei avere il permesso di ispezionare la casa disse Ty. Voi vi perderete dettagli
importanti. Tutti gli indizi.
Grazie per la fiducia rispose Julian, ironico. Liv, Ty-Ty, ascoltate. Abbiamo davvero
bisogno di qualcuno che resti qui ad analizzare le foto scattate alla grotta della convergenza. Bisogna
capire se si riesce a identificare quelle lingue, a tradurle...
Altre traduzioni! esclam Livvy. Sembra interessante.
S, sar divertente. Potremmo preparare della cioccolata calda e andare a lavorare in
biblioteca propose Cristina, sorridendo, e Julian le rivolse un secondo sguardo riconoscente.
Non lo dico tanto per tenervi impegnati promise il ragazzo.  perch voi siete veramente
capaci di cose che noi non sapremmo fare. Indic il computer. Livvy arross, e anche Ty sembr
compiaciuto.
Mark invece no. Io per dovrei venire con voi. Le Corti vogliono che prenda parte
all'indagine. Che vi accompagni.
Julian scosse la testa. Non stasera. Dobbiamo capire come gestire questa cosa che su di te non
possiamo usare rune.
Ma non mi servono, io... fece per dire Mark, ma il fratello lo interruppe.
S che ti servono. Lo aveva detto con una voce di ghiaccio. Ti servono rune per nasconderti,
se non vuoi farti notare. E poi sei ancora ferito dall'altra notte. Anche se guarisci in fretta, prima in
palestra ho visto che una ferita ti si  riaperta e che stavi sanguinando...
Il mio sangue non  un problema tuo gli rispose l'altro.
Invece s.  questo che significa essere una famiglia.
Famiglia... pronunci Mark con amarezza, ma poi sembr accorgersi all'improvviso che i
suoi fratelli minori erano l e lo stavano fissando, immobili e in silenzio. Anche Cristina non parlava, e
guardava Emma, dall'altra parte della stanza, con occhi cupi e pensierosi.
Qualsiasi cosa stesse per dire, Mark la deglut. Se avessi voluto prendere ordini, sarei rimasto
con la Caccia prefer rispondere, a bassa voce, prima di uscire dalla porta.
11
VIVEVA UNA FANCIULLA
Qualcosa mi dice che Ty ha raddoppiato le letture poliziesche fece Julian con un sorriso.
Aveva il finestrino completamente abbassato, e l'aria che entrava nell'abitacolo gli alzava i ricci dalla
fronte. Mi ha chiesto se pensavo che gli omicidi fossero "opera di un insider"!
Anche Emma sorrise. Opera di un cosa?!
Era comodamente seduta sul sedile passeggero, con gli stivali sul cruscotto, mentre i finestrini
abbassati lasciavano spazio alla notte. Ora erano fermi a un semaforo rosso e quella sosta le permetteva
di avvertire i suoni della citt tutto attorno.
Avevano lasciato la Pacific Coast Highway per immettersi su Sunset Boulevard. All'inizio,
mentre attraversavano i canyon, e poi Beverly Hills e Bel Air, tutto erano tranquillo intorno a loro, ma
adesso erano entrati nel cuore di Hollywood, all'altezza di Sunset Strip su cui si affacciavano ristoranti
costosi e cartelloni immensi, alti trenta metri, che pubblicizzavano film e programmi televisivi. Le
strade erano affollate e rumorose: c'erano turisti che si mettevano in posa con i sosia dei personaggi
famosi, musicisti di strada che raccoglievano spiccioli, persone che andavano o tornavano dall'ufficio.
Julian sembrava pi a suo agio rispetto ai giorni precedenti: stava guidando con la schiena
appoggiata all'indietro sul sedile e le mani morbide sul volante. Emma sapeva benissimo come potesse
sentirsi. Quanto a se stessa, seduta con indosso la giacca della tenuta e un paio di jeans, Julian al suo
fianco e Cortana nel bagagliaio... be', si sentiva a casa.
Emma aveva cercato di affrontare l'argomento Mark appena saliti in macchina, ma Julian si era
limitato a scuotere la testa e a dire: Si sta ambientando. Fine del discorso. Aveva capito che non ne
voleva parlare e le stava bene: sapeva di non avere soluzioni a portata di mano. E poi era stato facile,
molto facile, ritornare ai loro soliti scambi di battute e frecciate reciproche. Per la prima volta da un
sacco di tempo, sent che si trovava al posto giusto.
Mi stava chiedendo, credo, se secondo me il killer potrebbe essere uno Shadowhunter. Il
traffico si intensific quando raggiunsero l'incrocio tra la Sunset e la Vine, e la macchina scivol lenta
sotto le palme e i neon. Io gli ho detto di no...  sicuramente qualcuno che conosce la magia, e
secondo me uno Shadowhunter non ingaggerebbe mai uno stregone per commissionargli un omicidio.
In genere ci pensiamo da soli.
Emma ridacchi. Gli hai detto che gli Shadowhunters hanno un approccio fai da te agli
omicidi?
Abbiamo un approccio fai da te a tutto!
Le auto ripartirono; Emma abbass lo sguardo per osservare il gioco di muscoli e tendini della
mano di Jules mentre cambiava le marce. La loro macchina avanz ed Emma guard dal finestrino la
gente in coda al Grauman's Chinese Theatre. Si chiese pigramente cosa avrebbero detto se avessero
saputo che gli adolescenti su quella Toyota erano in realt dei cacciatori di demoni con il bagagliaio
pieno zeppo di balestre, armi in asta, pugnali, katana e coltelli da lancio.
Tutto ok con Diana? chiese.
Voleva parlare di Ty La voce di Julian era ferma, ma Emma lo aveva visto deglutire. Lui ha
una voglia matta di andare a studiare alla Scholomance. L hanno accesso alle biblioteche del Labirinto
a Spirale, agli archivi dei Fratelli Silenti... Voglio dire, pensa a tutte le cose che non sappiamo su rune
e rituali, ai misteri e ai rompicapo che potrebbe risolvere. Per, allo stesso tempo...
Sarebbe il pi giovane di tutti disse Emma. Una cosa non facile per nessuno. Ty ha sempre
vissuto con noi. Sfior Julian sul polso, piano. Io sono contenta di non essere mai entrata in
Accademia. E pensa che, stando a quello che dicono, la Scholomance  ancora pi tosta. E solitaria. Ad
alcuni studenti  venuto... Aspetta, Clary lo chiamava "esaurimento nervoso". Credo proprio sia una
definizione dei mondani.
Julian abbass lo sguardo sul navigatore e svolt a sinistra, puntando verso le colline. Ogni
quanto vi sentite voi due?
Pi o meno una volta al mese. Clary aveva iniziato a chiamare Emma per chiederle come
stava da quando si erano conosciute a Idris, quando lei aveva dodici anni. Le loro conversazioni erano
una delle poche cose di cui Emma non parlava molto con Jules: si sentiva come se appartenessero a lei
soltanto.
Sta ancora con Jace?
Emma rise, e sent la tensione allentarsi. Clary e Jace erano un'istituzione, una leggenda. Due
met di un tutto. E chi lascerebbe uno come lui, secondo te?
Io, per esempio, se non fosse abbastanza attento ai miei bisogni.
Be', sappi che Clary non mi parla della sua vita amorosa. Per s, stanno ancora insieme. Se si
lasciano loro,  la volta buona che smetto per sempre di credere all'amore.
Non sapevo nemmeno che ci credesse, una come te, all'amore comment Jules, poi fece una
pausa, come se si fosse accorto solo in un secondo momento di quello che aveva appena detto. Scusa,
mi sono espresso male.
Emma fece l'indignata. Il fatto che non fossi innamorata di Cameron, non...
Non eri innamorata di lui? Le altre auto accelerarono e la loro macchina guadagn terreno.
Julian muoveva il volante con il palmo della mano. Senti, non sono affari miei. Scusa, come non
detto. Dimenticati che ho chiesto di Jace e Clary, di Simon e Isabelle, e...
Non hai chiesto di Simon e Isabelle.
Ah no? Alz un angolo della bocca. Isabelle  stata la mia prima cotta, lo sai.
Certo che lo so! esclam Emma lanciandogli contro il tappo di plastica della bottiglia
d'acqua. Era a dir poco ovvio! Alla festa dopo il matrimonio di Aline ed Helen la fissavi...
Julian schiv il tappo. Non  vero.
Eccome se  vero! Scherzi a parte, vogliamo decidere un attimo cosa cercare in casa di
Wells?
Io dico di improvvisare propose lui.
La decisione  come il fulmineo e preciso attacco di un falco che colpisce e abbatte la preda
fu la risposta di Emma.
Julian la guard incredulo. Era una citazione tratta dall'Arte della guerra?
Pu darsi. Emma prov una gioia cos intensa che quasi le fece male: era con Jules, stavano
scherzando, tutto era come avrebbe dovuto essere tra parabatai. Adesso si trovavano in una zona
residenziale: ville immense con facciate di rampicanti in fiore svettavano sopra alte siepi, avvolte dalle
curve di vialetti sinuosi.
Stai facendo la reticente? Lo sai cosa penso della reticenza nella mia macchina fece Julian.
Non  la tua macchina.
A ogni modo siamo arrivati. Julian accost lungo il marciapiede e spense il motore. Il sole
stava tramontando, ma non era ancora buio e cos Emma riusc a osservare la casa di Wells, uguale a
come appariva nelle foto satellitari che avevano visto al computer: le punte del tetto sbucavano appena
dall'imponente muro di cinta che la circondava, coperto da graticci di buganvillea. Julian premette il
tasto che faceva rialzare tutti i finestrini dell'auto.
Emma lo guard. Tra un attimo si far buio. Dobbiamo preoccuparci di possibili attivit
demoniache?
Pu darsi. Julian controll il cassetto portaoggetti. Il Sensore non dice nulla, ma per
sicurezza  meglio se ci facciamo le rune.
Ok. Emma tir su le maniche e tese le braccia nude a Julian, che nel frattempo si toglieva di
tasca lo stilo bianco luccicante. Nel buio della macchina si sporse verso di lei, le pos la punta dello
strumento sulla pelle e inizi a disegnare. Emma sentiva i capelli di lui che le solleticavano guancia e
collo e inspir il vago profumo di chiodi di garofano che lo circondava.
Abbass lo sguardo e, mentre le linee nere delle rune si propagavano sulle sue braccia, ripens a
quello che aveva detto Cristina a proposito di Jules: "Ha delle belle mani". Si chiese se lei gliele avesse
mai notate. Erano belle? Erano le mani di Julian. Erano mani che dipingevano e che combattevano; non
lo avevano mai tradito. In quel senso s, erano belle.
Perfetto. Jules si appoggi allo schienale per ammirare la sua opera: ora le braccia di Emma
erano decorate da nitide rune di Precisione e Segretezza, Silenziosit ed Equilibrio. Lei si riabbass le
maniche e prese il proprio stilo.
Jules rabbrivid quando la punta gli tocc la pelle. Perch era freddo, forse.
Scusa gli sussurr Emma, appoggiandosi con una mano alla spalla di lui. Sentiva il profilo
della sua scapola sotto il pollice, il cotone increspato della maglietta sotto il palmo; rafforz la presa
mentre, con la punta delle dita, scivolava sulla pelle nuda vicino all'orlo dello scollo. Julian trattenne il
fiato.
Ti ho fatto male? gli chiese, interrompendosi.
Lui fece di no con la testa. Non lo vedeva in faccia. Tutto a posto le disse allungandosi
all'indietro per sbloccare la portiera del lato conducente. Un secondo dopo era fuori dall'auto e si stava
infilando la giacca.
Emma lo segu. Ma non ho finito la runa del Colpo Sicuro...
Jules aveva gi fatto il giro e aperto il bagagliaio. Prese per s la balestra con le rune e porse a
lei Cortana, dentro al fodero.
Va bene cos. Chiuse il bagagliaio. Non sembrava scocciato: era il solito Julian, con il solito
sorriso calmo. E poi non mi serve.
Sollev la balestra e tir. Il dardo sfrecci nell'aria e affond dritto dentro la telecamera di
sicurezza sul cancello, che and in frantumi con un sibilo metallico e uno sbuffo di fumo.
Spaccone disse Emma sguainando la spada.
Sono il tuo parabatai, ogni tanto devo mettermi in mostra. Altrimenti nessuno capirebbe
perch continui a frequentarmi! Da un vialetto vicino comparve una coppia anziana che portava a
passeggio un pastore tedesco. A Emma venne d'istinto nascondere Cortana, bench sapesse che l'arma
fosse oscurata da un incantesimo. Agli occhi dei mondani di passaggio, lei e Julian erano due ragazzini
qualunque, con le rune coperte dalle maniche lunghe. La coppia volt l'angolo e spar.
Ti frequento perch mi serve un pubblico per i miei commenti brillanti disse mentre, davanti
al cancello, Jules estraeva lo stilo per tracciare una runa di Apertura.
Il cancello si apr di scatto e Julian scivol all'interno. Quali commenti brillanti, scusa?
Oh, la pagherai per questa! borbott Emma, seguendolo. Guarda che io sono
straordinariamente brillante.
Julian soffoc una risata. Erano su un vialetto che conduceva a una grande casa con la facciata
in stucco e un enorme portone d'ingresso ad arco, con un'ampia lastra di vetro per ogni lato. Le luci
che bordavano il vialetto erano accese, ma l'edificio buio e silenzioso.
Emma sal rapida i gradini e sbirci dentro a una delle finestre: non riusc a vedere altro che
forme cupe e sfocate. Non c' nessuno in casa... oh! Salt indietro di un gradino quando qualcosa si
scagli contro il vetro: una palla bitorzoluta, ricoperta di pelo. Ora sulla finestra era rimasta
un'impronta bavosa. Emma era gi in posizione rannicchiata, sul punto di estrarre uno stiletto dallo
stivale. Cos' stato? Si rimise in piedi. Un demone Raum? Un...
Secondo me  un barboncino nano disse Julian, increspando l'angolo della bocca. E non
credo sia armato aggiunse abbassando lo sguardo su quello che era, in effetti, un cagnolino con il
muso premuto contro il vetro. Ne sono quasi, ma solo quasi, sicuro.
Emma gli tir un pugno sulla spalla, poi tracci una runa di Apertura sulla porta. La serratura
scatt e si apr.
Il cane smise di leccare la finestra e schizz fuori abbaiando. Fece il giro attorno ai due
Shadowhunters, poi si lanci verso un'area recintata in fondo al cortile. Julian gli corse dietro.
Emma lo segu camminando nell'erba che le arrivava alla caviglia. Era un bel giardino, ma
nessuno se ne stava prendendo cura. Le piante crescevano selvagge, le siepi fiorite avevano forme
irregolari. La piscina era racchiusa da un recinto in ferro ad altezza vita, con il cancelletto aperto.
Quando si avvicin, Emma vide che Julian si trovava l accanto, immobile. Era una di quelle piscine
con le luci LED che formavano un arcobaleno di colori vivaci; tutto attorno c'erano delle sdraio di
metallo bianco, con cuscini dello stesso colore sporchi di aghi di pino e fiori di jacaranda soffiati dal
vento.
Emma rallent avvicinandosi alla piscina. Il cane era accucciato accanto alla scaletta; non
abbaiava, bens guaiva. In un primo momento le sembr di stare guardando un'ombra sull'acqua, poi si
accorse che era un corpo. Una donna morta, in bikini bianco, che galleggiava in superficie. Era a faccia
in gi, con i lunghi capelli neri che le ondeggiavano attorno alla testa e le braccia penzoloni sui fianchi.
Il bagliore violaceo delle luci della piscina le faceva sembrare la pelle livida.
Per l'Angelo, Jules... disse, senza fiato.
Non era certo la prima volta che vedeva un cadavere, figuriamoci. Mondani, Shadowhunters,
bambini uccisi nella Sala degli Accordi. Eppure, in quel corpo galleggiante c'era qualcosa di triste: era
una donna minuta, cos magra che le si vedeva la colonna vertebrale.
Su una delle sdraio c'era qualcosa di rosso. Si avvicin, pensando fosse sangue, ma si accorse
che era una borsa di Valentino in pelle lavorata, con la cerniera leggermente aperta. Da quello spiraglio
erano scivolati fuori un portafogli color oro e un cellulare rosa.
Emma guard il telefono, poi prese il portafogli e lo esamin. Si chiama Ava Leigh. Ha...
Aveva ventidue anni. L'indirizzo  quello di dove ci troviamo ora. Probabilmente era la sua ragazza...
Il cane gua di nuovo e si sdrai con le zampe sul bordo della piscina. Crede che stia
annegando disse Julian. Vuole che la salviamo.
Troppo tardi... mormor Emma. Guarda il suo telefono. Sono due giorni che non risponde a
nessuna chiamata. Penso sia morta almeno l'altro ieri... Non avremmo potuto salvarla, Jules.
Rimise il portafogli dentro la borsa. Stava per afferrare i manici quando lo sent: lo scatto di una
balestra che si caricava.
Senza guardare n pensare, corse da Jules e lo butt a terra. Caddero insieme sulle piastrelle in
stile spagnolo mentre un dardo sfrecciava sopra di loro e spariva dentro alla siepe.
Julian si diede la spinta con un piede per rotolare insieme a lei tra due sdraio. Emma aveva
ancora il telefono, ma le sfugg di mano; lo sent cadere in acqua con un tonfo e imprec in silenzio.
Julian rialz la testa tenendole le mani sulle spalle; aveva uno sguardo folle, e con il corpo la teneva
premuta a terra. Stai bene? Ti ha colpita?
No, sto bene! gli rispose, a corto di fiato. Il cane era scappato vicino al recinto e ulul quando
un dardo sfrecci per poi piantarsi nel cadavere in piscina. Il corpo di Ava si gir, rivolgendo il viso
gonfio e annerito dall'annegamento al cielo notturno e alzando anche un braccio, come se stesse
cercando di proteggersi. A un tratto Emma si accorse, rabbrividendo, che al cadavere mancava la mano
destra. Anzi, non soltanto mancava, ma sembrava essere stata strappata via: la pelle del polso era
frastagliata ed esangue nell'acqua clorata.
Emma scivol sotto il corpo di Julian e balz in piedi. Sul tetto della casa c'era qualcuno, ma
riusciva a distinguerne solo la sagoma alta, molto probabilmente quella di un uomo vestito tutto di nero
e armato di balestra. Lo vide sollevarla e prendere la mira. Poi un altro dardo che sfrecciava.
Emma si sent ribollire di rabbia, una rabbia fredda e incontenibile. Come osava sparare
addosso a loro due? A Jules? Prese la rincorsa e super la piscina. Si scagli oltre il cancelletto e corse
verso la casa, aggrappandosi alle inferriate delle finestre al primo piano. Si arrampic, consapevole che
Julian le stesse gridando di scendere, ignorando i punti in cui il metallo le si conficcava nella pelle. Sal
in alto, e poi ancora pi su, fino a staccarsi dal muro per salire sul tetto.
Sent le tegole scricchiolare sotto la suola delle scarpe quando atterr in posizione accovacciata.
Alz lo sguardo e colse una rapida immagine della figura in nero sul tetto, che ora stava
indietreggiando. Aveva il volto coperto da una maschera.
Sguain Cortana. La lama luccic, lunga e crudele, alla luce della luna.
Cosa sei? chiese. Un vampiro? Un Nascosto? Hai ucciso tu Ava Leigh? Avanz di un
passo, e la strana figura indietreggi ancora. Si muoveva senza paura, in maniera molto misurata, cosa
che la faceva innervosire ancora di pi. Nella piscina sotto di loro c'era una ragazza morta, e lei era
arrivata troppo tardi per salvarla. Sentiva il corpo pulsare per la voglia di fare qualcosa, qualsiasi cosa
pur di rimediare.
Strizz gli occhi. Ascolta, sono una Shadowhunter. Puoi arrenderti all'autorit del Conclave,
oppure posso piantarti questa spada nel cuore. Scegli tu.
Lo sconosciuto fece un passo verso di lei e, per un istante, Emma pens di averlo convinto: si
stava arrendendo. Poi, all'improvviso, lui si butt di lato. Gli corse incontro, ma quello si era gi tuffato
all'indietro gi dal tetto, cadendo silenzioso come una stella.
Emma imprec e si mise in piedi sul bordo. Nulla. Solo silenzio e oscurit: non c'era pi niente
e nessuno. La piscina scintillava. Fece il giro sull'altro lato del tetto e vide Julian chino ad accarezzare
la testa del cane.
Mettersi a consolare un cucciolo in una situazione del genere, bah. Si tenne forte e salt,
figurandosi la palestra davanti agli occhi chiusi, e cadde sull'erba alta provando solo una lieve fitta.
Jules? gli disse andandogli incontro. Con un gemito, il cane corse via e spar nell'ombra. 
scappato.
Davvero? Lui si alz, preoccupato. Secondo te cosa ci faceva qui?
Non lo so. Ho pensato a un vampiro, ma Nightshade li tiene abbastanza sotto controllo e...
Jules? Sent la propria voce salire di un'ottava quando fu abbastanza vicina a lui da notare che si stava
tenendo una mano premuta contro il fianco. Jules?! Stai bene?
Lui tolse la mano. Era completamente coperta di sangue che appariva nero sotto la luce azzurra
che proveniva dalla piscina. Sto bene disse. Si alz in piedi e fece un passo verso di lei, ma barcoll.
Tutto ok.
A Emma venne un colpo al cuore. C'era qualcosa dentro la mano insanguinata di Jules: quando
cap di cosa si trattava, rabbrivid fino al midollo. Era un dardo corto in metallo, con la punta
triangolare larga come quella di una freccia, madida di sangue. Doveva esserselo strappato dal fianco.
Non bisognava mai, mai togliersi una freccia dalla carne: uscendo faceva pi danni che
entrando. E Julian lo sapeva.
Ma cosa hai fatto... gli sussurr. Le si era seccata la bocca.
Dallo strappo nella giacca di lui continuava a colare sangue. Bruciava. Ma non come una
freccia normale. Emma...
Cadde in ginocchio. Aveva l'espressione sbalordita, sebbene cercasse chiaramente di
nasconderla. Dobbiamo andarcene da qui le disse con voce roca. Il cecchino potrebbe tornare, da
solo o con altri...
La voce gli si smorz e lui cadde all'indietro, accasciandosi sull'erba. Emma si mosse pi
rapidamente di quanto avesse mai fatto in tutta la sua vita, saltando dall'altra parte della piscina, ma
non fece in tempo a prenderlo prima che toccasse terra.
Le nuvole si stavano addensando sopra la distesa d'acqua. Il vento lass sul tetto era freddo,
l'oceano faceva da condizionatore gigante. Cristina sentiva il ruggito e lo schianto delle onde in
lontananza mentre si spostava con cautela sulle tegole. Cos'era quella storia che, da quando si era
trasferita a Los Angeles, in un modo o nell'altro aveva trascorso met del tempo in cima a qualche
edificio?
Mark era seduto vicino a una delle grondaie di rame, con le gambe nel vuoto. Il vento gli faceva
svolazzare i capelli biondi attorno al viso. Con una mano lunga, bianca e spoglia si teneva aggrappato
alle tegole dietro di lui.
Nell'altra mano aveva un cellulare, e sembrava strano vederlo cos. Anzi non sembrava strano,
lo era proprio: il ragazzo fata dai lunghi capelli arruffati, con un arazzo di stelle dietro e... il telefonino
in mano. Mi dispiace tanto, Helen gli sent dire, e in quelle parole riecheggi un amore cos profondo
e una solitudine cos grande che le venne spontaneo girarsi.
Ormai per non poteva andarsene in silenzio: Mark l'aveva sentita. Si volt appena, e lui le fece
segno di restare.
Indugi, incerta. Era stata Dru a dirle che avrebbe trovato Mark sul tetto, e gli altri avevano
insistito perch salisse a controllare se stava bene. Si era chiesta se fosse il caso che andasse lei, ma Ty
e Livvy erano troppo presi con la traduzione, e forse Dru temeva le parole dure del fratello. Tavvy,
ovviamente, era troppo piccolo per un compito del genere. E cos, senza grande entusiasmo, era stata
lei a salire la scala che portava al tetto.
Ora che era l, per, provava un profondo dispiacere per il ragazzo seduto vicino alla grondaia.
L'espressione sul suo viso mentre parlava con Helen... Non riusciva a immaginare come ci si dovesse
sentire sapendo che, nella tua famiglia, l'unica persona che ti somigliava veramente, che condivideva le
tue stesse origini e il tuo stesso sangue, fosse prigioniera di una legge crudele e inviolabile che vi
teneva separati.
E io a te, sorella mia disse Mark prima di riabbassare il telefono. Era un modello vecchio, con
lo schermo che tremolava e si spegneva al termine della chiamata.
Se lo infil in tasca e guard Cristina, mentre il vento continuava a soffiargli tra i capelli.
Se sei venuta a dirmi che mi sono comportato male, sappi che lo so gi le disse.
Non sono venuta per quello gli rispose avvicinandosi ma senza sedersi.
Per concordi. Mi sono comportato male. Non avrei dovuto rispondere cos a Julian,
soprattutto davanti ai piccoli.
Cristina parl con molta calma. Non lo conosco bene, per sono convinta che fosse
preoccupato per te. Ecco perch non ha voluto che li seguissi.
Lo so ribatt Mark, sorprendendola. Sai cosa significa avere tuo fratello minore che si
preoccupa per te, come se fossi tu il piccolo? Si pettin i capelli con le dita. Pensavo, mentre non
c'ero, che li stesse crescendo Helen disse. Non avrei mai immaginato che sarebbe ricaduto tutto sulle
spalle di Julian. Ma ora lui mi fa da padre, e io non lo capisco pi.
Cristina ripens a Julian, alla sua competenza silenziosa e ai sorrisi attenti. A quando Emma le
aveva detto scherzando che, vedendolo, si sarebbe innamorata di lui a prima vista. In realt Julian era
molto meglio di come se lo aspettava, pi bello di quanto le foto sfocate o le vaghe descrizioni di
Emma l'avessero spinta a credere. Ma nonostante le piacesse, dubitava di potersene mai innamorare.
Aveva un lato nascosto troppo grande.
 quasi come se tenesse una grossa fetta della sua anima sotto chiave disse lei. Hai visto il
disegno sul muro di camera sua? Quello della fiaba? Ecco, lui secondo me  il castello, circondato di
rovi che ha fatto crescere per proteggersi. Ma con il tempo li potrai tagliare. Sono convinta che un
giorno risolverai il mistero di tuo fratello.
Non so quanto tempo mi resta. Se non troviamo il colpevole, la Caccia Selvaggia mi rivorr
indietro.
E tu?  quello che vuoi? gli chiese Cristina in un sussurro.
Mark non disse niente, si limit ad alzare lo sguardo al cielo.
 per questo che sei salito sul tetto? Perch da qui potresti vedere passare la Caccia?
Lui rimase a lungo in silenzio. Poi disse: Qualche volta mi sembra di sentirli. Di sentire il
suono dei loro zoccoli contro le nuvole.
Cristina sorrise. Mi piace come parli. Fai sembrare tutto una poesia.
Parlo come mi hanno insegnato le fate. Ho trascorso molti anni seguendo i loro insegnamenti.
Gir i palmi all'ins e li appoggi sulle ginocchia. Aveva l'interno del polso segnato da lunghe e strane
cicatrici.
Quanti? Lo sai?
Fece spallucce. L il tempo non si misura come qui. Non saprei dirlo.
Gli anni non ti hanno lasciato segni sul viso gli disse lei sottovoce. Certe volte dimostri gli
anni di Julian, altre sembri come le fate... senza et.
Ora Mark la guard di sottecchi. Secondo te non sembro uno Shadowhunter?
Lo vorresti?
Io vorrei assomigliare alla mia famiglia. Non potr mai avere i colori dei Blackthorn, ma
assomigliare il pi possibile a un Nephilim s. Julian aveva ragione. Se voglio far parte dell'indagine,
non posso distinguermi.
Cristina evit di dirgli che non esistevano mondi nei quali non si sarebbe distinto. Posso
pensarci io a farti sembrare uno Shadowhunter, se vieni gi con me.
Mark si mosse sulle tegole senza produrre un rumore, come se sotto i piedi avesse i cuscinetti
dei gatti, oppure come se portasse una runa del Silenzio. Si fece da parte per lasciar scendere Cristina
per prima. Anche quel gesto fu sommesso e, quando lei lo sfior passandogli accanto, la sua pelle era
fredda come l'aria notturna.
Cristina fece strada fino alla camera di Mark. Le luci erano spente, perci accese la stregaluce e
la pos sul letto. Vedi quella sedia? disse, indicandola. Mettila al centro della stanza e siediti. Io
torno fra un attimo.
Lui la guard uscire perplesso. Quando Cristina torn, portando con s un pettine umido, un
asciugamano e un paio di forbici, la stava aspettando nella stessa posizione e con lo stesso sguardo
confuso. Non si sedeva come facevano gli altri ragazzi della sua et, con braccia e gambe scomposte,
ma come i sovrani nei ritratti, con la schiena ben dritta, come se dovesse tenere la corona in equilibrio
sulla testa.
Hai intenzione di tagliarmi la gola? le chiese quando la vide avvicinarsi con l'asciugamano e
le forbici affilate e lucenti.
Pi che altro, di tagliarti i capelli. Gli mise l'asciugamano attorno al collo e si posizion alle
sue spalle. Quando gli prese la chioma per pettinarla con le dita, Mark reclin la testa all'indietro
assecondando i suoi movimenti. Aveva quel genere il capelli che normalmente sarebbero stati ricci, ma
erano troppo appesantiti dalla lunghezza e dai nodi.
Resta fermo gli disse.
Come desidera, mia signora.
Gli pass il pettine tra i capelli e inizi a tagliarli stando attenta a pareggiare le lunghezze. Pi
sforbiciava quella criniera biondo argento e pi rendeva le ciocche libere di formare gli stessi adorabili
ricci di Julian. Si arrotolavano sulla nuca di Mark come se volessero stargli vicino.
Ripens a quando aveva toccato i capelli di Diego: li aveva sentiti corposi sotto le dita, scuri e
voluminosi. Quelli di Mark erano fini come barba di granoturco. Sembravano pula lucente che
rifletteva la stregaluce.
Raccontami della Corte delle fate gli disse. Ho sempre sentito molte storie in proposito. Mia
madre me ne parlava, e anche mio zio.
Bah, non la vedevamo spesso rispose Mark, sembrando per un attimo un ragazzo qualunque.
Gwyn e i Cacciatori non fanno parte di nessuna Corte. Lui sta per i fatti suoi. Ci univamo alle Corti e
al ceto nobile soltanto nelle serate di festa. Ma erano...
Rimase in silenzio cos a lungo che Cristina si domand se non stesse dormendo, o magari fosse
solo annoiato a morte.
Ti dico solo che, se anche tu avessi partecipato a uno di quegli eventi, non l'avresti mai pi
dimenticato. Immagina ampie grotte lucenti o boscaglie deserte dentro a una foresta piena di fuochi
fatui: esistono ancora parti di questo mondo note solo al Popolo Fatato. L trovavi balli da consumarsi i
piedi, ragazzi e ragazze bellissimi, baci che costavano meno del vino, ma il vino era dolce e la frutta
ancora di pi. E al mattino ti svegliavi e non c'era pi niente, per sentivi ancora la musica dentro la
testa.
Penso che ne avrei avuto molta paura. Cristina fece il giro per mettersi di fronte a Mark, e lui
la fiss con quel suo curioso sguardo bicolore. Sent un brivido correrle su per la mano, qualcosa che
non aveva mai provato tagliando i capelli a Diego, a suo fratello Jaime o a uno dei suoi cuginetti.
Ovviamente avevano dodici anni quando lo aveva fatto, sfoggiando quanto imparato dalla madre,
quindi era possibile che da pi grandi fosse tutto diverso. Tutto cos bello e affascinante... Come
potrebbe reggere il confronto, un umano?
Mark sembr stupito. Ma alla Corte saresti splendida. Ti farebbero corone e sandali
intrecciando foglie e fiori. Saresti scintillante e tutti ti ammirerebbero. Non c' niente che il Popolo ami
pi della bellezza mortale.
Perch svanisce.
S ammise lui. Alla fine ti verranno i capelli grigi, la schiena ricurva e la pelle rugosa, ed 
anche possibile che ti spuntino dei peli sul mento. E poi c' la questione verruche. Not che Cristina
lo stava fulminando con lo sguardo. Ah, ma chiss tra quanto tempo! si affrett ad aggiungere.
Lei sbuff. E io che pensavo che le fate fossero delle adulatrici. Gli prese con forza il mento
per tenergli ferma la testa mentre tagliava le ultime ciocche ribelli. Anche in quello Mark era diverso:
aveva la pelle liscia quanto la sua, senza accenni di barba n alcun tipo di segno. Lui strizz gli occhi, e
il colore delle sue iridi divenne un bagliore quando lei pos le forbici e si schiar la voce. Ecco fatto.
Ti vuoi vedere?
Mark raddrizz la schiena. Cristina era china verso di lui, avevano la testa alla stessa altezza.
Vieni pi vicino le disse. Sono anni che non vedo uno specchio, e ho imparato a fare senza. Gli
occhi di qualcun altro possono essere uno specchio pi efficace dell'acqua. Se mi guardi, vedr il mio
riflesso nei tuoi.
"Ho imparato a fare senza." E allora in quali occhi aveva guardato, per tutti quegli anni? si
chiese Cristina sporgendosi in avanti. Non sapeva bene perch lo stesse facendo: forse era il modo in
cui gli occhi di lui stavano fissi sui suoi, come se non riuscisse a immaginare niente di pi affascinante
che guardarla. Mark non li stacc  magari per spostarli sullo scollo a V della maglietta, sulle gambe
nude oppure sulle mani  nemmeno quando lei spalanc le palpebre e ricambi il suo sguardo con
decisione.
Che splendore le disse infine.
Intendi il taglio? chiese lei cercando di parlare in tono scherzoso, ma a met frase esit. Forse
non avrebbe dovuto offrirsi di toccare in maniera cos intima un perfetto sconosciuto, anche se
sembrava innocuo, anche se facendolo non aveva inteso niente... oppure s?
No rispose lui in un morbido sussurro. Cristina sent il suo respiro caldo sul collo, la sua
mano scivolare sulla propria. Quella di Mark era ruvida e callosa, con una cicatrice che correva lungo il
palmo. Ebbe un sussulto al cuore nell'istante in cui la porta della stanza si apr.
Per poco non si allontan da Mark con un salto quando Ty e Livvy comparvero sulla soglia.
Livvy aveva in mano il cellulare e nel suo sguardo c'era grande preoccupazione. Un messaggio di
Emma annunci mostrando l'apparecchio. Ha scritto "emergenza". Dobbiamo andare subito da
loro.
12
MA MOLTO ERA PI FORTE
Emma sterz bruscamente a destra da Fairfax Avenue ed entr in un parcheggio in fondo alla
via del Canter's Delicatessen; apparteneva a un colorificio ora chiuso. Fece tutto il giro per arrivare in
fondo, dove non c'erano macchine, e si ferm di colpo, guadagnandosi una parolaccia da parte di Jules.
Lo guard slacciandosi la cintura. Era pallido, si teneva forte il fianco.
Non vedeva bene, dato che l'abitacolo era buio e lui era vestito di nero, ma era sicura che il
sangue gli stesse colando dalle dita a lenti fiotti. Si sent gelare lo stomaco.
Quando Jules era caduto a terra, nel giardino di Wells, la prima cosa che aveva fatto era stata
disegnargli una runa di Guarigione sulla pelle. La seconda, rimetterlo in piedi cercando di trascinare
lui, le armi e la borsa di Ava sui sedili posteriori dell'auto.
Solo dopo aver superato diversi isolati Julian aveva iniziato a lamentarsi e lei si era girata per
guardarlo, rendendosi conto che stava ancora sanguinando. Aveva accostato per fargli un'altra runa di
Guarigione, e poi un'altra. Questa volta avrebbe funzionato. Per forza.
C'erano pochi tipi di ferite sulle quali le rune di Guarigione non avevano potere: quelle
provocate da veleni demoniaci e quelle abbastanza gravi da ucciderti. Al pensiero che potesse trattarsi
di una delle due possibilit si era messa subito a cercare il cellulare. Aveva inviato a Livvy un
messaggio con il primo punto d'incontro che le era venuto in mente  loro erano tutti fan del Canter's 
e poi aveva guidato pi veloce che poteva.
Spense il motore con uno scatto del polso e si arrampic sul sedile posteriore accanto a Jules,
stretto in un angolo, pallido e sudato. Si vedeva che stava molto male. Ok gli disse con voce
tremante. Devi lasciarmi guardare.
Lui si stava mordendo il labbro. I lampioni della Fairfax illuminavano il sedile, ma non
abbastanza da permettere a Emma di vedere bene. Julian afferr l'orlo della maglietta, ma poi esit.
Emma prese la stregaluce che aveva in tasca e la accese, inondando l'abitacolo di un chiarore
splendente. Julian aveva la maglietta fradicia di sangue e, ancora peggio, le rune di Guarigione che gli
aveva disegnato lei erano scomparse dalla pelle.
Non stavano funzionando.
Jules disse. Devo chiamare i Fratelli Silenti. Loro possono aiutarti. Devo farlo!
Gli occhi di lui si strinsero forte per il dolore. Non puoi. Sai che non possiamo chiamare i
Fratelli Silenti. Loro riferiscono direttamente al Conclave.
E allora diremo una bugia. Diremo che eravamo in pattuglia di routine. Senti, io chiamo.
Prese il telefono.
No! esclam Julian con abbastanza forza da fermarla. I Fratelli Silenti capiscono quando
uno mente. Hanno la Spada Mortale, Emma. Scopriranno tutto dell'indagine, di Mark...
Non morirai dissanguato in auto per Mark!
No disse lui, guardandola. Aveva gli occhi di un verde azzurro sinistro, l'unico colore intenso
in quella macchina illuminata dalla stregaluce. Mi guarirai tu.
Emma lo sentiva quando Jules stava male, lo sentiva come se avesse lei stessa una scheggia
piantata sottopelle. Non era il dolore fisico a preoccuparla, ma il terrore, l'unico terrore pi grande
della sua paura dell'oceano. Il terrore di Jules che soffriva, che moriva. Avrebbe dato qualsiasi cosa,
avrebbe sopportato qualsiasi ferita, per impedire che accadesse.
Ok gli rispose, con una voce che suon arida e flebile alle sue stesse orecchie. Ok. Fece un
respiro profondo. Aspetta.
Si sfil la giacca e la butt da una parte. Si chin sul portaoggetti fra i due sedili posteriori e
pos la stregaluce sul pavimento dell'auto. Poi prese Jules. I secondi successivi furono una scena
confusa in cui vide il sangue di lui sulle mani e lo sent respirare affannosamente mentre cercava di
metterlo a sedere pi o meno dritto contro la portiera. Non emise un solo suono quando lo spost, per
si stava mordendo il labbro e aveva bocca e mento sporchi di sangue, uno spettacolo che la fece sentire
come se le ossa le si stessero spezzando dentro al corpo.
La giacca gli disse a denti stretti. Devo tagliartela.
Julian annu, lasciando ricadere la testa all'indietro. Emma prese Cortana. Nonostante la
robustezza della stoffa, la lama pass attraverso la giacca della tenuta come un coltello attraverso un
foglio di carta. Emma tagli in due anche la maglietta, facendola a brandelli come se stesse sbucciando
un frutto.
Le era gi capitato di vedere del sangue, e anche spesso, ma questa volta era diverso. Si trattava
del sangue di Julian, e poi ce n'era tantissimo. Su tutto il petto e la gabbia toracica. Riusc a vedere il
punto in cui la freccia era entrata e quello in cui la pelle si era lacerata quando lui l'aveva estratta.
Perch te la sei tolta? gli chiese, sfilandosi la felpa e restando in canottiera. Us la felpa per
tamponargli il petto e il fianco, assorbendo tutto il sangue possibile.
Jules era in grave affanno. Perch... Quando qualcuno ti colpisce con una freccia... si
interruppe per riprendere fiato la tua reazione immediata non : "Grazie per la freccia, penso che me
la terr per un po'".
Meno male che ti  rimasto il senso dell'umorismo.
Te l'ho detto, bruciava. In un modo diverso da una freccia normale. Come se sulla punta ci
fosse qualcosa, un acido o roba del genere.
Emma aveva tamponato tutto il sangue che poteva, ma dalla ferita continuava a sgorgare un
fiotto che scendeva in sottili rivoli lungo la pancia e si raccoglieva nei solchi degli addominali. Julian
aveva profondi squarci anche sopra le ossa delle anche, e sui fianchi duri e lisci al tatto.
Fece un respiro profondo. Sei troppo magro gli disse, cercando di sdrammatizzare. Troppo
caff e pochi pancake!
Spero che lo scrivano sulla mia tomba. Lo vide trasalire quando si spost in avanti,
accorgendosi all'improvviso di essere proprio a cavalcioni sopra di lui, con le ginocchia contro i suoi
fianchi. Era una posizione stranamente intima.
Ti... ti sto facendo male? gli chiese.
Julian deglut con forza. Riprova con l'iratze.
Ok. Attaccati alla maniglia antipanico.
Alla cosa, scusa? le domand lui strabuzzando gli occhi.
Quella cosa l, in alto! La maniglia di plastica! esclam indicandogliela. Serve per
aggrapparsi quando la macchina fa le curve.
Sei sicura? Perch io ho sempre pensato che fosse per appenderci la roba... Tipo i vestiti
ritirati in tintoria.
Julian: non  il momento di fare i pedanti, ok? Aggrappati a quel coso, altrimenti ti giuro
che...
E va bene! Julian allung il braccio, strinse forte e corrug la fronte per il dolore. Sono
pronto.
Emma annu e mise da parte Cortana per prendere lo stilo. Forse gli altri iratze erano stati fatti
troppo in fretta, troppo male. Lei si era sempre concentrata sugli aspetti fisici dell'essere una
Shadowhunter, non su quelli pi mentali e artistici come per esempio vedere oltre gli incantesimi o
disegnare le rune.
Gli pos la punta dello strumento sulla spalla e poi la fece scorrere, lentamente e con cura. Con
l'altra mano doveva tenersi appoggiata al corpo di lui. Cerc di premere meno che poteva, ma lo sent
comunque irrigidirsi sotto le sue dita. Aveva la spalla liscia, con una pelle che la invitava ad avvicinarsi
e le faceva venire voglia di posare una mano sulla ferita nel fianco per guarirla con la sola forza di
volont...
Fine. L'iratze era completo. Appoggi la schiena contro il sedile anteriore senza smettere di
tenere lo stilo stretto fra le mani. Julian si raddrizz, con i brandelli superstiti della maglietta che gli
penzolavano dalle spalle. Fece un respiro profondo e si guard il punto in cui Emma aveva appena
tracciato l'iratze: lo vide svanire sulla propria pelle come un pezzo di ghiaccio nero che si scioglieva, si
spandeva e poi spariva ingoiato dal mare.
Rialz lo sguardo su di lei. Emma si vide riflessa nei suoi occhi: era devastata, in panico, aveva
il suo sangue sul collo e sulla canottiera bianca. Adesso fa meno male le sussurr Julian.
La ferita ricominci a pulsare; il sangue scivolava gi dal lato della gabbia toracica e andava a
chiazzare la cintura di cuoio e i jeans. Emma gli mise le mani sulla pelle nuda, e si sent cogliere dal
terrore: Julian era caldo, troppo caldo. Un calore da febbre.
Lo so che non  vero. Jules, adesso basta, io chiamo... Fece per allontanarsi da lui, ma una
mano scatt e le strinse il polso.
Em. Emma, guardami.
Lei lo guard. Aveva la guancia un po' sporca di sangue e i capelli che gli ricadevano sulla testa
in riccioli scuri madidi di sudore, ma per il resto era il solito Jules, quello di sempre. Con la mano
sinistra si teneva il fianco, ma con le dita della destra sal a sfiorarle la nuca. Em disse di nuovo, con
gli occhi grandi e blu scuro sotto quella luce fioca. Hai baciato Mark, l'altra sera?
Che cosa?! Emma lo fiss sconcertata. Ok, sicuramente hai perso troppo sangue.
Lui si mosse appena sotto di lei, tenendo la mano dov'era, delicata, solleticandole i capelli
sottili sul collo. Ho visto come lo guardavi, fuori dal Poseidon.
Se sei preoccupato per la salute mentale di Mark, sbagli.  incasinato. Lo so. Non penso che
abbia bisogno di ulteriore confusione.
Non  quello. Non ero preoccupato per Mark. Julian chiuse gli occhi come se stesse contando
in silenzio. Quando li riapr, le sue pupille erano due grandi cerchi neri disegnati sulle iridi. Forse
avrei dovuto. Ma non stavo pensando a lui.
Nel panico, Emma si chiese se Jules fosse davvero in preda alle allucinazioni. Non era da lui
parlare cos a vanvera, dire queste cose senza alcun senso. Devo chiamare i Fratelli Silenti. Non
m'importa se mi odierai per sempre o se l'indagine verr cancellata...
Ti prego lo sent dire con voce inequivocabilmente disperata. Ancora... ancora un tentativo,
uno soltanto.
Ancora?
Ce la farai a guarire questa ferita. Ce la farai a guarire me, perch siamo parabatai. Noi due
siamo per sempre. Te l'ho gi detto una volta, ricordi?
Emma annu piano, con la mano sul telefono.
E la forza di una runa che ti fa il tuo parabatai  speciale. Qualunque cosa ci fosse su quella
punta di freccia  stata pensata per impedire la guarigione magica, ma, Emma, tu ce la puoi fare. Puoi
guarirmi. Noi siamo parabatai e questo significa che le cose che possiamo fare insieme sono...
straordinarie.
Adesso anche lei aveva i jeans sporchi di sangue, cos come le mani e la canottiera, e nel
frattempo lui continuava a perderne. La sua ferita era ancora aperta, una lacrima dissonante sulla pelle
liscia tutto attorno.
Prova le disse in un arido sussurro. Fallo per me, vuoi?
Il tono di voce gli si era alzato su quella domanda, e in quel tono Emma riconobbe la voce del
ragazzo che Julian era stato: se lo ricord pi basso, pi magro, pi piccolo, in piedi davanti ai suoi
fratelli nella Sala degli Accordi di Alicante mentre suo padre avanzava verso di lui con la spada
sguainata.
E ripens a quello che aveva fatto. Per proteggere lei, per proteggere tutti loro, perch quello
era sempre stato il suo scopo.
Tolse la mano dal cellulare e afferr lo stilo, con tanta forza che lo sent quasi imprimersi dentro
al palmo umido della mano. Guardami, Jules disse, e i loro sguardi si incrociarono. Gli pos lo stilo
sulla pelle e, per un istante, rimase ferma, respirando e basta, respirando e ricordando.
Julian. Una presenza costante nella sua vita da tempo immemore: loro due che si schizzavano
con l'acqua dell'oceano, scavavano nella sabbia, confrontavano la mano di lui posata sopra a quella di
lei meravigliandosi delle differenze di forma e lunghezza delle dita. Julian che cantava, stonato
all'inverosimile, mentre guidava mettendole delicatamente le dita tra i capelli per togliere una foglia
intrappolata. Le sue mani che la afferravano quando in palestra cadeva, ricadeva e poi cadeva di nuovo.
Quella prima volta dopo la cerimonia parabatai in cui lei aveva tirato un pugno al muro per la rabbia di
non riuscire a compiere il movimento giusto con la spada e lui l'aveva raggiunta, aveva stretto il suo
corpo tremante fra le braccia e le aveva detto: Emma, Emma, non farti del male. Quando fai cos, lo
sento anch'io.
Fu come se qualcosa le si spaccasse dentro al petto con uno schiocco: si meravigli di non
sentire alcun rumore. L'energia le correva su e gi per le vene e lo stilo si muoveva nella sua mano
tracciando sul petto di Julian l'armonioso profilo di una runa di Guarigione. Lo sent trasalire, lo vide
sbarrare gli occhi. Le fece scorrere una mano gi lungo la schiena e la premette a s, stringendo i denti.
Non ti fermare le disse.
Emma non avrebbe potuto smettere nemmeno volendo. Era come se lo stilo si muovesse da
solo; lei era accecata dai ricordi, da un caleidoscopio di memorie, tutte riguardanti Julian. Il sole negli
occhi, lui che dormiva sulla spiaggia con una vecchia maglietta addosso e lei che non voleva
svegliarlo... ma poi il sole era tramontato e lui si era svegliato comunque, cercandola subito, senza
sorridere finch non l'aveva trovata ed era stato sicuro della sua presenza. Addormentarsi
chiacchierando e svegliarsi con le mani intrecciate; un tempo erano stati entrambi bambini nel buio, ma
adesso erano qualcos'altro, qualcosa di intimo e di potente, qualcosa che Emma sentiva di stare
sfiorando solo ai margini quando fin la runa e lo stilo le cadde dalle dita.
Oh... disse piano. La runa sembrava risplendere da dentro di un tenue bagliore. Julian aveva
il fiatone, i muscoli del suo addome salivano e scendevano rapidamente, per l'emorragia era cessata.
La ferita si stava rimarginando, sigillandosi come una busta. Fa... fa male?
Sul viso di Julian si stava aprendo un sorriso. Aveva ancora la mano sul fianco di Emma,
aggrappata forte; doveva essersene dimenticato. No le rispose, con voce sommessa, lieve, come se
stesse parlando dentro a una chiesa. Ce l'hai fatta. L'hai guarita. La stava guardando come se fosse
un miracolo straordinario. Emma... Dio mio, Emma...
Lei gli si accasci contro la spalla e lasci libero sfogo a tutta la tensione. Tenne la testa
appoggiata l sopra mentre le braccia di Julian le cingevano il corpo.
Va tutto bene. Lui le fece scivolare le mani lungo la schiena; senza dubbio si era accorto che
stava tremando. Va tutto bene e io sto bene.
Jules lo chiam in un sussurro. Il viso di lui era vicino, riusciva a vedere le lentiggini chiare
sugli zigomi, sotto le tracce di sangue. Riusciva anche a sentire il suo corpo contro il proprio,
intensamente vivo, il martellio del cuore contro la gabbia toracica, il calore di una pelle resa quasi
incandescente dal potere dell'iratze. Il suo, di cuore, batt forte quando con le mani trov le spalle di
lui...
La portiera anteriore della macchina si spalanc. Entr una luce, ed Emma si stacc subito da
Julian quando Livvy si arrampic sul sedile davanti a loro.
Teneva nella mano destra una stregaluce che, con i suoi raggi irregolari, illumin la strana scena
sui sedili posteriori della Toyota: Emma con i vestiti insanguinati; Julian, senza maglietta, premuto
contro la portiera. Lui tolse subito le mani da Emma.
Tutto bene? domand Livvy. Aveva il cellulare in mano; probabilmente si era aspettata altri
messaggi, pens Emma sentendosi in colpa. Mi hai scritto "emergenza"...
Tutto sotto controllo. Emma scivol sul sedile accanto a quello di Julian, lontano da lui che,
nel frattempo, si sforzava per rimettersi dritto guardandosi con sospetto la maglietta sbrindellata.
Qualcuno mi ha colpito con una balestra, e gli iratze non funzionavano.
Be', adesso sembri ok disse Livvy lanciandogli un'occhiata perplessa. Insanguinato, ma...
Un pizzico di magia parabatai fece Jules. Prima gli iratze non funzionavano, poi s.
Scusami se ti ho spaventato.
Qui dietro sembra di stare nel laboratorio di un pazzo! C'era sollievo sul viso di Livvy. Ma
poi chi  che ti ha colpito?
 una lunga storia... Tu come sei venuta fin qui? Non avrai guidato, vero?!
All'improvviso, accanto alla testa di sua sorella comparve anche quella di Mark, i capelli biondi
circondati da un'aura di stregaluce. Ho guidato io disse. Un destriero delle fate.
Che cosa? Ma il tuo era stato disintegrato dai demoni!
Ci sono tanti destrieri delle fate quanti cavalieri spieg Mark, compiaciuto di poter fare il
misterioso. Non ho detto che fosse il mio destriero. Solo un destriero. Con quelle parole, Mark spar
dalla fiancata dell'auto. Prima che Emma potesse capire dove fosse andato, la portiera accanto a Julian
si spalanc, e suo fratello si sporse per prenderlo in braccio e tirarlo fuori.
Ma cosa...? Emma afferr lo stilo e li segu di corsa.
C'erano altre due figure in piedi sull'asfalto del parcheggio: erano Cristina e Ty, illuminati dai
fari di una moto. Anzi, non erano solo i fari. Tutta la motocicletta brillava! Non era quella di Mark; era
nera, con due corna disegnate sul telaio.
Jules? Ty era pallido e spaventato mentre Julian si liberava dalla presa di Mark e cercava di
sistemarsi quello che restava della maglietta.
 tutto a posto, Ty. Sto bene.
Ma sei coperto di sangue gli disse lui. Non lo stava guardando direttamente, ma Emma non
pot fare a meno di chiedersi se stesse ricordando, se stesse ricordando la Guerra Oscura, il sangue e i
morti ovunque. C' un limite alla quantit di sangue che si pu perdere prima di...
Mi far fare delle rune di Trasfusione. Ricordati, Ty, noi siamo Shadowhunters. Possiamo
sopportare un sacco di cose.
Anche tu sei coperta di sangue mormor Cristina a Emma togliendosi la giacca per
mettergliela attorno alle spalle e coprire la canottiera imbrattata. Le accarezz i capelli, osservandola
con sguardo preoccupato. Sicura che non ti sei fatta male?
 sangue di Julian sussurr Emma. Cristina mormor qualcosa e la abbracci dandole una
pacca sulla schiena. Emma le si aggrapp con tutte le forze, decidendo in quell'esatto istante che, se
qualcuno avesse mai osato torcere un capello alla sua amica, lei lo avrebbe ridotto in poltiglia e avrebbe
usato i resti per costruire simpatici castelli di sabbia.
Livvy si era messa accanto a Ty e gli stava tenendo la mano, sussurrandogli che il sangue era
solo sangue, che Julian non stava male e che tutto andava bene. Lui stringeva e rilasciava la presa,
respirando affannosamente.
Tieni. Mark si sfil la maglietta azzurra che indossava, scoprendone un'altra grigia sotto.
Julian lo guard stupito. Indossa delle vesti adeguate disse, offrendola al fratello.
Perch avevi due magliette? gli chiese Livvy, momentaneamente distratta.
Nel caso me ne rubino una rispose Mark come fosse la cosa pi ovvia del mondo. Tutti
rimasero fermi a osservarlo, compreso Julian, che si era tolto la T-shirt stracciata per indossare quella
appena ricevuta.
Grazie disse al fratello maggiore tirandosi l'orlo sopra la cintura e poi buttando il groviglio di
stoffa insanguinata nel cassonetto. Mark sembrava contento  e anche diverso, pens Emma un
secondo dopo. I capelli non gli arrivavano pi oltre le spalle, erano stati tagliati corti. O per lo meno pi
corti di prima, perch adesso gli si arricciavano attorno alle orecchie. Cos sembrava pi giovane e
moderno, pi a suo agio in jeans e maglietta.
Pi Shadowhunter.
Mark rispose al suo sguardo. Emma vedeva ancora il vento dentro i suoi occhi, le stelle e le
sconfinate distese di nuvole. La natura selvaggia e la libert. Si chiese quanto fosse stata profonda la
sua trasformazione in Shadowhunter. Quanto lo sarebbe mai stata.
Si port una mano alla fronte. Mi gira la testa...
Tu devi mangiare! Livvy l'aveva subito presa per mano. E anche noi. Nessuno ha cenato,
stasera, e Jules ha il divieto assoluto anche solo di provare a cucinare. Andiamo al Canter's,
prendiamoci qualcosa e pensiamo alla prossima mossa.
All'interno del Canter's era tutto giallo. Pareti gialle, divanetti gialli e pi o meno gialla anche
buona parte delle pietanze. Non che a Emma importasse: ci andava da quando aveva quattro anni, con i
suoi genitori, per mangiare i pancake con gocce di cioccolato e il french toast fatto con la challah, il
pane dolce ebraico.
Si accalcarono sui divanetti di un separ d'angolo e, per qualche minuto, tutto fu assolutamente
normale: la cameriera, una donna alta con i capelli grigi, pos una pila di menu plastificati sul tavolo;
Ty e Livvy guardarono dallo stesso, mentre Cristina chiese sottovoce a Emma cosa fosse il matzo brei.
Stavano stretti sui sedili, ed Emma si trov premuta al fianco di Julian. Lo sentiva bollente, come se
non avesse ancora smaltito l'iratze.
Del resto anche la sua pelle era tuttora ipersensibile: se qualcuno l'avesse toccata, non poteva
escludere che avrebbe fatto un salto o lanciato uno strillo. In effetti quasi grid quando la cameriera
torn a prendere le ordinazioni. Rimase in silenzio con lo sguardo fisso finch Julian non ordin per lei
waffle e cioccolata calda, restituendo il menu e poi guardandola preoccupato.
T-U-T-T-O B-E-N-E? le scribacchi sulla schiena.
Lei annu, prendendo il bicchiere di plastica con dentro acqua e ghiaccio, mentre Mark
sorrideva alla cameriera e ordinava un piatto di fragole.
La donna, che sul petto aveva un cartellino con scritto JEAN, lo guard meravigliata. Non le
abbiamo in menu.
S che le avete ribatt Mark. E ho visto un andirivieni di piatti. Dunque mi sembra
ragionevole pensare che potreste mettere delle fragole su di un piatto e portarmele.
Jean lo fiss.
Non ha torto, in effetti disse Ty. Proponete le fragole come guarnizione per diverse portate.
Non dovrebbe essere un problema servirle da sole.
Un piatto di fragole disse allora Jean.
Io le porterei in una ciotola sugger Mark con un sorriso trionfante. Molti anni sono trascorsi
dall'ultima volta che ho potuto mangiare secondo il mio arbitrio, mia bella dama, e una porzione di
fragole  tutto ci che desidero.
Jean non ci capiva pi niente. Ok disse, poi spar con i menu.
Mark! fece Julian. Era proprio necessario?
Che cosa era necessario?
Parlare come una ballata medievale delle fate. Per met del tempo sembri perfettamente
normale. Forse dovremmo discutere un attimo di come si mantiene un basso profilo...
Non posso farci niente rispose Mark con un sorrisetto. C' qualcosa, nei mondani, che...
Devi imparare a comportarti di pi come un essere umano normale gli disse Jules. Quando
siamo in pubblico.
Lui non deve imparare a comportarsi normalmente sentenzi Ty, asciutto.
Ma se mentre entravamo ha urtato un telefono pubblico e gli ha detto: "Mi scusi, signorina"!
ribatt Julian.
Scusarsi  un gesto educato ribatt Mark con lo stesso sorrisetto di prima.
Non con gli oggetti inanimati.
Ok, ora basta intervenne Emma prima di riassumere brevemente quello che era successo a
casa di Stanley Wells, compreso il ritrovamento del cadavere di Ava e la misteriosa sagoma sul tetto.
Quindi era morta, ma non somigliava alle altre vittime? le chiese Livvy, pensierosa. Come
se non ci fossero legami... Niente scritte, il corpo abbandonato nella piscina di casa, nessuna linea di
energia...
Cosa mi dite del tizio sul tetto? intervenne Cristina. Pensate che sia lui l'assassino?
Ne dubito rispose Emma. Aveva una balestra, e nessuna delle vittime  stata uccisa cos.
Per ha ferito Jules, quindi, quando lo rintracceremo, lo far a pezzi e lo dar in pasto ai miei pesci.
Emma, tu non hai pesci le fece notare Julian.
Fa niente, vorr dire che me ne comprer un po'. Mi comprer dei pesci rossi e li nutrir con
del sangue finch non cominceranno ad avere voglia di carne umana.
Disgustoso comment Livvy. Ma allora dobbiamo tornare a casa di Wells e perquisirla?
Basta che iniziamo dal tetto disse Emma.
Impossibile le fren Ty, mostrando il cellulare. Stavo leggendo le notizie, e ho visto che
qualcuno ha denunciato la scoperta del corpo. Adesso la villa sar piena di poliziotti mondani. Non
potremo nemmeno avvicinarci, almeno per qualche giorno.
Emma emise un sospiro esasperato. Be', almeno abbiamo questo disse infilandosi una mano
dietro alla schiena per tirare fuori la borsa di Ava. La ribalt sul tavolo, svuotandone il contenuto:
portafogli, trousse per il trucco, burrocacao, specchio, spazzola per capelli e infine qualcosa di piatto,
dorato e lucente.
Niente telefono osserv Ty mentre fra le sopracciglia gli si formava un solco di irritazione.
Emma lo capiva: con il cellulare avrebbero potuto fare un sacco di cose. Peccato, perch ormai era sul
fondo della piscina di Wells.
E questo cos'? chiese Livvy prendendo il cartoncino lucente. Sopra non c'era scritto nulla.
Non saprei. Emma afferr il portafogli e rovist al suo interno. Carte di credito, patente di
guida, circa undici dollari in contanti che le diedero un vago senso di nausea. Raccogliere prove era un
conto, prendere soldi un altro. Non che avrebbero mai potuto restituirli ad Ava, chiaro.
Niente foto o cose del genere? chiese Julian, sbirciandole da sopra la spalla.
Secondo me la gente non tiene pi le foto nel portafogli, tranne che nei film gli disse. Non
da quando  arrivato l'iPhone.
A proposito di film. Livvy corrug la fronte, sembrando per un attimo  a volte succedeva 
il suo gemello Ty. Questo coso sembra il biglietto d'oro della Fabbrica di cioccolato disse
sventolando la tessera di lucente carta laminata.
Fammi vedere. Cristina allung una mano e Livvy le pass l'oggetto mentre la cameriera
tornava con le ordinazioni: toast al formaggio per Ty, tramezzino al tacchino per Cristina, panino con
bacon, lattuga e formaggio per Julian, waffle per Emma e Livvy, una ciotola di fragole per Mark.
Cristina prese il suo stilo e si mise a scribacchiare qualcosa, canticchiando a bocca chiusa, su un
angolo del cartoncino dorato. Mark, con l'aria beata, prese la bottiglia di sciroppo d'acero dal tavolo e
la capovolse sopra le sue fragole. Ne prese una e se la mise in bocca, picciolo e foglie compresi. Julian
lo fiss.
Che c'?  un modo di mangiare perfettamente normale.
Certo, se sei un colibr.
Mark sollev un sopracciglio. Guarda disse nel frattempo Cristina, spingendo il cartoncino al
centro del tavolo. Non era pi solo dorato: adesso c'era la foto scintillante di un edificio e, accanto, una
scritta in maiuscolo.
I SEGUACI DEL GUARDIANO
TI INVITANO ALLA LOTTERIA
LO SPETTACOLO DI QUESTO MESE:
11 AGOSTO, ORE 19:00
TEATRO DELLA MEZZANOTTE
Invito valido per un gruppo. Abbigliamento semiformale.
La lotteria  anche il titolo di un famoso racconto dell'orrore. Ne hanno ricavato uno
spettacolo teatrale o qualcosa del genere?
A me non sembra uno spettacolo disse Livvy. Mi sembra inquietante.
Potrebbe essere uno spettacolo inquietante le fece eco Ty.
La storia lo era disse Julian prendendo il cartoncino. Aveva le unghie sporche di pittura,
mezzelune blu sottili e scintillanti. E la cosa pi inquietante  che quel teatro  chiuso. Lo conosco, 
dopo Highland Park. Chiuso da anni.
Sedici, per la precisione. Ty era un mago quando si trattava di usare il cellulare con una mano
sola, e ora stava scrutando lo schermo con gli occhi socchiusi. Chiuso dopo un incendio e mai pi
ricostruito.
Una volta ci sono passata davanti in macchina disse Emma.  tutto barricato, vero?
Julian annu. Una volta l'ho ritratto in un quadro. Dipingevo edifici abbandonati, posti come le
rovine del Murphy Ranch o negozi chiusi. Me lo ricordo bene... era spettrale.
Interessante comment Mark. Ma c'entra qualcosa con l'indagine? Con gli omicidi?
Sembrarono tutti un po' sorpresi che Mark avesse chiesto qualcosa di cos pratico. Io penso di
s disse Emma. La settimana scorsa ero al Mercato delle Ombre e...
Dovresti piantarla di andarci borbott Julian.  un posto pericoloso, e...
Senti chi parla di pericolo! Mister Stavo-morendo-dissanguato-in-macchina! sbott Emma.
Julian sospir e prese da bere. E io che mi lamentavo di un soprannome come "Jules".
Forse dovremmo parlare di questo Mercato delle Ombre intervenne Cristina, sbrigativa.  il
posto dove Emma ha raccolto le prime informazioni sugli omicidi.
Be', potete immaginarvi quanto siano stati felici i Mercanti di vedere me e Cameron che...
Ci sei andata con Cameron?! fece Julian.
Livvy alz una mano. In difesa di Emma, dichiaro che Cameron  noioso, ok, ma  anche
figo. Julian le lanci un'occhiataccia. S, voglio dire, per quelle a cui piacciono i ragazzi che
sembrano Capitan America... no?
Capitan America  sicuramente il pi bello di tutti gli Avengers disse Cristina. Ma io
preferisco Hulk. Quanto mi piacerebbe guarire il suo cuore infranto...
Scusate, noi siamo Nephilim intervenne Julian. Non dovremmo nemmeno sapere chi sono
gli Avengers. A parte questo, il pi fico  chiaramente Iron Man.
Posso finire la mia storia? riprese Emma. Allora, ero al Mercato con Cameron, e ora mi
ricordo di aver visto un banchetto con un cartello su cui c'era scritto PARTECIPA ALLA LOTTERIA.
Quindi credo si tratti di qualcosa di soprannaturale, non di teatro sperimentale o cose del genere.
Io non ho idea di chi siano gli Avengers disse Mark, che nel frattempo aveva finito le fragole
e si stava svuotando in bocca una bustina di zucchero. Ty ne sembr felice: lui non aveva tempo da
perdere con i supereroi. Per sono d'accordo con voi.  una pista. Qualcuno ha ucciso Stanley Wells,
e ora anche la sua ragazza  morta. Non importa se in maniera completamente diversa.
Penso siamo tutti d'accordo sul fatto che non si tratti di una coincidenza concluse Emma.
Credo di no, ma forse  stata uccisa perch sapeva qualcosa osserv Mark. Non perch era
una vittima sacrificale come lui o parte dello stesso rituale. Dopotutto, morte chiama morte. Sembrava
pensieroso.  stata invitata a questo spettacolo che ha a che fare con la lotteria. E pensava che fosse
importante portare con s l'invito. Credo che potrebbe essere una pista da seguire.
O che potrebbe non essere niente comment Jules.
Non abbiamo molto altro su cui investigare gli fece notare Emma.
Invece s ribatt lui. Abbiamo ancora le tue foto scattate dentro la grotta, alla convergenza.
E anche il tizio che mi ha colpito a casa di Wells: c' la giacca della mia divisa sporca di chiss quale
veleno ha usato. Forse dovrebbe intervenire Malcom, e indagare per scoprire se  una sostanza tipica di
un particolare demone o di uno stregone che magari la vende.
Perfetto concluse Emma. Possiamo fare entrambe le cose. L'undici di agosto  domani
sera. Guard il biglietto corrugando la fronte. Oddio, "semiformale"... Cio elegante. Io non credo
di avere niente di adatto, e anche a Mark servir una giacca...
Non c' bisogno che venga anche lui si affrett a precisare Julian. Pu restare all'Istituto.
No si oppose il diretto interessato. Aveva un tono di voce calmo, ma gli occhi fiammanti.
Non rester in Istituto. Sono stato portato qui per aiutarvi con l'indagine, ed  quello che far.
Julian si appoggi allo schienale. No, se non possiamo farti le rune. Non sarebbe sicuro.
Mi sono protetto senza le rune per molti anni. Se non vengo con voi, chi mi ha mandato qui
dalla Corte delle fate verr a saperlo e non ne sar felice. La punizione sar severa.
Dai, lascialo venire disse Livvy, ansiosa. Jules...
Julian si tocc l'orlo della maglietta con un gesto spontaneo. Come faranno a sapere che ti
devono punire, se tu non glielo dici?
Pensi sia facile mentire quando sei cresciuto in mezzo a gente che non pu farlo? ribatt
Mark, con le guance che gli si coloravano di rabbia. E pensi che non abbiano i loro sistemi per
smascherare le bugie, quando sono gli umani a dirle?
Ma tu sei un umano! gli disse Julian con veemenza. Non sei uno di loro, non ti comporti
come uno di loro...
Mark si alz di scatto dal tavolo e se ne and via.
Cosa fa? chiese Emma, guardandolo. Mark era andato a un tavolo vicino, dove sedevano
delle ragazze mondane piene di tatuaggi e piercing che sembravano appena uscite dalla discoteca. Lo
ascoltavano e ridevano come matte.
Per l'Angelo. Julian butt dei soldi sul tavolo e si alz per uscire dal divanetto. Emma rimise
nella borsa le cose di Ava e gli and subito dietro, con gli altri che la seguirono a ruota.
Potrei disporre della vostra lattuga, mia signora? stava dicendo Mark a una ragazza con i
capelli rosa shocking e una montagna d'insalata sul piatto.
Sei stupendo gli rispose spingendo il piatto verso di lui. Anche con quelle orecchie finte da
elfo. Dimenticati la lattuga, se vuoi puoi disporre della mia...
Bene, bene, basta cos. Ho afferrato il concetto, Mark. Julian prese per il polso il fratello 
che stava gi sgranocchiando allegro una carota baby  e cerc di trascinarlo verso la porta. Scusate,
signore disse quando si sollev un coro di proteste.
La ragazza con i capelli rosa si alz in piedi. Se vuole, pu restare disse. E poi tu chi
saresti?
Suo fratello.
Cavolo, non vi assomigliate per niente! esclam in un modo che fece venire i brividi a
Emma. Quella aveva appena detto che Mark era stupendo. Ma Julian lo era altrettanto, solo in un modo
pi discreto, meno appariscente. Non aveva gli zigomi pronunciati n il fascino fatato di Mark, ma due
occhi luminosi e una bellissima bocca che...
Fece una smorfia. Che problemi si faceva tutto a un tratto? Cos'erano quei pensieri assurdi?
Livvy sbuff, and da Mark pestando i piedi e lo agguant per il dorso della maglietta. Non fa
per te disse alla ragazza con i capelli rosa. Ha la sifilide.
Lei la fiss stupita. La sifilide?
Ce l'ha il cinque per cento di tutti gli americani spieg Ty per esserle d'aiuto.
Io non ho la sifilide! protest Mark. Nel Regno delle Fate non esistono malattie a
trasmissione sessuale!
Sulle ragazze mondane scese di colpo il silenzio.
Scusatelo. Sapete com', la sifilide prende al cervello disse Jules. Le ragazze rimasero a
bocca aperta mentre Livvy tirava Mark per la maglietta e lo portava prima fuori dal ristorante e poi nel
parcheggio, con tutti gli altri al seguito.
Appena furono all'esterno, con la porta del locale chiusa alle loro spalle, Emma scoppi a
ridere. Si appoggi a Cristina, anche lei divertita, mentre Livvy lasciava andare Mark e, perfettamente
calma, si rassettava la gonna. Scusa fece Emma.  solo che... la sifilide?
Ty stava leggendo qualcosa in proposito proprio oggi rispose l'altra.
Julian, che stava cercando di soffocare un sorriso, guard il fratello minore. E tu perch
leggevi della sifilide?
Ty fece spallucce. Ricerche.
Ce n'era proprio bisogno? disse Mark. Stavo semplicemente facendo conversazione.
Pensavo di mettere in pratica con loro il mio modo di parlare da membro del ceto nobile.
Stavi facendo il cretino apposta gli disse Emma. Inizio a pensare che secondo te le fate
parlano in maniera idiota.
All'inizio lo pensavo, s ammise lui. Poi ci si abitua. Adesso... Adesso non so pi cosa
pensare. Sembrava un po' confuso.
Non dovremmo parlare con i mondani disse Julian, mentre il sorriso gli svaniva dalle labbra.
Sono le basi, Mark. Le basi. Una delle prime cose che impariamo. Soprattutto non dobbiamo parlare
con loro di cose che riguardano il Regno delle Fate.
E io invece l'ho fatto. Ma non mi sembra che qualcuno sia esploso o abbia preso fuoco. Non ci
 piovuta addosso nessuna condanna. Pensavano che fossi in maschera. Mark abbass la testa, poi la
rialz per guardare Julian. Hai ragione, mi si nota, ma la gente vede quello che vuole vedere.
Forse le regole sul fatto di non scendere in battaglia senza rune sono stupide disse Ty. Emma
ripens al modo in cui Mark gli aveva parlato in palestra: "Adesso abbiamo tutti e due la mano ferita".
Forse tante regole sono regole stupide gli fece eco Julian, e nella sua voce ci fu una nota di
amarezza che lasci Emma stupita. Ma forse dobbiamo seguirle comunque. Forse  questo che ci
rende Shadowhunters.
Livvy non capiva. Dover seguire regole stupide ci rende Shadowhunters?
Non le regole disse Julian. La punizione per chi le infrange.
Le punizioni per chi infrange le regole del Regno delle Fate sono altrettanto severe, se non di
pi ribatt Mark. Su questo mi devi credere, Julian. Se pensano che non sto partecipando
all'indagine, puniranno non soltanto me, ma anche tutti voi. Non c' bisogno che glielo vada a dire io.
Lo sapranno da soli. Gli bruciavano gli occhi. Mi capisci, Jules?
Julian gli rispose a voce bassa. Ti capisco, Mark. E mi fido di te. A quel punto sorrise al
fratello, inaspettatamente, con un sorriso reso ancora pi luminoso dalla sua imprevedibilit. Vabb.
Dai, tutti in macchina adesso. Si torna a casa.
Io vi raggiungo con il destriero, non posso lasciarlo qui. Se lo perdessi le fate se la
prenderebbero.
Ok, Mark. Riportalo indietro da solo. Ty e Livvy non salgono pi su quel coso, chiaro? Troppo
pericoloso.
Livvy sembr delusa, Ty sollevato. Mark annu in maniera quasi impercettibile.
Vado io con Mark annunci Cristina all'improvviso. Emma vide il viso di lui illuminarsi in
un modo che la sorprese.
Vado a recuperare il destriero. Provo un intenso desiderio di volare disse Mark.
Rispetta i limiti di velocit! gli grid Julian mentre lui spariva dietro all'edificio.
 il cielo, Julian. Non  che ci siano veri e propri limiti di velocit gli fece notare Emma.
Lo so. Le sorrise. Era il sorriso che lei adorava, quello che arrivava solo per lei, quello che
diceva che, anche se la vita lo costringeva spesso a fare il serio, in realt Julian non era cos di natura.
All'improvviso le venne voglia di abbracciarlo o di toccargli la spalla, un desiderio tanto intenso che
dovette tenere gi le mani con la forza e stringerle l'una all'altra. Si guard le dita; chiss per quale
motivo le aveva intrecciate, come a formare una gabbia capace di contenere i suoi sentimenti.
La luna era alta e piena in cielo quando Mark ferm dolcemente la moto sulla sabbia dietro
all'Istituto.
Il viaggio di andata era stato da panico, con Livvy che aveva tenuto le sue piccole mani
preoccupate aggrappate alla cintura di Cristina e Ty che diceva a Mark di non andare troppo forte
mentre la statale scompariva sotto i loro piedi. All'arrivo, si erano quasi scontrati con il bidone
dell'immondizia nel parcheggio.
Il ritorno fu tranquillo: Cristina teneva Mark delicatamente per la vita pensando che le sembrava
di volare vicinissimo alle nuvole. Sotto di loro, la citt era un intrico di luci colorate. Aveva sempre
odiato le giostre dei parchi divertimento e anche i viaggi aerei, ma in quel caso era diverso: si sentiva
parte dell'aria, che la teneva a galla come l'acqua con una barchetta.
Mark scese dalla moto e le tese una mano per aiutarla. Lei la prese, con lo sguardo ancora pieno
dello spettacolo del molo di Santa Monica sotto di loro, le intense luci della ruota panoramica in
movimento. Non si era mai sentita cos lontana da sua madre, dall'Istituto di Citt del Messico, dai
Rosales.
Le piaceva.
Mia signora disse Mark quando i piedi di lei si posarono sulla sabbia.
Le sfugg un sorriso. Che formalit!
Le Corti sono luoghi estremamente formali ammise lui. Grazie per essere tornata insieme a
me. Non dovevi.
Ho pensato che forse non ti andava di stare da solo. Dal deserto saliva una brezza che
smuoveva la sabbia e sollevava dal viso di lui i capelli con il nuovo taglio. Ora, corti, sembravano
un'aureola di un biondo cos chiaro da rasentare il colore dell'argento.
Vedi un sacco di cose, tu. Mark le scrut il viso. Cristina si chiese come dovesse essere stato
lui con tutti e due gli occhi dei Blackthorn, verde-azzurro come il mare. Chiss se lo sguardo strano che
aveva ora lo rendeva pi bello...
Quando nessuno ti dice la verit, impari a vedere sotto la superficie gli disse ripensando a sua
madre e ai petali delle rose gialle.
S. Ma alla fine io vengo da un luogo dove dicono tutti la verit, anche quando  tremenda.
 una delle cose che ti mancano del Regno delle Fate? gli domand. Il fatto che l non
esistono le bugie?
E tu come fai a sapere che il Regno delle Fate mi manca?
Non sei qui con il cuore. E io credo sia qualcosa di pi dell'abitudine a farti stare un passo
indietro. Dici che l ti senti libero, ma hai anche raccontato che ti hanno inciso delle rune nella schiena.
Sto cercando di capire come si possa sentire la mancanza di una cosa del genere.
Quella era la Corte Unseelie, non la Caccia precis Mark. E non posso parlare di cosa mi
manca. Non posso parlare sul serio della Caccia.  proibito.
 tremendo. Come fai a scegliere se non puoi parlare della tua scelta?
Il mondo di per s  tremendo disse Mark con freddezza. Qualcuno viene trascinato e
affogato, qualcun altro sale e porta altri con s. Non molti, per. Non tutti possono essere Julian.
Julian? Cristina era sorpresa. Io non ero nemmeno sicura che lui ti piacesse. Pensavo...
Davvero? Le sopracciglia d'argento di Mark si inarcarono.
Pensavo che non ti piacesse nessuno di noi ammise timidamente. Sembrava una cosa stupida
da dire, per il viso di lui si addolc. Le prese una mano, accarezzandole il palmo con le dita. Le fece
salire un brivido su per il braccio: il suo tocco era corrente elettrica.
Tu mi piaci le disse. Cristina Mendoza Rosales. Tu mi piaci molto.
Si sporse verso di lei. Nello sguardo di Cristina ci fu spazio solo per gli occhi azzurro e oro di
lui...
Mark Blackthorn. La voce che pronunci quel nome fu brusca, decisa. Sia Mark che Cristina
si girarono.
Davanti a loro, come materializzatosi dal bianco e nero della sabbia e del cielo, c'era l'alto
guerriero delle fate che aveva portato Mark all'Istituto. Anche lui sembrava in bianco e nero, con quei
capelli color inchiostro che gli si arricciavano cupi sulle tempie, l'occhio argento che brillava alla luce
della luna e quello nero apparentemente privo di pupilla. Indossava una tunica grigia e un paio di
pantaloni; nella cintura aveva infilati dei coltelli. Era bello in maniera sovraumana, bello quanto una
statua.
Kieran disse Mark in un soffio quasi scioccato. Ma io...
Avresti dovuto aspettarti il mio arrivo. Kieran incedette di un passo. Mi hai chiesto se
potevo prestarti il mio destriero, e l'ho fatto. Pi tempo resto senza, pi Gwyn si insospettisce.  quello
che vuoi?
Intendevo restituirtelo gli rispose Mark a bassa voce.
Davvero? Kieran incroci le braccia al petto.
Cristina, vai dentro. Mark aveva riabbassato la mano e ora stava guardando Kieran, non pi
lei, con sguardo fisso.
Mark...
Ti prego.  una cosa che... Se vuoi rispettare i miei spazi, entra, per favore.
Cristina esit, ma l'espressione di Mark non lasciava dubbi: sapeva cosa le stava chiedendo. Gli
diede le spalle ed entr nell'Istituto passando dalla porta sul retro, lasciando che sbattesse
fragorosamente dietro di s.
Davanti a lei incombevano le scale, ma qualcosa le impediva di salire. Conosceva a stento Mark
Blackthorn, ma quando mise il piede sul primo gradino ripens alle cicatrici che gli aveva visto sulla
schiena. Al modo in cui si era rannicchiato in camera quel primo giorno, accusando Julian di essere un
sogno o un incubo mandato dalla Caccia Selvaggia per tormentarlo.
Lei non credeva nella Pace Fredda, non ci aveva mai creduto, per il dolore di Mark aveva
minato le sue convinzioni. Forse le fate erano davvero esseri crudeli. Forse non avevano niente di
buono, niente di onorevole. E se era cos, come faceva a lasciare Mark l fuori, solo, con una di loro?
Si volt di scatto, torn indietro di pochi passi e riapr il portone. E rest di ghiaccio.
Lo sguardo ci mise un attimo prima di individuarli, ma, quando ci riusc, fu come se le figure di
Mark e Kieran le saltassero davanti agli occhi da uno schermo illuminato. Erano avvolti da una
macchia di luce al limitare del parcheggio, Mark con la schiena contro una quercia nana. Kieran era
appoggiato a lui, lo premeva contro l'albero e si stavano baciando.
Cristina esit un istante, mentre il sangue le affluiva al viso, ma era chiaro che Mark non stesse
subendo contro la sua volont. Aveva le dita intrecciate ai capelli di Kieran, e lo stava baciando con un
trasporto famelico. I loro corpi erano premuti uno contro l'altro, ma nonostante ci Kieran si teneva
aggrappato alla vita di Mark muovendo le mani senza tregua, disperatamente, come se potesse tirarlo
ancora di pi a s. Con quelle stesse mani scivol verso l'alto, sfilando la giacca di Mark dalle sue
spalle, accarezzandogli la pelle alla base del collo. Emise un gemito intenso, come un grido di dolore
che gli saliva dal profondo della gola, e si stacc dall'abbraccio.
Ora stava fissando Mark, lo sguardo affamato ma privo di speranza. Cristina pens che mai una
fata gli fosse apparsa tanto umana quanto Kieran in quel momento. Mark ricambiava il suo sguardo a
occhi spalancati, splendenti sotto la luna. Era uno sguardo condiviso di amore, desiderio e tremenda
tristezza. Era troppo. Basta: sapeva che non avrebbe dovuto guardarli, ma non era riuscita a trattenersi,
paralizzata sul posto da un misto di shock e incanto.
E desiderio. C'era anche quello. Nei confronti di Mark, di entrambi, o forse solo dell'idea di
volere qualcuno con la stessa forza. Non avrebbe saputo dirlo. Indietreggi, con il cuore che le batteva
forte, e fece per chiudersi la porta dietro le spalle...
A un tratto l'intero parcheggio si illumin come uno stadio sotto i fari di un'auto che svoltava
l'angolo e si avvicinava all'Istituto. Dai finestrini usciva musica a tutto volume; Cristina riconobbe le
voci di Emma e di Julian.
Guard di scatto Mark e Kieran, ma quest'ultimo era gi svanito, un'ombra fra le ombre. Mark
si stava piegando per raccogliere la giacca quando Emma e gli altri scesero dall'auto.
Cristina chiuse subito la porta. Rest ferma e sent Emma che chiedeva a Mark di lei, e lui che
le rispondeva che era entrata. Sembrava tranquillo, disinvolto, come se non fosse successo niente di
particolare.
Invece era successo tutto.
Si era domandata, quando lui l'aveva guardata dicendole che con la Caccia Selvaggia aveva
dovuto imparare a rinunciare agli specchi, dentro a quali occhi avesse scrutato il proprio riflesso per
tutti quegli anni.
Ora lo sapeva.
LA CACCIA SELVAGGIA, ALCUNI ANNI PRIMA
Mark Blackthorn si un alla Caccia Selvaggia all'et di sedici anni, e non per sua volont.
Ricordava solo buio, dopo che lo portarono via dall'Istituto che era la sua casa e prima di
risvegliarsi fra caverne sotterranee, in mezzo a licheni e muschi rigogliosi; un uomo enorme, con gli
occhi di due colori diversi, troneggiava sopra di lui con in testa un elmo munito di corna.
Mark lo riconobbe, ovviamente. Non potevi essere uno Shadowhunter e non sapere cosa fosse
la Caccia Selvaggia. Non potevi essere per met fata e non aver letto di Gwyn il Cacciatore, che da
secoli era il suo condottiero. Alla vita portava una lunga spada di metallo martellato, annerita e
contorta come se fosse passata attraverso molte fiamme. Mark Blackthorn gli disse. Ora sei con la
Caccia, perch la tua famiglia  morta. Ora siamo noi i tuoi consanguinei. Sguainata la spada, Gwyn
si era tagliato il palmo della mano, e poi aveva lasciato colare la ferita su Mark perch bevesse il suo
sangue.
Negli anni a venire Mark avrebbe assistito all'arrivo di altri membri della Caccia, e Gwyn
diceva loro le stesse cose, osservandoli mentre bevevano il suo sangue e mentre i loro occhi
cambiavano, diventando di due colori diversi come per simboleggiare la frattura nella loro anima.
Gwyn era convinto che una nuova recluta dovesse essere distrutta e poi ricostruita da zero per
poter diventare un Cacciatore, in grado di cavalcare nella notte senza dormire, di patire una fame
prossima al digiuno e di sopportare un dolore che avrebbe annientato qualsiasi mondano. Ed era
anche convinto che la sua lealt dovesse essere incrollabile. Nessuno poteva venire anteposto alla
Caccia.
Mark giur fedelt a Gwyn e si mise al suo servizio, ma tra i membri della Caccia Selvaggia
non si fece amici. Loro non erano Shadowhunters: lui s. Gli altri appartenevano tutti alle Corti delle
fate ed erano stati mandati a cavalcare con la Caccia come punizione. A loro non piaceva il fatto che
fosse un Nephilim; lui avvertiva il loro disprezzo e li disprezzava a sua volta.
Notte dopo notte cavalcava da solo, in groppa a una cavalla argentata donatagli da Gwyn.
Aveva la strana impressione di piacere al condottiero in maniera particolare, perversa, forse perch
quest'ultimo amava contrariare gli altri della Caccia. Gwyn gli insegn a orientarsi seguendo le stelle
e a riconoscere i rumori di una battaglia anche a centinaia, persino migliaia di chilometri di distanza:
grida di rabbia e gemiti dei morenti. Loro piombavano sul posto e, invisibili agli occhi dei mondani,
spogliavano i cadaveri delle cose preziose, che venivano per la maggior parte offerte in tributo alla
Corte Seelie e alla Unseelie, ma alcune Gwyn le teneva per s.
Mark dormiva da solo ogni notte, sulla terra fredda, avvolto in una coperta, con un sasso come
cuscino. Quando faceva freddo sognava, tremando, rune che potessero scaldarlo e il bagliore
incandescente delle spade angeliche. In tasca teneva la pietra runica di stregaluce regalatagli da Jace
Herondale, ma non osava accenderla quando c'era qualcuno vicino.
Ogni notte, addormentandosi, ripeteva i nomi dei suoi fratelli e delle sue sorelle, in ordine
d'et. Ognuno pesava come un'ancora che lo teneva a terra. Che lo teneva in vita.
Helen. Julian. Tiberius. Livia. Drusilla. Octavian.
I giorni divennero mesi. Il tempo non era come nel mondo dei mondani: Mark aveva smesso di
contare i giorni  non c'era modo di segnarseli, e poi Gwyn odiava certe cose. Perci non aveva idea
di quanto tempo avesse trascorso insieme alla Caccia prima dell'arrivo di Kieran.
Sapeva che avrebbero avuto un nuovo Cacciatore; le voci correvano in fretta, inoltre Gwyn di
solito trasformava l'ultimo arrivato sempre nello stesso posto: una caverna vicino all'ingresso della
Corte Unseelie, dove le pareti erano tappezzate da un fitto strato di licheni color smeraldo e tra le
rocce sgorgava una piccola pozza naturale.
Arrivati sul posto, lo videro. Gwyn lo aveva lasciato l apposta. All'inizio Mark riusc a
riconoscere solo la sagoma di un ragazzo con un intrico di capelli neri e un fisico snello, con i polsi e
le caviglie bloccati da catene che lo costringevano a una strana torsione. Sembrava tutto ossa e
spigoli.
Principe Kieran disse Gwyn avvicinandosi al ragazzo, e un mormorio percorse la Caccia. Se
il nuovo arrivato era un principe, allora apparteneva a una classe ancora superiore rispetto alle fate
del ceto nobile. E cosa poteva aver fatto di cos grave per farsi cacciare cos brutalmente dalla Corte e
dalla famiglia, per farsi spogliare del nome e abbandonare?
Quando Gwyn gli and vicino il ragazzo sollev la testa, mostrando il viso. Aveva i lineamenti
particolari del ceto nobile, luminosi e belli in una maniera quasi sovraumana. Zigomi alti e occhi neri.
I capelli corvini avevano una specie di riflesso blu e verde, ricordavano il colore dell'oceano di notte.
Il principe volt il viso dall'altra parte quando Gwyn cerc di costringerlo a bere acqua mista a
sangue, ma il condottiero gliela cacci in gola con la forza. Mark guard, affascinato, l'occhio destro
di Kieran che da nero diventava argento, e le catene che gli cadevano dalle caviglie e dai polsi
lacerati.
Adesso fai parte della Caccia annunci Gwyn con un tono lugubre, insolito per lui. Alzati e
unisciti a noi.
Kieran fu una strana aggiunta al gruppo. Anche se il titolo di principe gli era stato strappato in
concomitanza con l'esilio nella Caccia, lui continuava a ostentare un'indefinibile aria di arroganza e
di dignit regale che mal si conciliava con lo spirito degli altri, che infatti lo schernivano, lo
chiamavano "principino" e avrebbero fatto anche di peggio se non fosse stato per Gwyn. Pareva che,
nonostante l'esilio, nelle Corti qualcuno vegliasse su quel ragazzo.
Mark non poteva fare a meno di osservarlo. C'era qualcosa, in lui, che lo affascinava. Presto
not che i capelli gli cambiavano colore in base all'umore, da nero notte (quando era disperato) a
celeste (quando rideva, e non capitava spesso); in ogni caso, si trattava sempre di colori marini. Erano
capelli spessi e ricci. Certe volte a Mark veniva voglia di sfiorarli per vedere se al tatto sembravano
davvero capelli oppure qualcos'altro, magari seta che cambiava colore in base alla luce. Kieran stava
in sella al suo cavallo  glielo aveva dato Gwyn, ed era il pi fiero che Mark avesse mai visto, nero e
scheletrico, un destriero dei morti  come fosse nato per cavalcare. Anche lui sembrava determinato a
superare il dolore dell'esilio e della solitudine da solo, parlando raramente con gli altri, non
guardandoli quasi mai.
Per ogni tanto guardava Mark, quando gli altri lo chiamavano Nephilim, progenie di
Shadowhunters, ragazzo angelo e altri nomi ben peggiori. Un giorno si sparse la voce che, a Idris, il
Conclave avesse impiccato un gruppo di fate accusandole di tradimento. Alcune di loro erano amiche
dei compagni di Mark e, in un impeto di rabbia, questi avevano preteso da lui che si inginocchiasse e
pronunciasse la frase: "Io non sono uno Shadowhunter".
Mark si rifiut, cos loro gli strapparono la maglietta dal corpo e la usarono per frustarlo a
sangue. Distrutto, lo abbandonarono sotto un albero in mezzo a un campo innevato, dove il suo sangue
tinse di rosso i fiocchi bianchi.
Quando si svegli c'erano la luce e il calore di un fuoco, e lui aveva la testa appoggiata sulle
gambe di qualcuno. Fece molta fatica a tornare abbastanza lucido da capire che appartenevano a
Kieran. Il principe lo sollev fra le braccia, gli diede dell'acqua da bere e gli mise una coperta attorno
alle spalle. Il suo tocco era lieve e gentile. Credo che fra la tua gente esistano rune capaci di
guarire.
S rispose Mark con voce gracchiante, muovendosi appena. Il dolore della pelle lacerata gli
diede la scossa. Si chiamano iratze. Ne basterebbe una a richiudere queste ferite. Ma non  possibile
farle senza uno stilo, e il mio  stato rotto tanti anni fa.
Che peccato disse Kieran. Credo che sulla pelle ti resteranno per sempre delle cicatrici.
Chi se ne importa ribatt lui, indifferente. Non  che conti molto, qui nella Caccia, se sono
bello o meno.
A quelle parole, Kieran nascose un mezzo sorriso e pass una mano leggera sui capelli di
Mark, che chiuse gli occhi. Erano trascorsi anni dall'ultima volta che qualcuno lo aveva toccato, e
quella sensazione gli fece venire i brividi in tutto il corpo nonostante il bruciore dei tagli.
Da allora in poi, quando cavalcavano, andavano insieme. Con Kieran era come se la Caccia
fosse un'avventura solo per loro due. Lui mostr a Mark meraviglie di cui soltanto il Popolo Fatato
era a conoscenza: distese silenziose di ghiaccio argento illuminate dalla luna e forre nascoste in cui
sbocciavano fiori notturni. Cavalcarono tra gli spruzzi d'acqua delle cascate e in mezzo a torri di
nuvole. E Mark, se non felice, almeno non era pi tormentato dalla solitudine.
La notte dormivano rannicchiati sotto la coperta di Kieran, fatta di un materiale spesso e
sempre caldo. Una notte si fermarono in cima a una collina, un posto pieno di verde, a nord. Tutto
attorno c'era un tumulo di pietre, qualcosa costruito dai mondani migliaia di anni prima. Mark si
appoggi contro uno di quei macigni e distese lo sguardo prima su quella verde campagna, tinta di
argento dal buio, poi pi in l verso l'acqua. Pens che il mare era uguale dappertutto, che quello era
lo stesso che si infrangeva contro le coste nel luogo che per lui era ancora casa.
Le tue ferite sono guarite disse Kieran, sfiorandogli con un dito delicato e sottile uno strappo
nella maglietta attraverso il quale si intravedeva la pelle.
Ma sono ancora orrende gli rispose Mark. Stava aspettando che spuntassero le prime stelle,
cos avrebbe potuto ribattezzarle con il nome dei membri della sua famiglia. Non vide Kieran
avvicinarsi finch non gli fu davanti, con il viso elegantemente adombrato dal crepuscolo.
Non c' niente in te di orrendo gli disse il principe, sporgendosi per baciarlo. Lui, dopo un
attimo di stupore, alz il viso per incontrare le sue labbra con le proprie.
Era il suo primo bacio, e non aveva mai immaginato che sarebbe stato con un ragazzo, per
era felice che fosse Kieran. Non si sarebbe mai aspettato che un bacio potesse essere cos sofferto e
piacevole allo stesso tempo. Da mesi desiderava di toccare i capelli di lui, e ora finalmente lo stava
facendo, affondandogli le dita tra le ciocche che, da nero, diventavano blu con riflessi d'oro.
Sembravano lingue di fiamma contro la sua pelle.
Quella notte si rannicchiarono insieme sotto la coperta, ma dormirono poco, e Mark dimentic
di dare alle stelle il nome dei suoi famigliari  per quella notte e per molte altre a venire. Presto si
abitu a camminare con il braccio attorno al corpo di Kieran o con la mano impigliata fra i suoi
riccioli azzurri.
Impar che i baci, le carezze e le dichiarazioni d'amore ti aiutavano a dimenticare, cos come
impar che, pi tempo passava con Kieran, pi voleva stare con lui e con nessun altro. Viveva per i
momenti trascorsi da soli insieme, in genere la notte, sussurrando per non farsi sentire da nessuno.
Raccontami della Corte Unseelie gli diceva Mark, e Kieran raccontava sottovoce storie sulla Corte
oscura e su chi la governava, ovvero il Re pallido, suo padre. A sua volta, Kieran gli chiedeva:
Raccontami dei Nephilim, e Mark gli parlava dell'Angelo, della Guerra Oscura e di quello che gli
era successo, dei suoi fratelli e delle sue sorelle.
Tu non mi odi? chiese una volta Mark a Kieran, sdraiato fra le sue braccia su qualche
pascolo in mezzo alle Alpi. I suoi selvaggi capelli biondi solleticarono la spalla dell'altro quando gir
la testa. Non mi odi per il fatto di essere un Nephilim? Gli altri s.
Non c' pi bisogno che tu sia un Nephilim. Potresti scegliere di appartenere alla Caccia
Selvaggia. Di abbracciare la tua natura di fata.
Mark fece di no con la testa. Quando mi hanno picchiato perch non ho voluto negare di
essere uno Shadowhunter, mi hanno reso ancora pi sicuro di prima. So quello che sono, anche se non
posso dirlo.
Puoi dirlo soltanto a me gli rispose Kieran facendogli scorrere la punta del dito sulla
guancia. Qui, in questo spazio fra noi due. Uno spazio sicuro.
E cos Mark premette il proprio corpo freddo contro quello caldo del suo amante e unico
amico, sussurrando in quello spazio fra loro due: Sono uno Shadowhunter. Sono uno Shadowhunter.
Sono uno Shadowhunter.
13
CON NON ALTRO PENSIERO
Emma, in piedi davanti allo specchio del bagno, si stava sfilando lentamente la canottiera.
Venti minuti in compagnia di un flacone di candeggina erano riusciti a rimuovere il sangue
dagli interni della Toyota. Quello non era stato un problema; in fondo era abituata a quel tipo di
macchie. Ma c'era qualcosa di pi viscerale in tutto ci, nel sangue raggrumato di Julian che aveva
ancora sulla pelle, in quelle chiazze rosso bruno sul costato e sulle spalle. Mentre si slacciava i jeans
per toglierseli, vide schizzi di sangue anche lungo la vita e sui passanti: le cuciture erano coperte di
macchioline inequivocabili.
Raggomitol jeans e canottiera e li butt nel cestino dei rifiuti.
Sotto una doccia di acqua bollente si strofin via sangue, sporcizia, sudore. Vide tanti rivoli
rosa correre gi per lo scarico. Non avrebbe saputo contare tutte le volte in cui le era successo, quanto
spesso si fosse ferita in allenamento o in battaglia. Aveva cicatrici sulla pancia, sulle spalle, lungo le
braccia, dietro le ginocchia.
Ma il sangue di Julian era diverso.
Vederlo la faceva ripensare a lui, colpito e rannicchiato. Quel sangue le era passato attraverso le
dita veloce come acqua. Per la prima volta da anni aveva seriamente temuto per la sua vita. Sapeva
cosa si diceva sui parabatai: perdere il proprio causava un dolore profondo come il lutto per uno sposo
o un fratello. Lei aveva gi perso i genitori: sapeva che genere di dolore fosse, era preparata
interiormente.
Eppure niente l'aveva preparata per la sensazione accesa dall'idea di dover dire addio a Jules:
come pensare che il cielo si sarebbe rabbuiato per sempre, che non ci sarebbe mai pi stato un terreno
solido su cui poggiare i piedi. Ancora pi strana, poi, l'emozione che l'aveva travolta quando aveva
capito che lui si sarebbe ripreso: era diventata consapevole della sua presenza fisica in un modo che
quasi faceva male. Le era venuta voglia di buttargli le braccia al collo, di aggrapparsi a lui premendo le
dita talmente forte contro la sua pelle da fonderla con la propria, fino a intrecciare anche le ossa.
Sapeva che era assurdo, ma non sarebbe stata capace di spiegare diversamente quello che aveva
provato.
Sapeva solo che era stato un momento intenso, e anche doloroso, una sensazione che non aveva
mai vissuto prima nei confronti di Julian. E che la spaventava.
L'acqua era diventata fredda. Chiuse il rubinetto con un movimento brusco, usc dalla doccia e
si tampon i capelli con un asciugamano. Trov, piegati sulla cesta della biancheria, una canottiera
intima pulita e dei pantaloncini; se li mise e torn in camera.
Seduta sul suo letto c'era Cristina.
Ehi! esclam. Non sapevo fossi qui! E se fossi uscita dal bagno nuda come un verme o cose
del genere?
Dubito tu abbia qualcosa che io non ho. Cristina le sembr distratta: aveva i capelli neri
raccolti in due trecce e si stava tormentando le dita come faceva sempre quando era preoccupata.
Tutto a posto? le domand, mettendosi a sedere accanto a lei sul bordo del letto. Mi
sembri... pensierosa.
Secondo te Mark aveva degli amici nella Caccia Selvaggia? le chiese l'altra cos, su due
piedi.
No. Si sent colta alla sprovvista. O per lo meno non ne ha mai parlato. Probabilmente
l'avrebbe fatto, se ci fosse stato qualcuno che gli mancava. Aggrott le sopracciglia. Perch me lo
chiedi?
Cristina esit. Be', stasera ha preso in prestito quella moto da qualcuno. Spero soltanto che
non si sia messo nei guai...
Mark  uno in gamba. Dubito che abbia dato l'anima in cambio di una moto per qualche ora o
cose simili!
S, hai ragione tu... mormor Cristina guardando l'armadio di Emma. Mi presteresti uno dei
tuoi vestiti?
Adesso? Cos', hai un appuntamento di mezzanotte?
No, per domani sera. Cristina si alz per sbirciare dentro al mobile, e diversi vestiti di stoffa
sintetica che erano stati piegati male caddero a terra. Sar un evento elegante. E io da casa non mi
sono portata niente di adatto.
Ma i miei vestiti non ti stanno le fece notare Emma mentre l'altra si chinava per raccogliere e
osservare, perplessa, un abitino nero con dei razzi disegnati. Abbiamo forme diverse. Tu sei molto
pi... boom-chika-boom.
Molto pi cosa, scusa?! Cristina le lanci un'occhiata scettica mentre ributtava il vestito con i
razzi su uno scaffale e chiudeva l'anta dell'armadio. Tu sei tutta matta.
Emma le sorrise. Domani ti porto a fare compere! Ci stai?
Ah, s, una volta tanto fare una cosa normale... Cristina si lisci le trecce all'indietro. Dopo
stanotte, soprattutto.
Mi ha chiamata Cameron le confess.
Lo so. C'ero anch'io in cucina. Perch me lo dici ora? Vi siete rimessi insieme?
Emma si dondol all'indietro sul letto. Ma no! Voleva mettermi in guardia. Mi ha detto che
c' gente che non vuole che indaghi su queste morti.
Cristina sospir. Ma Emma... Perch non ci hai detto niente?
Stava parlando di me. Ho pensato che qualsiasi genere di pericolo sarebbe stato soltanto mio.
Per Julian  stato ferito osserv l'amica, anticipandola. Quindi ora hai paura che sia stata
colpa tua, giusto?
Emma si mise a giocherellare con le frange della coperta sul letto. Cameron mi aveva
avvertita, mi aveva detto cosa aveva sentito al Mercato delle Ombre. Io non so se si trattasse di
mondani, fate o chiss cosa, ma il fatto  che lui mi aveva avvisata e io me ne sono fregata.
Non  stata colpa tua. Sappiamo gi che c' qualcuno, molto probabilmente un negromante,
che uccide e sacrifica mondani e Nascosti. Sappiamo gi che ha un esercito di demoni mantide sempre
ai suoi ordini. Non  che Julian non si aspettasse di andare incontro al pericolo!
Mi  quasi morto fra le braccia, Cristina. C'era una marea di sangue...
E tu lo hai curato. Sta bene. Gli hai salvato la vita. Cristina fece un gesto con la mano, come
per cancellare quello che era successo. Aveva unghie perfette, degli ovali lucenti, mentre quelle di
Emma erano rovinate dai combattimenti e dagli allenamenti. Come mai tutti questi dubbi, Emma?
Perch Julian  stato ferito e ti sei spaventata?  dal primo giorno che ti ho conosciuta che corri
incontro al rischio: fa parte di te, e Julian lo sa. Anzi, non solo lo sa, ma gli piace pure.
Tu dici? Ma se mi dice sempre di non cacciarmi nei guai...
Deve farlo. Voi due siete complementari. Dovete essere diversi, come il buio e la luce. Lui ti
d prudenza per mitigare la tua esuberanza, e tu gli dai esuberanza per mitigare la sua prudenza. L'uno
senza l'altro non funzionereste bene come quando siete insieme.  questo che significa essere
parabatai. Diede una tiratina affettuosa alle punte dei capelli umidi di Emma. Io non credo che sia
Cameron a impensierirti. Quella  solo una scusa per rimproverarti da sola. Secondo me  il fatto che
Julian sia stato cos male.
Forse le rispose con voce strozzata.
Sicura di stare bene? Gli occhi scuri di Cristina erano preoccupati.
S, sto bene. Emma si mise a sedere contro i suoi tanti cuscini. Ne collezionava di ogni tipo,
purch kitsch e a tema californiano: alcuni sembravano delle cartoline, altri avevano i contorni
geografici dello Stato oppure la scritta I LOVE CALI.
Per a me non sembra. Hai la faccia di una che... Mia madre diceva che c' una faccia ben
precisa che la gente fa quando ha capito qualcosa. E tu hai la faccia di una che ha capito qualcosa.
Emma voleva chiudere gli occhi, nascondere i pensieri. Quei pensieri insidiosi, pericolosi,
sbagliati.
 solo lo shock disse. Sono stata cos vicino a perderlo, e... questa cosa mi ha buttato a
terra. Domani andr tutto bene, vedrai. Si sforz di sorridere.
Se lo dici tu, manita sospir Cristina. Se lo dici tu.
Dopo essersi lavato via ogni traccia di sangue e aver mandato i brandelli di giacca corrosa dal
veleno a Malcom, Julian percorse il corridoio per raggiungere la stanza di Emma.
E si ferm a met strada. Aveva voglia di sdraiarsi accanto a lei sul letto per chiacchierare
insieme di tutto quello che era successo quella notte, chiudendo gli occhi, con il rumore del respiro di
lei come quello dell'oceano, un contapassi verso il sonno.
Ma. C'era un ma. Quando ripensava a loro due sui sedili della macchina, con Emma sopra di
lui, il panico sul viso e il sangue sulle mani, non provava le normali sensazioni che sapeva di dover
provare: paura, ricordo del dolore, sollievo per essere stato guarito.
No, sentiva una tensione in tutto il corpo che gli provocava una fitta alle ossa. Quando chiudeva
gli occhi, vedeva Emma illuminata dalla stregaluce e i suoi capelli sciolti, le sue ciocche bionde accese
dai lampioni stradali e trasformate in una lastra di pallido ghiaccio estivo.
I capelli di Emma. Forse perch li scioglieva cos di rado, forse perch lei con i capelli sciolti
era una delle prime cose che avesse mai desiderato di dipingere, ma stava di fatto che quelle ciocche
chiare, lunghe e mosse erano sempre state corde che si collegavano direttamente ai suoi nervi.
Gli faceva male la testa, e il corpo soffriva inspiegabilmente: avrebbe voluto essere di nuovo in
quella macchina con lei. Non aveva senso, perci si costrinse ad allontanarsi dalla porta della camera di
Emma e a ripercorrere il corridoio verso la biblioteca. Quando vi entr la trov buia, fredda, con quel
caratteristico odore di carta vecchia. Ma la luce non gli serviva: sapeva con esattezza verso quale
sezione si stava incamminando.
Legge.
Stava tirando gi da un alto scaffale un volume con la copertina rossa quando un grido acuto si
propag in fondo al corridoio. Afferr il tomo e usc dalla biblioteca in una frazione di secondo,
precipitandosi verso la fonte di quel suono. Svolt l'angolo e vide che la porta di Drusilla era aperta; lei
sbucava fuori con la stregaluce in mano e il viso rotondo illuminato. Indossava un pigiama con una
fantasia di maschere terrificanti.
Tavvy sta gridando! gli disse. Aveva smesso, ma ora ha ricominciato.
Grazie per avermelo detto. Le diede un bacio sulla fronte. Adesso torna a letto, ci penso io.
Drusilla rientr in camera sua e Julian and in quella di Tavvy, chiudendosi senza far rumore la
porta dietro le spalle.
Il bambino era una palla raggomitolata sotto le coperte. Dormiva con il corpo stretto attorno a
un cuscino e la bocca aperta in un grido di spavento. Le lacrime gli colavano gi sul viso.
Julian si mise a sedere sul letto e pos una mano sulla spalla del fratellino. Octavian. Svegliati.
Stai facendo un brutto sogno, svegliati.
Tavvy scatt a sedere, con i capelli castani tutti arruffati. Appena vide Julian, singhiozz e gli
butt le braccia al collo.
Jules lo strinse e gli accarezz la schiena, sfregandogli dolcemente le vertebre sporgenti. 
troppo piccolo, troppo esile, gli stava dicendo la sua mente. Era stata dura convincere Tavvy a
mangiare e a dormire, dopo la Guerra Oscura.
Ripens a quando aveva corso per le strade di Alicante con lui fra le braccia, inciampando sul
selciato sconnesso, cercando di tenersi il suo viso premuto contro la spalla per impedirgli di vedere
tutto il sangue e la morte che li circondavano. Aveva pensato che, forse, se ne fossero usciti senza che
lui potesse vedere cosa stava accadendo, tutto si sarebbe risolto. Tavvy non avrebbe ricordato. Non
avrebbe saputo.
Invece Tavvy continuava a svegliarsi una volta alla settimana con gli incubi, tremando, sudando
e gridando. E ogni volta che succedeva, la sorda consapevolezza di non essere affatto riuscito a salvare
il suo fratellino trafiggeva Julian come una spina.
Con lui che lo teneva fra le braccia, ora i respiri di Tavvy tornarono a poco a poco regolari.
Aveva voglia di sdraiarsi, di rannicchiarsi contro al suo fratellino e dormire. Il bisogno di riposare lo
stava assalendo come un'ondata pronta a travolgerlo e sommergelo.
Ma non riusciva a dormire. Sentiva il corpo inquieto, sconvolto. Il dardo che lo aveva perforato
gli aveva inflitto un dolore pazzesco, e toglierlo era stato ancora peggio. Aveva sentito la pelle
lacerarsi, poi c'era stato un momento di panico puro, animalesco, la certezza di essere sul punto di
morire, e allora che cosa ne sarebbe stato dei suoi fratelli? Di Livvy? E Ty? E Drusilla? E Tavvy? E
Mark?
E poi la voce di Emma nelle sue orecchie, le sue mani, la certezza che sarebbe sopravvissuto. Si
guard adesso, il segno sul costato era completamente sparito... Ok, qualcosa c'era ancora, una debole
linea bianca sulla pelle abbronzata, ma non era niente. Gli Shadowhunters sopravvivevano alle
cicatrici. Anzi, a volte pensava che vivessero proprio per quelle.
Alla mente gli affior spontanea l'immagine che aveva cercato di sopprimere da quando era
tornato all'Istituto: Emma a cavalcioni sopra di lui, che gli teneva le mani sulle spalle. I suoi capelli,
nuvole d'oro chiaro attorno al viso.
Ricord di aver pensato che, se fosse morto, almeno sarebbe stato con lei accanto, e come di pi
non sarebbe mai potuto succedere. Come di pi la Legge non avrebbe mai permesso.
Mentre Tavvy dormiva, prese il libro delle leggi che si era portato dalla biblioteca. Lo aveva
consultato cos tante volte che ormai si apriva sempre sulla stessa pagina consumata. Dei Parabatai,
recitava il titolo.
Si decreta che coloro che si sono sottoposti alla cerimonia e sono per sempre vincolati ai
termini del giuramento di Saul e Davide, di Rut e Noemi, non potranno unirsi in matrimonio, avere
figli n amarsi nel senso di eros, ma soltanto nel senso di philia o agape.
La punizione per chi contravviene a questa Legge sar, a discrezione del Conclave:
separazione dei parabatai in questione, esilio dalle loro famiglie e, se il comportamento delittuoso
dovesse perseverare, estirpazione dei Marchi ed espulsione dai Nephilim. Mai pi potranno costoro
essere Shadowhunters.
Cos  stato decretato da Raziel
Dura lex, sed lex. La Legge  dura, ma  la Legge.
Quando Emma entr in cucina, Julian era al lavandino a pulire i resti della colazione. Mark, in
jeans scuri e maglietta nera, era appoggiato all'isola. Con il nuovo taglio corto, alla luce del giorno
sembrava incredibilmente diverso dal ragazzo malconcio e inselvatichito che si era calato il cappuccio
al Santuario.
Quel mattino era andata a farsi una corsa volutamente lunga in spiaggia, saltando di proposito il
pasto in famiglia per cercare di schiarirsi le idee. Prese dal frigorifero una bottiglietta di frullato.
Quando si volt, vide che Mark stava sorridendo.
Da quanto mi sembra di capire, quello che indosso ora non  abbastanza "semiformale" per lo
spettacolo di stasera, giusto? lo sent dire.
Guard prima Mark e poi Julian. Quindi Mister Regole Permissive ha deciso che stasera puoi
venire?
Julian scroll le spalle con nonchalance. Sono un uomo ragionevole.
Ty e Livvy hanno promesso che mi aiuteranno a trovare qualcosa da mettere disse Mark,
andando verso la porta della cucina.
Non ti fidare! gli grid dietro Julian. Non... Scosse la testa mentre la porta si chiudeva.
Imparer a sue spese.
A proposito! Abbiamo una situazione di emergenza annunci Emma.
Un'emergenza? Julian richiuse il rubinetto del lavandino e si volt per guardarla con aria
preoccupata.
Emma pos il frullato. C'erano dei residui di sapone sugli avambracci di Jules, e la sua
maglietta era umida per il vapore dell'acqua calda. Non pot fare a meno di tornare con la mente al
ricordo di lui sul retro della macchina, che la guardava a denti stretti. Alla sensazione che le aveva dato
il contatto con la sua pelle, alla vischiosit del suo sangue.
Si tratta di Diana? le disse prendendo un pezzo di carta da cucina.
Eh? Emma si risvegli di scatto dal suo sogno a occhi aperti. Diana sta bene?
Presumo. Ha lasciato un appunto dicendo che oggi non ci sar. Torna a Ojai a trovare quello
stregone che conosce lei.
Lei non sa di stasera. Emma si appoggi al bancone. Vero?
Jules fece di no con la testa. Un ricciolo umido gli si appicci allo zigomo. Non ho avuto tanto
tempo per dirglielo.
Potresti mandarle un messaggio. O chiamarla.
Potrei rispose lui, neutro. Ma a quel punto mi sentirei obbligato a dirle che ieri sera mi
hanno ferito.
E forse sarebbe giusto dirglielo.
Sto bene. Bene veramente, intendo. Come se non fosse successo niente. Julian scosse la testa.
No, non voglio che insista per farmi restare qui, stasera. Il teatro potrebbe non servire a nulla, ma, se
per caso ci fosse qualcosa, voglio esserci. Butt la carta nella spazzatura. Se ci vai tu, vengo
anch'io.
Mi piace quando fai il misterioso. Emma si allung sulle punte dei piedi, tirandosi le braccia
dietro la testa per cercare di sciogliere i crampi ai muscoli della schiena. L'aria fredda le solletic la
pelle nuda del ventre quando la canottiera si sollev. Per, se stai benissimo, forse non dovresti mai
dirlo a Diana, no?  solo un'idea, chiaro.
Vedendo che Julian non rispondeva, lo guard.
Lui era rimasto fermo a met di un movimento e la stava fissando. Ognuna delle sue ciglia era
una linea scura perfetta; il viso non aveva espressione e lo sguardo era inaccessibile, come colto da una
strana immobilit.
Era bellissimo. La cosa pi bella che avesse mai visto. Voleva strisciargli dentro la pelle, vivere
dove respirava. Voleva.
Era terrorizzata. Prima di quel momento non aveva mai desiderato qualcosa che avesse a che
fare con Julian in quella maniera. Era perch lui aveva rischiato di morire, si disse. Era stata all'erta,
con tutto il suo essere, per monitorare la sua sopravvivenza. Aveva bisogno che il suo parabatai
vivesse. Lui se n'era quasi andato, e dentro di lei c'era mancato poco al corto circuito.
Julian sarebbe inorridito. Se avesse saputo quello che stava provando, ne sarebbe stato
disgustato. Le cose sarebbero tornate com'erano state subito dopo il ritorno dall'Inghilterra, quando
sembrava arrabbiato con lei. Anzi, quando sembrava quasi che la odiasse.
"Lo sapeva gi allora" le disse una vocina dentro la testa. "Sapeva come ti sentivi. Sapeva
quello che tu ancora non sapevi."
Premette forte le mani contro il bancone, finch il marmo le deform i palmi e il dolore le
schiar la mente. "Taci" disse alla voce dentro la testa. "Taci."
Un'emergenza. La voce di Julian era profonda. Hai detto che c'era un'emergenza?
Un'emergenza moda! A Cristina serve un vestito per stasera, e in casa non c' niente che
potrebbe andarle bene. Si guard l'orologio. Dovremmo metterci mezz'ora al massimo.
Lui si rilass, chiaramente sollevato. Hidden Treasures? chiese. Ci aveva subito azzeccato: il
negozio di abiti vintage preferito da Emma era arcinoto in famiglia. Ogni volta che lei ci andava,
comprava qualcosa per tutti: un farfallino per Tavvy, una fascia per capelli a fiori per Livvy, una
vecchia locandina horror per Dru.
Esatto. Ti serve qualcosa?
Mmh, in effetti  una vita che vorrei una sveglia di Batman che quando suona dice: "Svegliati,
ragazzo meraviglia"... ravviverebbe un po' la stanza.
Ce l'abbiamo! esclam Livvy, comparsa in cucina come una furia. Be', una parte, almeno.
Per  strana.
Emma si gir verso di lei con sollievo. Cos' che avete?
Ok, Livvy. A parole tue. Cos' che sarebbe strana? le fece eco Julian.
La traduzione di alcune frasi della grotta spieg Ty, che era spuntato dietro la gemella.
Indossava una felpa grigia di taglia abbondante, che gli inghiottiva le mani. I capelli neri sbucavano
fuori dal cappuccio. Non hanno senso.
Sono un messaggio? chiese Emma.
Livvy fece di no con la testa. Sono versi di una poesia spieg aprendo il foglio che teneva in
mano.
Ma molto era pi forte il nostro amore
che l'amor d'altri di noi pi grandi 
che l'amor d'altri di noi pi savi 
e n gli angeli lass nel cielo
n i demoni dentro al profondo mare
mai potran separare la mia anima dall'anima
della bella Annabel Lee.
Annabel Lee disse Julian.  di Edgar Allan Poe.
Ehi, guarda che lo so! disse Livvy aggrottando le sopracciglia. Solo non capisco perch
l'abbiano scritta sulle pareti della grotta...
Io ho pensato che potesse trattarsi di un libro-codice osserv Ty. Ma a quel punto dovrebbe
esserci una seconda parte. Qualcosa in un altro posto, forse. Secondo me vale la pena chiedere a
Malcom.
Aggiunger anche questo alla lista disse Julian.
Cristina si affacci con la testa dalla porta della cucina. Emma, sei pronta?
Ehi, sembri preoccupata le disse Livvy. Cos', Emma ti sta portando da qualche parte per
ucciderti?
Peggio rispose la stessa Emma, andando da Cristina. Per fare shopping!
Per stasera? Primo, sono gelosissima. Secondo, non farti portare in quel posto al Topanga
Canyon...
Basta! esclam Emma tappando le orecchie a Cristina. Non ascoltarla. Cercare di decifrare
quel codice le ha fatto perdere la testa!
Prendimi dei gemelli per la camicia le grid Jules, rimettendosi al lavandino.
Emma si ferm sulla porta. Di che colore?
Non mi interessa, basta che tengano insieme i polsini. Altrimenti sarebbero tristi e separati. E
tornate prima possibile, mi raccomando. Il rumore dell'acqua che scorreva nel lavandino fu sovrastato
dalla voce di Livvy, che si era messa a recitare il resto della poesia.
Molti e molti anni fa,
in un regno in riva al mare...
 qui che vuoi comprare i vestiti? domand Cristina, allibita, mentre Emma entrava con la
Toyota in un parcheggi sterrato circondato da alberi.
 il posto pi vicino rispose Emma spegnendo il motore. Di fronte a loro c'era una villetta
con un'insegna a lettere giganti ricoperte di glitter che formavano la scritta HIDDEN TREASURES.
Accanto al negozio c'era un'enorme macchina bianca e rossa per fare i pop corn, accompagnata dal
modellino dipinto di un caravan con le tende che invitava a vedere il gorilla Gargantua. E poi 
pazzesco.
A me non sembra il posto giusto dove comprare abiti eleganti comment Cristina arricciando
il naso. Piuttosto per essere rapiti e venduti al circo.
Emma la afferr per il polso. Ma come, non ti fidi di me? le disse con voce zuccherina.
Certo che no. Sei pazza.
Per Cristina si lasci trascinare dentro al negozio, pieno zeppo di gingilli di gusto kitsch: piatti
colorati, vecchie bambole di porcellana e, sopra la cassa, file di gioielli e orologi vintage. Dopo la
prima stanza se ne apriva un'altra colma di vestiti, anzi di vestiti sorprendenti: jeans Levi's di seconda
mano; gonne a tubo in tweed e basino; maglie in seta, pizzo e velluto stropicciato.
E in una terza sala, ecco gli abiti da sera femminili. Sembravano farfalle appese: strati di
organza rossa, seta charmeuse stampata ad acqua, l'orlo di un vestito di Balmain, una vaporosa
sottogonna in tulle che ricordava la spuma marina.
Julian non ha detto che gli servivano dei gemelli? disse Cristina, facendo fermare Emma
davanti al bancone. La commessa, che indossava un paio di occhiali con la montatura a gatto e portava
un cartellino con il nome Sarah, le ignor di proposito.
Emma fece scorrere lo sguardo sull'esposizione di gemelli. Tanti erano buffi, a forma di dado,
di pistola o di gatto, per c'era anche una sezione elegante, con capi di Paul Smith, Burberry e Lanvin
lasciati in conto vendita.
Mentre li passava in rassegna, all'improvviso prov un certo imbarazzo: scegliere i gemelli
sembrava una cosa un po' da fidanzata. Non che per Cameron avesse mai fatto niente del genere, n per
altri con cui fosse uscita anche solo per poco tempo. Non le era mai importato abbastanza di nessuno,
ecco la verit. Era sicura che, quando Julian avesse trovato la ragazza, sarebbe stata sicuramente una di
quelle che avrebbe scelto i gemelli per lui. Una che si sarebbe ricordata del suo compleanno e lo
avrebbe chiamato tutti i giorni. Che lo avrebbe adorato, s. D'altronde, com'era possibile non adorarlo?
Prese, quasi alla cieca, una coppia di gemelli placcati d'oro con delle pietre nere incastonate. Il
pensiero che Julian avesse la ragazza le faceva provare un dolore incomprensibile.
Pos i gemelli sul bancone ed entr nella stanza piena di abiti da sera. Cristina la segu con aria
preoccupata.
"Venivo qui con mia mamma" pens Emma facendo scorrere il dorso della mano lungo gli
appendiabiti carichi di satin, sete e rayon lucenti. "Lei adorava le cose vintage un po' pazze, le vecchie
giacche Chanel, gli abiti con le frange tempestati di perline." Ma l'unica cosa che disse ad alta voce fu:
Dobbiamo sbrigarci. Non possiamo restare troppo tempo lontane dall'Istituto, con l'indagine in
corso.
Cristina prese un abito da cocktail luccicante, in broccato rosa decorato con minuscoli fiori oro.
Provo questo.
Spar dentro un camerino con la tenda ricavata da un lenzuolo di Guerre Stellari. Emma intanto
tolse da un appendiabiti un vestito chiaro, in seta, con le spalline ricoperte di perline argento. Guardarlo
la fece sentire come quando ammirava uno splendido tramonto, oppure uno dei dipinti di Julian, o le
mani di lui che si muovevano fra pennelli e tubetti di pittura.
Entr in camerino a cambiarsi. Quando usc, trov Cristina al centro della stanza: stava
osservando, senza troppa convinzione, il proprio vestito rosa. Le fasciava tutte le curve come pellicola
da cucina. Mi sa che  troppo stretto si disse da sola.
Invece io credo che vada portato cos. Ti fa due tette favolose fu il commento di Emma.
Emma! esclam Cristina guardandola scandalizzata, ma un attimo dopo rimase senza fiato.
Oddio, ma stai benissimo...
Emma si tocc la stoffa avorio e argento del vestito con mani incerte. Per gli Shadowhunters, il
bianco era il colore della morte e del lutto; era raro che lo indossassero cos, senza motivo, anche se la
sfumatura avorio le avrebbe consentito di passarla liscia. Tu dici?
Cristina le stava sorridendo. Sai, a volte mi sembri proprio come immaginavo che saresti stata,
mentre altre sei completamente diversa.
Emma si mise davanti allo specchio. In che senso? Com' che mi immaginavi?
Cristina prese in mano una palla di vetro con dentro la neve e la guard perplessa. Sai, prima
di venire qui non avevo sentito parlare solo di Mark, ma anche di te. Tutti dicono che sarai la prossima
Jace Herondale. La prossima grande guerriera Shadowhunter.
No, non io rispose Emma con una voce che suon calma, debole e distante alle sue stesse
orecchie. Non riusciva a credere di stare veramente dicendo quelle cose. Era come se le parole le
uscissero di bocca senza che prima ci fossero dei pensieri a formarle; come se creassero loro la realt
nel momento in cui venivano pronunciate. Io non sono speciale, Cristina. Non ho sangue angelico
extra n superpoteri. Sono una Shadowhunter qualunque.
Non sei una qualunque.
Invece s. Non ho poteri magici, non sono n dannata n beata. Posso fare solo le stesse cose di
tutti gli altri, n pi n meno. L'unico motivo per cui sono brava  che mi alleno.
La commessa, Sarah, sbuc con la testa da dietro la porta; aveva gli occhi spalancati per lo
stupore. Emma si era dimenticata della sua presenza. Serve aiuto?
Me ne servirebbe cos tanto che non t'immagini neanche le disse Emma. Allarmata, Sarah
batt in ritirata dietro al bancone.
Che vergogna! sussurr Cristina. Penser che siamo due matte!  meglio se ce ne andiamo.
Emma sospir. Mi dispiace, Cristina. Pago io per tutto.
Ma non so nemmeno se lo voglio, questo vestito! le grid l'altra mentre Emma tornava verso
il camerino.
Prima di entrare, si gir e le punt un dito contro. S che lo vuoi. Guarda che dicevo sul serio
per le tette, sono una favola. Non me n'ero neanche resa conto prima di oggi. Se le avessi io... altroch
se le metterei in mostra!
Per favore, smettila di usare la parola "tette" protest Cristina.  tremenda. Ridicola.
Sar fece Emma chiudendo la porta del camerino. Per sono una bomba.
Dieci minuti dopo, con i vestiti nei sacchetti, Emma e Cristina stavano ripercorrendo la strada
nel canyon in direzione dell'oceano. Cristina, sul sedile passeggero, se ne stava seduta composta, con le
caviglie incrociate, non appoggiate sul cruscotto come avrebbe fatto Emma.
Erano circondate da uno spettacolo naturale a loro familiare: rocce grigie e arbusti verdi della
macchia di vegetazione tipica di quella parte della California, il chaparral, e poi querce e piante di
carota selvatica. Una volta Emma si era arrampicata tra quelle montagne con Jules e aveva trovato un
nido d'aquila con dentro un minuscolo nascondiglio di ossa di topi e pipistrelli.
Ti sbagli sul motivo per cui sei brava a fare quello che fai le disse a un tratto Cristina. Non 
solo questione di allenamento, Emma. Tutti si allenano.
S, ma io mi ammazzo di esercizi ribatt lei. Praticamente non faccio altro. Mi alzo e mi
alleno, vado a correre, mi spacco le mani contro il sacco da boxe e poi ancora allenamenti fino a sera. E
devo farlo, perch non ho nient'altro di speciale, nient'altro che conti. Allenarmi e scoprire chi ha
ucciso i miei genitori, ecco quello che ho. Perch loro erano gli unici che pensavano che fossi speciale,
e chiunque me li abbia tolti...
Altre persone pensano la stessa cosa, Emma le disse Cristina, sembrando pi che mai una
sorella maggiore.
Non mi resta che provarci prosegu Emma, con una nota di amarezza nella voce. Stava
ripensando alle ossicine dentro al nido, a come fossero fragili, tanto da poter essere spezzate fra due
dita. Posso impegnarmi pi di chiunque altro al mondo. Posso rendere la vendetta il mio unico scopo
di vita. Posso farlo, perch devo. Ma significa anche che  l'unica cosa che ho.
Non  vero, Emma. Quello che ti manca  l'occasione giusta. La tua chance per essere grande.
Jace Herondale e Clary Fairchild non sono diventati eroi a caso: c'era una guerra. Sono stati costretti a
fare delle scelte. E quei momenti arrivano per tutti. Arriveranno anche per te, vedrai. Cristina intrecci
le dita delle mani. L'Angelo ha dei piani per te. Te lo prometto. Sei pi pronta di quanto immagini.
Sei forte non soltanto grazie all'allenamento, ma anche grazie alla gente che ti circonda, all'amore che
hai dato e ricevuto. Julian e gli altri non ti hanno permesso di isolarti, di rimanere sola con la tua
vendetta e i tuoi pensieri amari. L'oceano consuma gli scogli, Emma, e li trasforma in sabbia: allo
stesso modo l'amore consuma noi e spezza le nostre difese.  solo che non sai quanto significhi avere
gente disposta a lottare per te quando le cose vanno...
La voce le si spezz. Gir la testa verso il finestrino. Avevano raggiunto la statale, ed Emma si
butt nel traffico con una certa preoccupazione.
Cristina? Cosa c'? Cos' successo?
L'altra scosse la testa.
So che in Messico ti  successo qualcosa prosegu Emma. So che qualcuno ti ha ferita. Ti
prego, dimmi che cosa  accaduto e cosa ti hanno fatto. Ti prometto che non li rintraccer per darli in
pasto ai miei pesci immaginari. Voglio solo... Emise un sospiro. Voglio solo aiutarti.
Non puoi. Cristina si guard le dita intrecciate. Certi tradimenti non si possono perdonare.
 stato Diego il Perfetto?
Lascia perdere, Emma.
Emma obbed. Per il resto del viaggio di ritorno all'Istituto, parl con Cristina dei vestiti e di
come nascondere al meglio le armi sotto a indumenti non esattamente pensati per portarsi dietro un
arsenale. Per non le era sfuggito il modo in cui la sua amica aveva reagito appena le aveva fatto il
nome di Diego. Pens che, forse non in quel momento, forse non quel giorno, ma prima o poi avrebbe
sicuramente scoperto cosa c'era sotto.
Julian corse gi per le scale, in direzione dei colpi intensi e ripetitivi che scuotevano la porta
d'ingresso dell'Istituto. Era a piedi nudi: non aveva ancora avuto il tempo di mettersi le scarpe. Dopo
aver finito di lavare le stoviglie della colazione, aveva passato un'ora a cercare di convincere zio
Arthur che nessuno aveva rubato il suo busto di Ermes (ce l'aveva sotto la scrivania); poi aveva
scoperto che Drusilla, offesa, si era chiusa dentro la casetta giocattolo di Tavvy perch la sera prima
non era stata invitata a mangiare con loro; Tavvy aveva invece saputo che Ty nascondeva una puzzola
in camera e si era messo a gridare: Livvy allora aveva cercato di convincere il suo gemello a liberare
l'animale nel bosco, ma lui era convinto che, essendo riusciti a tradurre i versi della poesia di Poe, si
era automaticamente guadagnato il diritto a tenerla.
Mark, l'unico dei fratelli a non avergli dato problemi quel giorno, era nascosto da qualche parte.
Julian spalanc la porta. Dall'altra parte c'era Malcom Fade; indossava un paio di jeans e una
felpa costosa, di quelle che a un primo sguardo sembravano logore e sporche, ma che in realt erano
studiate ad arte. Qualcuno aveva dedicato tempo e denaro a quegli strappi.
Sai che non  una buona idea picchiare cos sulla porta? disse allo stregone. Qui teniamo un
sacco di armi, nel caso qualcuno cercasse di entrare.
Mmh, non sono sicuro di capire il collegamento fra la prima e la seconda frase rispose
Malcom.
No? Pensavo fosse ovvio.
Lo sguardo di Malcom era di un viola acceso, generalmente segno di un umore particolare.
Non mi lasci entrare?
No rispose. I suoi pensieri andavano continuamente a Mark. Era di sopra, e Malcom non
doveva vederlo. Il ritorno di suo fratello era un segreto troppo grande da chiedergli di mantenere,
nonch un indizio troppo esplicito sul motivo della loro indagine.
Assunse un'espressione di neutrale cordialit, ma non si mosse di un millimetro dalla porta. Ty
ha portato in casa una puzzola. Fidati,  meglio se non entri.
Malcom sembr allarmato. Una puzzola?
Una puzzola gli conferm. Era convinto che tutte le migliori bugie dovessero avere un fondo
di verit. Hai tradotto qualche segno?
Non ancora. Malcom fece un gesto con la mano. Un gesto minimo, e tuttavia sufficiente a far
comparire i fogli con la parziale traduzione che gli avevano dato, delicatamente sospesi tra due dita. A
volte era facile dimenticare che Malcom fosse un potente utilizzatore della magia. Per ho scoperto da
dove arrivano.
Davvero?! Julian si sforz di sembrargli sbalordito. In realt loro sapevano gi che si trattava
di un linguaggio antico del Regno delle Fate, anche se non avevano potuto dirglielo.
D'altro canto, era un'occasione per controllare se il Popolo Fatato avesse detto la verit.
Osserv Malcom con rinnovato interesse.
Aspetta, forse non sono le scritte disse lo stregone fissando i fogli. Sembra la ricetta di una
torta all'arancia...
Julian incroci le braccia al petto. No, non credo.
Malcom corrug la fronte. Ma io sono sicuro di aver letto una ricetta per fare la torta
all'arancia, di recente.
Julian sbuff mentalmente. A volte con Malcom dovevi avere pazienza e basta.
Non importa, era in un numero di Glamour. Questo... disse picchiettando il foglio  un
antico linguaggio del Regno delle Fate. Avevi ragione:  pi antico degli Shadowhunters. L'origine 
proprio quella, e spero di riuscire a fare di pi nei prossimi giorni. Ma non  per questo che sono
passato.
Julian si illumin.
Ho fatto delle analisi al veleno sul tessuto che mi hai mandato ieri sera. L'ho confrontato con
diverse tossine. Era un cataplasma, un concentrato di una rara variet di belladonna con poteri
demoniaci. Avrebbe dovuto ucciderti.
Ma Emma mi ha guarito disse Julian. Con un iratze. Quindi pensi che dovremmo
cercare...
Non ho parlato di cercare lo interruppe Malcom. Te lo sto solo dicendo. Nessun iratze
doveva essere in grado di salvarti. Anche tenendo conto della forza delle rune dei parabatai, tu non
saresti dovuto sopravvivere, assolutamente. I suoi bizzarri occhi violacei rimasero fissi su Julian.
Non so se sei stato tu o Emma, ma qualunque cosa sia stata... era impossibile. Tu, in questo momento,
non dovresti respirare.
Julian sal lentamente le scale. Sentiva degli strilli provenire da sopra, ma non erano di quelli
lanciati da qualcuno in vero pericolo. Saper distinguere la differenza era una necessit imprescindibile
quando avevi la responsabilit di quattro ragazzini.
Era ancora concentrato su quello che gli aveva detto Malcom sul cataplasma. Metteva un po'
d'ansia sentirsi dire che avresti dovuto essere morto... C'era sempre la possibilit che lo stregone si
sbagliasse, ma, per un verso o per l'altro, ne dubitava. Emma non aveva detto qualcosa a proposito di
alcune piante di belladonna trovate vicino alla convergenza?
Ogni pensiero su veleni e punti di convergenza gli spar dalla mente quando imbocc il
corridoio al piano superiore. La stanza in cui tenevano il computer di Tiberius era inondata di luce e
rumore. Si ferm sulla porta a guardare.
Sullo schermo del computer brillavano le immagini di un videogioco. Mark, seduto davanti,
stava premendo piuttosto disperatamente i tasti di un controller mentre un camion avanzava verso il suo
alter ego virtuale, spiaccicandolo a terra; lui allora prese il controller e lo lanci. Questa scatola  al
servizio del Signore della Menzogna! esclam, indignato.
Ty rise, e Julian prov una stretta al cuore. Le risate di suo fratello erano uno dei suoi suoni
preferiti, in parte perch gli venivano molto spontanee, senza che facesse alcun tentativo di nasconderle
o pensasse di doverle trattenere. Di rado trovava spassosi i giochi di parole e l'ironia, ma la gente che si
comportava in maniera buffa s; allo stesso modo, di fronte a certi comportamenti animali  Church che
cadeva dal tavolo e cercava di riacquistare la dignit, per esempio  provava un divertimento autentico
e assoluto che per Julian era meraviglioso.
Nel cuore della notte, sdraiato sul letto a fissare il suo murale di rovi, a volte Julian si ritrovava
a desiderare di poter abbandonare il ruolo di chi doveva dire a Ty che non si poteva tenere una puzzola
in camera, che era ora di studiare o che bisognava spegnere le luci e dormire anzich leggere. Come
sarebbe stato se, come un fratello normale, avesse potuto guardare con lui i film di Sherlock Holmes e
aiutarlo a collezionare lucertole, senza la preoccupazione che potessero scappare in giro per tutto
l'Istituto? S, come sarebbe stato?
Sua madre aveva sempre sottolineato la differenza tra fare qualcosa per qualcuno e dargli
invece gli strumenti per fargliela fare da solo. Era cos che gli aveva insegnato a dipingere. Julian aveva
sempre cercato di applicare lo stesso principio anche con Ty, anche se spesso gli era parso di procedere
a tentoni nel buio: creare libri, giocattoli e lezioni cucite su misura per lo speciale modo di pensare di
suo fratello era davvero la cosa giusta da fare? S, trovava che fosse stato utile. O almeno ci sperava. E
a volte la speranza era l'unica cosa che ti rimaneva.
La speranza, e la vista di Ty. Da un lato era piacevole osservarlo mentre diventava sempre di
pi se stesso, e aveva sempre meno bisogno di essere aiutato e guidato. Dall'altro era anche triste,
soprattutto immaginando il giorno in cui non avrebbe pi avuto bisogno di lui. A volte, nel profondo
del cuore, si chiedeva se a quel punto Ty avrebbe ancora avuto voglia di passare anche solo un po' di
tempo con lui. Con il fratello che lo costringeva sempre a fare il proprio dovere e non era per nulla
divertente.
Non  una scatola! disse Ty.  un controller.
Be', per mente protest Mark ruotando sulla sedia. Not Julian sulla porta e gli fece un
cenno. Bentrovato, Jules.
Julian sapeva che quello era un saluto da fate e, dentro di s, si sforz per non far notare a Mark
che quel giorno si erano gi "trovati" in cucina, senza contare le migliaia di volte prima di quella. Ebbe
la meglio sui suoi impulsi pi bassi, ma di poco. Ciao, Mark.
Va tutto bene?
Annu. Posso parlare un secondo con Ty?
Tiberius si alz. La sua chioma corvina era in disordine, si stava allungando troppo. Julian si
prese l'appunto mentale di prenotare un taglio per entrambi i gemelli. Altra cosa da mettere in agenda.
Ty usc in corridoio chiudendo dietro di s la porta della sala computer. Aveva un'espressione
diffidente.  per la puzzola? Livvy l'ha riportata fuori.
Julian scosse la testa. No, non si tratta della puzzola.
Ty alz il viso. Aveva sempre avuto lineamenti delicati, pi elfici di quelli di Helen o Mark.
Una volta suo padre aveva detto che assomigliava alle antiche generazioni dei Blackthorn, e in effetti
non era troppo diverso da alcuni dei ritratti appesi nella sala da pranzo che non usavano quasi mai:
snelli gentiluomini vittoriani in abiti confezionati su misura, con volti di porcellana e capelli arricciati.
E allora?
Julian esit. Tutta la casa era avvolta nel silenzio. Sentiva il debole ronzio del computer
dall'altra parte della porta.
Aveva pensato di chiedergli di indagare sul veleno con cui era stato colpito. Ma a quel punto
avrebbe dovuto anche dirgli: Dovrei essere morto. Parole che non volevano uscire. Erano come una
diga, dietro la quale ce n'erano molte, moltissime altre: "Non sono sicuro di niente. Odio essere
responsabile di tutto. Odio prendere decisioni. Ho il terrore che impariate tutti a odiarmi. Ho il terrore
di perderti. Ho il terrore di perdere Mark. Ho il terrore di perdere Emma. Vorrei che qualcun altro
prendesse le redini. Non sono forte come pensate. Voglio cose che  sbagliato e ingiusto desiderare".
Sapeva di non poter esternare niente di tutto ci. La facciata che mostrava a loro, ai suoi
bambini, doveva essere perfetta: una crepa su di lui sarebbe stata una crepa nel loro mondo.
Tu lo sai che ti voglio bene fu la frase a cui decise di dare voce. Ty alz lo sguardo, stupito, e
i loro occhi si incrociarono per una frazione di secondo. Nel corso degli anni Julian aveva imparato a
capire perch a Ty non piacesse guardare le altre persone negli occhi. L dentro incontravi troppo
movimento, colore, espressioni  era come guardare un televisore sparato a tutto volume. Non che non
ne fosse capace. Sapeva che alla gente piaceva e che lo trovava importante. Per non capiva cosa ci
fosse di tanto speciale.
Ora per Ty lo stava scrutando, stava perlustrando il suo viso in cerca di una risposta a quella
strana esitazione. S, lo so gli disse.
Non riusc a trattenere l'ombra di un sorriso.  questo che volevi sentire, vero, dai tuoi
bambini? Che sapessero di essere amati, giusto? Ripens a quella volta in cui, a tredici anni, aveva
portato Tavvy su per le scale: era inciampato e caduto, contorcendo il corpo e picchiando schiena e
testa, fregandosene del dolore pur di proteggere il suo fratellino. In testa si era procurato anche un bel
taglio, ma si era subito rimesso a sedere con una sola cosa in mente: "Tavvy, il mio piccolo, sta bene?".
Era stata la prima volta che aveva pensato "il mio piccolo" e non soltanto "il piccolo".
Per continuo a non capire perch volevi parlarmi riprese Ty, con le sopracciglia scure
ravvicinate per la perplessit. C'era un motivo?
Fece di no con la testa. In lontananza sent la porta d'ingresso aprirsi, il debole suono delle
risate di Emma e di Cristina. Erano tornate. No, Ty. Proprio nessun motivo.
...
.
...
14.
.
FULGENTI OCCHI.
.
In piedi nell'atrio di marmo, Julian si diede un'ultima occhiata allo specchio.
Aveva chiesto a Livvy di cercargli l'esatto significato della parola "semiformale", e il risultato
aveva confermato i suoi pi infausti sospetti: voleva dire abito scuro. L'unico che aveva era un Sy
Devore vintage che Emma aveva scovato in una cesta da Hidden Treasures; aveva la fodera di seta
grigia antracite e i bottoni del gilet in madreperla. Quando se lo era messo, lei aveva battuto le mani e
gli aveva detto che sembrava una star del cinema d'altri tempi, quindi ovvio che l'avesse comprato.
Sei molto bello, Andrew.
Julian si volt. Era zio Arthur. Aveva la giacca da camera allacciata in maniera scomposta sopra
un paio di jeans sformati e una maglietta logora. Lungo la mascella gli spuntava l'accenno di una barba
ispida e incolta.
Non perse tempo a correggerlo: sapeva di assomigliare molto a suo padre da giovane. Forse per
Arthur era una consolazione immaginare che suo fratello fosse ancora vivo. Forse vedere lui vestito
elegante gli faceva ripensare ai tempi in cui loro due erano giovani e andavano alle feste. Prima che
tutto finisse in pezzi.
Sapeva che Arthur soffriva per suo fratello, a modo suo: un sentimento nascosto sotto strati di
incanto fatato e un trauma che gli aveva mandato in frantumi la mente. Se suo zio non fosse stato un
tipo cos schivo e studioso, probabilmente il suo problema sarebbe stato scoperto prima, quando ancora
viveva all'Istituto di Londra. Come se non bastasse, ci si era messo anche lo shock della Guerra Oscura
a peggiorare le cose. Eppure, a volte, quando prendeva la medicina fornitagli da Malcom, riusciva a
intravedere in lui sprazzi dello Shadowhunter che era stato molto tempo prima: coraggioso, acuto, con
lo stesso senso dell'onore di Achille o Enea.
Ciao, Arthur lo salut.
Lo zio gli fece un cenno deciso, poi gli appoggi il palmo della mano aperta contro il petto. Ho
un appuntamento con Anselm Nightshade gli disse con voce profonda.
Buono a sapersi.
E lo era davvero. Arthur e Anselm erano amici, con la passione in comune per il mondo
classico. Qualsiasi cosa tenesse occupato suo zio era preziosa. Arthur si volt con precisione quasi
militare, attravers l'atrio e pass tra le porte del Santuario, che si richiusero fragorosamente alle sue
spalle.
Dal piano di sopra fluttuarono gi le risate. Julian gir le spalle allo specchio appena in tempo
per vedere Cristina scendere le scale. La sua carnagione scura risplendeva a contrasto con il broccato
rosa d'altri tempi di cui era fatto il suo vestito. Dalle orecchie le pendeva una coppia di orecchini
chandelier.
Dopo di lei scese Emma. Not il suo vestito, che era color avorio pallido e le svolazzava attorno
come ali d'angelo, ma lui fece fatica ad ammirarlo. L'orlo arrivava alle caviglie, e da sotto spuntavano
un paio di stivali bianchi; sapeva che dentro erano infilati dei coltelli, con i manici che probabilmente le
premevano contro i polpacci.
Aveva i capelli sciolti che le ricadevano sulla schiena in onde oro scuro. C'era un movimento in
quella chioma, una morbidezza che, lo sapeva, non sarebbe mai stato capace di catturare con la pittura.
Con la foglia d'oro, forse, se avesse dipinto come Klimt, ma anche cos il risultato sarebbe impallidito
al confronto con la realt.
Quando arriv in fondo alle scale, si accorse che la stoffa dell'abito era abbastanza sottile da
permettergli di indovinare le forme del suo corpo. Il sangue cominci a pulsargli nella parte interna dei
polsi; all'improvviso sentiva la giacca troppo stretta, la pelle era bollente e gli prudeva.
Emma sorrise. Aveva gli occhi castani contornati d'oro, colore che esaltava le pagliuzze pi
chiare delle iridi, quei cerchi ramati che lui aveva contato per un'infanzia intera.
Te li ho portati la sent dire, e per un attimo non cap di cosa gli stesse parlando. Poi se lo
ricord, e le tese i polsi.
Emma apr le dita: sul palmo le brillarono dei gemelli dorati con incastonate delle pietre nere.
Sent il suo tocco gentile quando gli prese una mano per volta, la volt e gli chiuse i polsini alla
francese della camicia. Fu rapida ed efficiente, ma ogni volta che lo sfiorava con la punta delle dita
sull'interno del polso era come prendere la scossa.
Emma riabbass le mani e fece un passo indietro, come se lo stesse esaminando nei minimi
dettagli.
Direi che puoi andare.
Cristina trasal. Aveva gli occhi puntati verso l'alto, in cima alle scale. Julian segu il suo
sguardo.
C'era Mark. Dovette battere pi volte le palpebre, perch non credeva ai suoi occhi. A quanto
pareva, suo fratello maggiore indossava un cappotto lungo in finta pelliccia, piuttosto malconcio, con
niente sotto.
Non che si vedesse tutto. Ma qualcosa s, e quel qualcosa era gi abbastanza.
Ma che cosa ti sei messo?
Mark si ferm a met delle scale. Aveva le gambe nude. I piedi, pure. Julian era sicuro al
novantanove per cento che non indossava nient'altro, a parte il cappotto  che era anche mezzo
sbottonato. Non aveva mai pi visto Mark senza vestiti da quando, a due anni, condivideva con lui la
camera da letto.
Sembrava confuso. Ty e Livvy mi hanno detto che cos sarei stato semiformale...
Fu solo in quel momento che Julian si accorse dello scrocio di risa proveniente dall'alto. Ty e
Livvy erano seduti lungo il corrimano della scala e si stavano sbellicando. Te lo avevo detto di non
fidarti di quei due!
Le labbra di Emma si stavano contraendo. Mark, senti... Tese una mano verso di lui. Cristina
lo stava guardando con le guance rosso peperone e una mano sulla bocca. Torna sul pianerottolo, ok?
Si volt verso Jules e abbass la voce. Devi trovargli qualcos'altro da mettere!
Tu dici?
Emma lo guard male. Jules, in camera mia, nel baule ai piedi del letto, ci sono un po' di
vestiti dei miei genitori. Mio pap si  sposato in smoking. Attorno ai polsi c'erano delle fasce con le
rune, ma possiamo staccarle.
Ma lo smoking di tuo padre...
Gli rivolse uno sguardo obliquo. Non ti preoccupare.
Una dozzina di pagliuzze d'oro nell'occhio sinistro, solo sette nel destro. Ognuna era una
piccola esplosione di luci.
Torno subito disse Julian salendo in fretta i gradini per raggiungere il fratello. Mark era
fermo sul pianerottolo con aria incerta e le braccia tese in avanti, come per esaminare le maniche del
cappotto in pelliccia: s, erano quelle il problema.
Dru, con Tavvy per mano, si era unita ai gemelli nel coro di risate. La luce sul viso di Ty
mentre guardava Mark fece sentire a Julian freddo e caldo allo stesso momento.
E se Mark avesse deciso di non restare? E se, non riuscendo a trovare l'assassino, le fate lo
avessero riportato nella Caccia Selvaggia? Cosa sarebbe successo?
Secondo te sono troppo o troppo poco elegante? volle sapere Mark inarcando le sopracciglia.
Emma scoppi a ridere, sull'ultimo gradino della scala. Un secondo pi tardi la raggiunse anche
Cristina, e si tennero aggrappate l'un l'altra, in preda a risate isteriche.
Anche Julian aveva voglia di ridere. Se solo ne fosse stato capace. Capace di dimenticare
l'oscurit che spuntava sempre ai bordi di ogni cosa che vedeva. Capace di chiudere gli occhi e
buttarsi, dimenticandosi per un istante che, sotto, non c'era nessuna rete di protezione.
Sei pronto? chiese Julian alla porta chiusa del bagno. Aveva recuperato lo smoking di John
Carstairs dal baule di Emma e trascinato Mark in camera propria a cambiarsi. Il pensiero di suo fratello
nudo nella stanza di Emma non gli era andato gi, anche se lei non c'era.
La porta del bagno si apr. Lo smoking era nero, semplice; i punti dove erano state staccate le
fasce con le rune non si notavano per niente. Era come se le linee della stoffa si allungassero verso
l'alto, facendo sembrare Mark pi slanciato ed elegante. Per la prima volta da quando era tornato,
sembrava che ogni residuo della giovane fata inselvatichita in lui fosse stato spazzato via allo stesso
modo di una vecchia ragnatela. Sembrava umano. Umano come chi lo  da sempre.
Perch ti mangi le unghie? si sent chiedere.
Si stava tormentando un pollice senza nemmeno accorgersene: l'appagante dolore della pelle tra
i denti, il metallo del sangue nella bocca... Riabbass subito le mani. Brutto vizio.
Le persone lo fanno quando sono stressate gli disse Mark. Lo so persino io. Armeggi
inutilmente con le dita attorno alla cravatta, poi la guard in cagnesco.
Julian si alz e and dal fratello, prendendosi i lembi della sua cravatta tra le mani. Non riusciva
a ricordare chi gli avesse insegnato come si faceva il nodo. Malcom, forse. Anzi, s, quasi sicuramente
lui.
Ma cos'hai da essere stressato, fratellino? Tu non sei stato rapito dalle fate. Hai trascorso la
vita qui. Non che la vita di uno Shadowhunter sia priva di stress, ma perch sei tu quello con le mani
insanguinate?
Le dita di Julian esitarono un istante. Tu non sai tutto di me, Mark. E sono pronto a
scommettere che io non so tutto di te.
Lo sguardo oro e azzurro di Mark era franco e sincero. Chiedi.
Preferisco scoprirlo con i miei tempi. Julian diede alla cravatta un'ultima tiratina e
indietreggi per ammirare il lavoro compiuto. Mark sembrava uscito da un catalogo di smoking  se i
modelli avessero avuto le orecchie a punta.
Io no. Dimmi una cosa di te che non so e che ti fa mangiare le unghie.
Julian si gir verso la porta, poi rimase fermo con la mano sul pomello. Nostro padre disse.
Sai che cosa gli  successo?
 stato trasformato in un Ottenebrato da Sebastian Morgenstern rispose Mark. Come potrei
dimenticarlo?
E poi?
E poi?! Mark non capiva. E poi  morto durante la Guerra Oscura.
S,  vero. Perch l'ho ucciso io.
Mark trattenne il fiato. Ci fu spavento in quel sussulto, e compassione. Julian si irrigid. Non
sopportava di essere compatito.
Stava per prendere Ty aggiunse. Ho fatto quello che dovevo fare.
Non era pi lui comment subito Mark.
 quello che dicono tutti. Julian teneva ancora il viso rivolto alla porta. Sent un lieve
picchiettio sulla spalla e, quando si gir, vide suo fratello che lo guardava.
Ma non tutti lo hanno visto accadere, Julian, n hanno visto nostro padre che veniva
trasformato. Io s. All'improvviso nella sua voce ci fu il suono del fratello maggiore che era stato un
tempo, quello che sapeva pi cose perch aveva vissuto di pi. La luce nei suoi occhi si  spenta come
una candela al buio. Dentro era gi morto. Tu hai solo seppellito il corpo.
Nello sguardo di Mark c'era tristezza ed esperienza: esperienza di cose oscure. Anche Mark
aveva le mani sporche di sangue, pens Julian, e per un momento quest'idea fu una consolazione cos
grande che sent il peso sulle proprie spalle sollevarsi a poco a poco.
Grazie per l'aiuto che mi hai prestato con l'abbigliamento gli disse Mark, formale. Non mi
fider mai pi dei gemelli quando si tratta di questioni importanti della tradizione umana.
Julian sent un angolo della bocca alzarsi. Gi, ti conviene.
Mark si guard. Sono presentabile?
Sembri James Bond.
Mark sorrise. Julian sent gonfiarsi dentro al petto una piccola bolla di felicit assurda per il
fatto che lui avesse capito il riferimento e che ne fosse divertito.
Tornarono gi nell'atrio in silenzio, un silenzio infranto, quando raggiunsero il pianerottolo, dal
suono di qualcuno che gridava. Rimasero immobili a met scala.
Vedi anche tu quello che vedo io, fratello? chiese Mark.
Mi stai chiedendo se anche io sto vedendo...? azzard Julian. Allora s, se intendi dire che
l'atrio  pieno di chihuahua.
Non sono solo chihuahua precis Ty, seduto sul primo gradino a godersi lo spettacolo. Sono
tanti cani di taglia piccola e di razze diverse.
Julian sbuff. Era vero, l'atrio brulicava di cagnolini. Guaivano, abbaiavano e saltellavano.
Non preoccupatevi di loro disse. Nightshade ha l'abitudine di lasciarli tutti nell'atrio quando viene
a parlare con zio Arthur.
Nightshade? Le sopracciglia di Mark schizzarono verso l'alto. Anselm Nightshade? Il
capoclan dei vampiri di Los Angeles?
Proprio lui. A volte passa a fare un giro. Lui e Arthur vanno sorprendentemente d'accordo.
E i cani...?
Gli piacciono... disse Ty.
Ma quello sembra morto osserv Mark indicando uno dei chihuahua che si era addormentato
accanto alla porta d'ingresso con tutte e quattro le zampe all'aria.
Non  morto. Si sta rilassando. Ty pareva divertito; Julian gli arruff i capelli. Vide il fratello
abbandonarsi al suo gesto come un gatto. Dove sono Emma e Cristina?
Sono andate a prendere la macchina disse Ty. E Livvy  tornata in camera sua. Perch non
posso venire con voi?
In troppi daremmo nell'occhio spieg Julian. Devi rimanere qui... per fare la guardia
all'Istituto.
Ty non sembrava convinto; rimase a guardare senza troppo entusiasmo i suoi fratelli che
uscivano. L'auto era gi davanti all'ingresso, con il motore acceso.
Emma apr la portiera del lato passeggero e fece un fischio. Mark! Sei uno schianto.
Mark si guard, sorpreso. Julian sent affiorare ai polsi un calore pungente. Cristina era seduta
dietro, e anche lei stava guardando Mark, ma Julian non riusciva a capire la sua espressione.
Emma diede una pacca sul sedile accanto al proprio. Nella luce fioca dell'abitacolo, era come
un'ombra: vestito bianco, capelli d'oro, l'illustrazione sbiadita di un libro per bambini. Salta su, Jules.
Sei mio. Il mio navigatore.
"Sei mio" si ripet lui, e con quel pensiero in testa prese posto accanto a lei.
Qui svolta a destra disse Julian sporgendosi verso Emma per indicare con la mano.
L'Istituto potrebbe pure permettersi un Gps affidabile su questa cavolo di macchina brontol
Emma girando con forza il volante a destra. Aveva cercato di programmare il navigatore appena erano
saliti a bordo della Toyota, ma l'aggeggio si era rifiutato di accendersi. Dopo che per settimane aveva
parlato con un forte accento tedesco, Julian aveva deciso che quel coso era posseduto.
Cristina lanci uno strillo e perse l'equilibrio. Emma riusciva a vederla nello specchietto
retrovisore: lo faceva con discrezione, ma si stava tenendo lontana da Mark; nessuno che non la
conoscesse bene se ne sarebbe mai accorto. Lo stesso Mark, per esempio, sembrava ignaro di tutto.
Guardava fuori dal finestrino aperto e, con i capelli biondi tutti arruffati, canticchiava a labbra chiuse
una melodia stonata.
Rallenta, scheggia disse Julian a Emma quando qualcuno dietro di loro suon il clacson.
Siamo in ritardo gli rispose lei. Lo spettacolo dovrebbe iniziare fra dieci minuti. Se certa
gente non avesse deciso che "semiformale" era come dire "seminudo"...
Perch mi chiami "certa gente"? Io sono una persona sola osserv Mark.
Che strano disse Julian, voltandosi per guardare dritto davanti a s. Non c' nessuno in giro,
in questa strada.
Sono tutte case gli fece notare Cristina.
Sono tutte buie. Julian scrut attentamente la strada. Un po' presto per essere andati tutti a
letto, non pensate? Indic un punto con la mano. Ecco il teatro.
Aveva ragione. Emma vide di fronte a s delle luci. Neon incandescente ed elettricit riuniti in
un cartello a forma di freccia: THE MIDNIGHT THEATER. Le colline di Hollywood brillavano in
lontananza come fossero cosparse di polvere di stelle. Tutto il resto era buio, lampioni compresi.
Pi si avvicinavano al teatro, pi i lati della strada si riempivano di auto parcheggiate. Modelli
costosi: Bmw, Porsche, macchine sportive italiane di cui Emma non ricordava il nome. Trov un posto
dall'altra parte della strada rispetto all'edificio e spense il motore.
Siamo pronti? Si gir per guardare gli altri. Cristina le fece l'occhiolino, Mark un cenno della
testa. Ok, allora andiamo.
Julian era gi sceso, e stava aprendo il bagagliaio. Rovist in mezzo ad armi e stili, porgendo a
Cristina un paio di coltelli da lancio dalla forma affusolata. Possono servire?
Cristina scost la spallina del vestito. Fissato alla bretella del reggiseno c'era uno dei suoi
coltelli a farfalla, con una rosa incisa che brillava sul manico. Sono venuta preparata.
Io no. Mark si fece avanti per prendere lui i due coltelli nel fodero, poi si sbotton la giacca e
se li infil nella cintura. Con una mano si tocc la punta di freccia che aveva al collo.
Julian lo fiss. Il suo sguardo verde-azzurro era cupo, incerto. Emma capiva cosa significava
quell'espressione: non sapeva se suo fratello fosse pronto ad affrontare un potenziale pericolo. L'idea
non gli piaceva. Ma non vedeva alternative.
Bene disse Julian. Nascondete le armi. Se ci sono rune che volete tracciarvi ora, fatelo in
posti dove non possono notarvele. E controllate che le rune permanenti siano coperte. Non possiamo
rischiare di metterci in una situazione in cui chiunque dotato di Vista potrebbe riconoscerci.
Emma annu. All'Istituto avevano gi coperto con un po' di correttore la sua runa della
Chiaroveggenza e quelle parabatai. Aveva persino fatto il possibile per nascondere le piccole cicatrici
lasciate da quelle ormai sparite.
Esistevano rune permanenti e rune temporanee. Quella della Chiaroveggenza, che sembrava un
occhio aperto e ti aiutava a vedere al di l degli incantesimi, era permanente, cos come quelle
matrimoniali e dei parabatai. Le rune temporanee sparivano lentamente, man mano che venivano
utilizzate: gli iratze di guarigione, per esempio, svanivano a velocit variabile in base alla gravit della
ferita. Una runa Sicuro nel Cammino poteva durare il tempo di scalare una montagna. Per ottenere i
massimi risultati, quando ci si preparava a una battaglia la runa doveva essere il pi recente possibile.
Jules si arrotol una manica e tese il braccio a Emma. A lei l'onore disse.
Emma prese uno stilo dal bagagliaio e glielo fece scorrere sull'avambraccio nudo. Colpo
Sicuro, Rapidit e Coraggio. Quando ebbe finito si gir, sollev i capelli e offr a Jules la schiena nuda.
Se me le fai in mezzo alle scapole, i capelli dovrebbero coprirle sugger.
Lui non disse nulla. Emma lo sent in un primo momento esitare, poi toccarle la schiena con la
massima delicatezza per tenerla ferma. Aveva il respiro concitato. Nervosismo, pens. Stavano per
affrontare una situazione molto strana, ed era preoccupato per Mark.
Julian inizi la seconda runa, ed Emma prov un leggero fastidio quando lo stilo si mosse.
Corrug la fronte. Anche se era possibile che le rune in generale pungessero o bruciassero al momento
dell'applicazione, quelle che ti disegnava il tuo parabatai non facevano male. Anzi, erano quasi
piacevoli: era come essere avvolti dalla protezione di un'amicizia, dalla sensazione che un'altra
persona stesse imprimendo la sua devozione sulla tua pelle.
Strano che facesse male.
Julian fin e indietreggi di un passo. Emma lasci ricadere i capelli. Si gir per tracciare a
Cristina una rapida runa di Agilit sulla spalla, sotto la bretellina del vestito. Poi guard Mark.
Lui fece di no con la testa, come tutte le altre volte. Niente rune disse, teso.
Va bene intervenne Julian prima che qualcun altro potesse aggiungere qualcosa. Non ha
Marchi addosso, a parte la Chiaroveggenza, che poi  coperta con il trucco. Sembra normale.
Normalino, diciamo lo corresse Emma. Gli occhi e le orecchie...
Cristina fece un passo in avanti e alz una mano per scompigliare i capelli a Mark, in modo che
i ricci andassero a coprire le orecchie appuntite. Per gli occhi non possiamo farci niente, ma...
Anche nei mondani esiste l'eterocromia disse Jules. La cosa pi importante, Mark,  che
cerchi di comportarti in maniera normale.
Mark sembr indignato. Perch, quando mai non lo faccio?
Nessuno rispose alla sua domanda, nemmeno Cristina. Dopo aver fatto scivolare un paio di
pugnali nell'imbracatura che portava sulle spalle, sotto la camicia, Julian chiuse con un colpo il
bagagliaio e tutti insieme si incamminarono verso il teatro.
Le porte erano spalancate. La luce si riversava fuori, sul marciapiede buio. Emma sent il suono
della musica e delle risate mentre una mescolanza di profumo, vino e tabacco le solletic le narici.
Sull'ingresso, una giovane donna in abito attillato rosso controllava i biglietti e metteva i timbri
sulle mani. Aveva i capelli a boccoli in stile anni Quaranta e le labbra rosso fuoco; indossava un paio di
guanti in satin avorio che le arrivavano fino al gomito.
Emma la riconobbe subito: l'aveva vista ammiccare a Johnny Rook al Mercato delle Ombre.
L'ho gi vista sussurr a Jules. Mercato delle Ombre. Lui annu e la prese per mano. Ebbe un lieve
sussulto, sia per il calore improvviso tra le dita sia per la sorpresa di quel gesto.
Studi il volto di Julian mentre sorrideva alla bigliettaia dall'aria familiare. Vagamente
annoiato, vagamente arrogante, decisamente sicuro di s. La faccia di una persona, insomma, che non
aveva il minimo dubbio di poter entrare. Stava recitando una parte, e prendere lei per mano rientrava
nel copione, ecco tutto.
Julian porse il biglietto di gruppo. Signor Smith, pi tre accompagnatori disse.
Dietro di loro ci fu un leggero trambusto quando Mark apr bocca per chiedere chi fosse il
signor Smith e Cristina gli pest il piede.
La ragazza dei biglietti sorrise, formando un arco con le labbra rosse, e con calma strapp il
biglietto. Se aveva riconosciuto Emma, non lo diede a vedere. Signor Smith disse. Mi dia la mano.
Julian le offr la mano libera e la ragazza gliela timbr d'inchiostro rosso e nero, lasciandogli
uno strano simbolo, come linee d'acqua sotto una fiamma. Stasera lo spettacolo  un po' in ritardo.
Troverete fila e numero di posto sul biglietto. Vi prego di non sedervi nei posti altrui. Tacque, e punt
lo sguardo su Mark. Uno sguardo tagliente, intenso, scrutatore. E benvenuti aggiunse. Sono sicura
che troverete i Seguaci un... gruppo solidale.
Mark pareva sorpreso.
Mani timbrate e biglietto strappato, i quattro entrarono in teatro. Appena varcarono la soglia la
musica sal a volumi assordanti, ed Emma riconobbe uno di quei grandi ensemble jazz che suo padre
adorava. Solo perch suono il violino non significa che non mi piaccia ballare gli aveva sentito dire
una volta, prima di coinvolgere sua madre in un fox-trot improvvisato in cucina.
Julian si gir verso di lei. Che succede?
Emma avrebbe preferito non essere cos trasparente e distolse lo sguardo per nascondere il viso.
Mark e Cristina erano dietro di loro e si stavano guardando attorno. C'era uno snack bar che vendeva
popcorn e caramelle, sormontato da un cartello con la scritta SALA DA BALLO/TEATRO che
indicava a sinistra. Gente in abiti eleganti stava attraversando il corridoio con impazienza.
Niente. Dovremmo andare da quella parte disse Emma, tirando la mano di Julian. Seguire la
massa.
E che massa bisbigli lui. Non aveva torto a esserne stupito: anche lei pensava di non aver
mai visto cos tante persone vestite di lusso riunite in un unico posto.  come entrare in un film noir.
C'era bella gente dappertutto, dove "bella" corrispondeva ai canoni estetici hollywoodiani che
Emma era abituata a vedere in giro per Los Angeles: frequentavano palestre, centri abbronzatura,
parrucchieri costosi e indossavano vestiti firmati. L dentro, poi, sembravano essersi tutti impegnati per
comparire in un film di quelli con Frank Sinatra e Dean Martin. Era un trionfo di abiti di seta, calze con
la riga, cappelli di feltro, cravatte sottili e giacche con il risvolto a punta. A quanto pareva, senza
volerlo Julian aveva fatto un'ottima scelta a presentarsi con il suo abito Sy Devore, un marchio che
rispecchiava alla perfezione quello stile.
La sala era elegante, con il soffitto in rame inciso, le finestre ad arco e delle porte chiuse con
scritto TEATRO/SINISTRA e TEATRO/DESTRA. Un tappeto era stato arrotolato per permettere agli
ospiti di ballare e qualche coppia stava gi volteggiando al ritmo di un complesso che suonava su un
palco in fondo alla sala. Grazie a quello che le aveva insegnato suo padre, Emma riconobbe tromboni e
trombe, un contrabbasso e  per quelli non servivano conoscenze speciali  batteria e pianoforte. C'era
anche un suonatore di clarinetto, che stacc le labbra dallo strumento abbastanza per poterle sorridere
quando entr nella sala. Aveva i capelli ricci, ramati, e nel suo sguardo c'era qualcosa di strano.
 una fata disse Mark, tradendo un'improvvisa tensione nella voce. Almeno in parte.
Oh. Emma si guard attorno una seconda volta, lasciando scorrere lo sguardo sui ballerini. Li
aveva liquidati come semplici mondani, ma... osservando meglio, in effetti riconobbe un orecchio
appuntito qui e un lampo di occhi arancioni e artigli l.
C-H-E C'-? le scrisse Jules sulla schiena. Sent i suoi polpastrelli caldi attraverso la stoffa
sottile del vestito.
Sono tutti qualcosa disse Emma. Ripens a quel cartello al Mercato delle Ombre: SEI IN
PARTE SOPRANNATURALE? NON SEI SOLO. Buona idea aver coperto le rune. Qui hanno tutti la
Vista, tutti quanti hanno qualche tipo di magia.
Tutti i musicisti sono per met membri nobili del Popolo Fatato osserv Mark. E la cosa non
mi sorprende, visto che non c' niente che gli Splendenti apprezzino pi della musica. Per ce ne sono
altri con sangue misto di sirena e alcuni che sono mannari.
Venite avanti, novellini! grid il clarinettista dai capelli di rame, e un fascio di luce invest i
quattro Shadowhunters. Lasciatevi trasportare!
Quando Emma lo guard esitante, lui mosse da una parte all'altra le sopracciglia, e lei cap
cos'aveva di strano negli occhi: erano come quelli di una capra, con le pupille a forma di rettangoli
neri. Ballate! grid, e tutti i presenti si voltarono applaudendo.
Il bagliore del riflettore puntato su di loro rese il viso di Julian una macchia indistinta quando
prese Cristina e la trascin in mezzo alla folla. Il cuore di Emma diede un colpo lento e pesante.
Cerc di fare finta di nulla, si gir verso Mark e gli offr le mani. Balli?
Non sono capace. C'era qualcosa nella sua espressione, un misto di sbigottimento e ansia,
che fece provare a Emma un senso di solidariet nei suoi confronti. Le prese le mani, incerto. I balli
delle fate... non sono cos.
Emma lo trascin verso gli altri. Le dita di Mark erano sottili e fredde tra le sue, diverse dalla
calda stretta di Jules. Non ti preoccupare, conduco io.
Si mischiarono agli altri danzatori. Emma conduceva, cercando di ricordare quello che aveva
visto nei film in cui c'erano balli del genere. Nonostante la promessa, ben presto si domand se non
fosse il caso di lasciarsi guidare da Mark. Lui aveva una grazia incredibile, mentre a lei tutti gli anni
passati a addestrarsi facevano venire pi voglia di saltare e tirare calci volanti che di volteggiare e
strisciare i piedi.
Not una ragazza con i capelli verdi corti. Capisci cos' ognuno di loro? chiese a Mark.
Lui batt le palpebre, spandendo luce con le ciglia chiare. Lei  per met driade. Fate dei
boschi. Anzi, probabilmente meno di met: il sangue di fata pu rifarsi vivo a generazioni di distanza.
La maggior parte degli umani con la Vista ha nelle vene sangue di fata che risale ad anni e anni prima.
E i musicisti?
Mark le fece fare una giravolta. Aveva iniziato a condurre lui, d'istinto. C'era qualcosa di
arcano in quella musica, pens Emma, come se stesse discendendo da un luogo lontano e remoto. Il
clarinettista  in parte satiro. Il suonatore di contrabbasso, con la pelle celeste, una specie di sirena. La
madre di Kieran era una nixie, il padre una fata d'acqua e...
Mark si interruppe. Emma intanto guard Jules e Cristina: il vestito rosa di lei creava un
contrasto pazzesco con il nero dell'abito di lui. Julian le stava facendo fare una piroetta, ed Emma si
mordicchi l'interno del labbro. Kieran? Quel principe che ti ha accompagnato in Istituto?
Sotto quella luce in movimento, Mark era un chiaroscuro di lineamenti ossuti. L'aria profumava
d'incenso, del tipo da due soldi che bruciavano sulla passeggiata di Venice. Eravamo amici nella
Caccia Selvaggia.
Be', allora avrebbe potuto fare un po' meno lo stronzo con te borbott Emma.
In realt non credo. Mark sorrise, ed Emma riconobbe in lui il punto in cui l'umano si
mischiava al fatato: le fate, da quello che sapeva lei, non sorridevano mai tanto apertamente.
Fece una smorfia. Ma c'era qualcosa che non fosse terribile, a stare nella Caccia? Che so,
qualcosa di divertente?
Certe cose. Mark sorrise e la fece roteare. Riecco quell'accenno di fata, quella natura
selvaggia. Emma rallent il ritmo della loro danza.
Quali cose?
Lui la fece volteggiare in cerchio. Non posso parlarne.  un geis.
Emma sospir. Tipo che se me lo dici poi mi devi uccidere?
Perch dovrei ucciderti? Mark sembrava sinceramente sbalordito.
Emma butt indietro la testa e gli sorrise. A volte chiacchierare con Mark era come parlare con
Ty: lei si ritrovava a fare battute stupide che riteneva ovvie, salvo poi accorgersi che, per il suo
interlocutore, ovvie non lo erano affatto, senza conoscere i sottili codici dell'interazione sociale. Non
sapeva come avesse fatto lei a impararli, per sapeva di esserci riuscita; Ty invece aveva difficolt, e
sembrava che lo stesso valesse per Mark.
Una volta Julian le aveva detto che cercare di vedere il mondo attraverso gli occhi di Ty era
come guardare dentro a un caleidoscopio, scuoterlo, e poi guardare ancora. Vedevi sempre gli stessi
cristalli scintillanti, ma in conformazioni diverse.
La Caccia Selvaggia era libert disse Mark. E la libert  necessaria.
Dentro agli occhi di lui Emma vide un paesaggio incontaminato di stelle e cime d'alberi, la fiera
luminosit dei ghiacciai, tutti i detriti luccicanti del tetto del mondo.
Le venne da ripensare a quella corsa in moto sopra l'oceano. Alla libert di essere selvaggi e
senza limiti. Al desiderio che a volte le bruciava dentro al petto di non essere legata a nulla,
responsabile di nulla, vincolata a nulla.
Mark... fece per dire.
L'espressione di lui mut: all'improvviso stava guardando alle sue spalle, e le stava stringendo
forte la mano. Emma si gir per dare un'occhiata a sua volta, ma vide soltanto il guardaroba.
Un'addetta dall'aria annoiata se ne stava appollaiata sul bancone a fumare una sigaretta da un bocchino
d'argento.
Mark? Emma si gir, ma lui si stava gi allontanando per saltare oltre al bancone, suscitando
lo stupore della ragazza annoiata. Un secondo ed era scomparso. Emma stava per andargli dietro
quando Cristina e Julian le si pararono davanti, bloccandola.
Mark  corso via! annunci loro.
S, non si pu dire che abbia gi imparato a fare gioco di squadra comment Julian. Il ballo lo
aveva lasciato un po' in disordine: era rosso in viso. Cristina invece non aveva un capello fuori posto.
Sentite, lo seguo io, e voi due ballate...
Posso permettermi? Davanti a loro comparve un ragazzo alto, sui venticinque anni, che
indossava un elegante completo spigato e un cappello di feltro abbinato. Aveva i capelli ossigenati e
calzava un paio di scarpe dall'aria costosa, con suole rosse che mandavano lampi di fuoco quanto
camminava. Sul dito medio gli brillava un vistoso anello da cocktail rosa. Teneva lo sguardo fisso su
Cristina. Le andrebbe di ballare?
Veramente, se non le dispiace ribatt Julian in tono disinvolto, cortese, mettendo una mano
sul braccio di Cristina. Io e la mia fidanzata volevamo...
L'espressione amichevole dell'uomo cambi  quasi impercettibilmente, ma abbastanza perch
Emma notasse una tensione dentro al suo sguardo capace di convincere Julian a lasciare la frase in
sospeso.
Se non dispiace a lei, le farei notare che io sono un Azzurro. Un dettaglio che forse le era
sfuggito disse lo sconosciuto picchiettandosi una tasca da cui spuntava, piegato, un invito come quello
trovato nella borsa di Ava. Era uguale, per di colore azzurro chiaro. Sbuff di fronte alle espressioni
confuse dei ragazzi. Novellini borbott, e in quel momento i suoi occhi scuri furono attraversati da
una strana corrente sotterranea; disprezzo, quasi.
Ma certo. Cristina lanci un rapido sguardo a Julian ed Emma, poi si rivolse allo sconosciuto
con un sorriso. Ci scusi per aver frainteso.
Il viso di Julian era cupo mentre Cristina si dirigeva verso la pista da ballo con l'uomo che si
era definito "un Azzurro". Emma lo capiva. Si consol dicendosi che, se qualcuno avesse tentato di
farle qualcosa di male, la sua amica lo avrebbe infilzato con il coltello a farfalla.
Meglio se balliamo anche noi le propose Jules. A quanto pare  l'unico modo per non essere
notati.
"Ci hanno gi notati" pens. Era vero: anche se il loro arrivo non aveva suscitato chiss quale
scalpore, tanti dei presenti li stavano guardando di sottecchi. Buona parte dei Seguaci sembrava in tutto
e per tutto umana  in effetti Emma non aveva capito bene la loro politica riguardo ai mondani  ma
immaginava che lei e i suoi compagni, in quanto nuovi arrivati, fossero ancora al centro dell'attenzione.
Prese Julian per mano e insieme si spostarono ai margini della folla, in fondo alla sala, la zona
meno illuminata. Creature mezze fate, ifrit, mannare... mormor, prendendogli anche l'altra mano
cos che fossero viso a viso. Lui sembrava ancora pi scomposto di prima, aveva le guance arrossate.
Non poteva biasimarlo: di solito se le loro rune venivano scoperte in mezzo alla gente non succedeva
niente di particolare, ma l era diverso. Cosa ci fanno tutti qui?
Non  facile avere la Vista, se non conosci altri come te le rispose lui a bassa voce. Vedi
cose che non vede nessun altro. Non ne puoi parlare, perch nessuno capirebbe. Devi mantenere i
segreti, e i segreti... ti distruggono. Ti rendono vulnerabile.
Il timbro basso della sua voce fece rabbrividire Emma sin dentro alle ossa: racchiudeva
qualcosa che la spavent. Qualcosa che le fece ripensare ai ghiacciai negli occhi di Mark, distanti e
solitari.
Jules disse.
Mormorando qualcosa come "lascia stare", lui la allontan facendole fare una piroetta e poi la
tir di nuovo a s. Emma si rese conto con stupore che anni trascorsi a combattere insieme li rendevano
quasi una coppia di ballo perfetta. Erano in grado di prevedere l'uno i movimenti dell'altra, di scivolare
all'unisono con il corpo del partner. Lei riusciva a indovinare da quale parte si sarebbe spostato lui in
base alla cadenza del suo respiro e alla debole stretta delle sue dita attorno alle proprie.
I ricci scuri di Julian erano completamente arruffati e, quando lui la tirava a s, riusciva a
sentire la nota speziata di chiodi di garofano della sua colonia, mista a un vago aroma di pittura.
La canzone termin. Alzando lo sguardo verso il complesso, Emma not che il clarinettista
stava guardando proprio lei e Julian, e la sorprese facendole l'occhiolino. Il gruppo ricominci a
suonare, questa volta con un pezzo pi dolce e lento. Le coppie si muovevano insieme come calamitate,
con le braccia avvolte attorno al collo, le mani posate sui fianchi, la fronte che si sfiorava.
Julian si era bloccato. Emma, che gli teneva ancora la mano, rimase immobile, senza respirare.
Quell'istante si protrasse all'infinito. Lo sguardo di lui cerc il suo, e qualsiasi cosa ci vide
dentro lo aiut a decidere: la prese fra le braccia e se la tir vicino. Lei gli urt la spalla con il mento.
Era la prima cosa goffa che avessero mai fatto insieme.
Emma lo sent inspirare, con un rapido spostamento d'aria che la invest. Le mani di lui le si
allargarono, calde, accanto alle scapole. Pieg la testa. Ora sotto l'orecchio sentiva il battito del cuore
di Julian, veloce e furioso, e la solidit del suo petto.
Alz le braccia per posargliele attorno al collo. La differenza di altezza tra loro fu tale che,
quando intrecci le dita, queste le si impigliarono nei capelli sulla nuca di lui.
Si sent percorrere da un brivido. Non era la prima volta che toccava i capelli di Julian,
ovviamente, ma l, in quel punto vulnerabile appena sotto la cascata di riccioli selvaggi, erano
particolarmente soffici. E lo era anche la sua pelle. Gli fece una carezza verso il basso con le dita,
d'istinto, e quando incontr la prima vertebra della spina dorsale di lui riconobbe anche un sussulto
allarmato.
Lo guard in faccia. Julian era bianco e teneva gli occhi bassi, le ciglia scure come piume sopra
gli zigomi. Si stava mordendo il labbro inferiore, come faceva sempre quando era nervoso. Riusciva a
vedergli i segni dei denti nella pelle morbida.
Se lo avesse baciato, avrebbe saputo di sangue, di chiodi di garofano o di un misto dei due?
Dolce e speziato? Caldo e amaro?
Si costrinse ad allontanare quel pensiero. Jules era il suo parabatai. Non era da baciare. Era
da...
Sent la mano sinistra di lui che le scendeva lungo la schiena fino a raggiungere la vita,
scivolando sul lato per racchiuderle delicatamente un fianco. Trem. Aveva sentito parlare di gente con
le farfalle allo stomaco, e sapeva cosa voleva dire: una sensazione di frenetica agitazione dentro le
viscere. Ma ora lei quelle farfalle le aveva ovunque, sotto l'intera distesa dell'epidermide: sbattevano le
ali e le mandavano brividi a ondate su e gi per il corpo. Inizi a scrivergli con un dito sul polso, con
l'intenzione di chiedergli: J-U-L-I-A-N, C-O-S-A S-T-A-I F-A-C-E-N-D-O ?
Ma lui sembr non accorgersene. Per la prima volta, non stava ascoltando il loro linguaggio
segreto. Emma si interruppe, lo fiss. Quando gli occhi di Julian incontrarono i suoi, li vide distratti,
trasognati. Le teneva la mano destra fra i capelli, avvolgendoseli attorno alle dita e facendola sentire
come se ogni singolo capello fosse un cavo elettrico direttamente collegato a una delle sue terminazioni
nervose.
Quando stasera sei scesa dalle scale le disse con voce calda e profonda, ho pensato di
dipingerti. Di dipingere i tuoi capelli. Per azzeccare il colore mi sarebbe servito il bianco di titanio, per
come cattura la luce diventando quasi splendente. Per non avrebbe funzionato, vero? Perch i tuoi
capelli non sono di un colore soltanto, non sono oro e basta: sono ambra, bruno fulvo, caramello, grano
e miele.
La solita Emma avrebbe fatto una battuta, per esempio: "Li fai sembrare un cereale per la prima
colazione". La solita Emma e il solito Julian si sarebbero fatti una risata. Quello per era un Julian che
non aveva mai visto, un Julian privo di espressione, con i lineamenti eleganti sempre pi scarni e
affilati. Si sent crescere dentro un'ondata di desiderio disperato mentre si perdeva negli occhi di lui,
fiamme pallide, e nelle curve di zigomi e mascella, cos come nella morbidezza della bocca.
Ma non mi hai mai dipinta gli sussurr.
Lui non rispose. Era come se provasse dolore. Aveva il battito cardiaco che viaggiava al triplo
della velocit normale: glielo capiva dal collo. Aveva le braccia immobili: era sicura che lo stesse
facendo per tenerla ferma dov'era, impedendole di avanzare anche di un solo millimetro. Lo spazio tra
loro era caldo, elettrico. Lui le richiuse le dita sul fianco. Con l'altra mano scivol gi lungo la schiena,
lentamente, scorrendole sui capelli finch non raggiunse la pelle nuda scoperta dalla scollatura
posteriore del vestito.
Lo vide chiudere gli occhi.
Avevano smesso di ballare. Erano fermi in piedi, lei che respirava a stento, le mani di lui che si
muovevano sul suo corpo. L'aveva toccata un migliaio di volte: mentre si allenavano, mentre
combattevano o medicavano l'uno le ferite dell'altra.
Ma cos, mai.
Sembrava posseduto da un incantesimo. E consapevole di esserlo. Intento a combattere contro il
potere di quella magia con ogni fibra e nervo del corpo, al ritmo di una tremenda lotta interiore nelle
vene. Sentiva il suo battito attraverso le mani, sulla pelle nuda della schiena.
Gli si fece pi vicino, appena appena, nemmeno un centimetro. Lui trasal. Gonfi il petto, e
cos facendo le sfior la punta del seno attraverso la sottile stoffa del vestito. Lei prov una scossa che
le imped di pensare.
Emma si sent chiamare con voce strozzata. Julian contrasse di colpo le mani, come se fosse
appena stato pugnalato. La stava tirando. Tirando verso di s. Emma sent il proprio corpo che andava a
sbattere contro il suo, mentre la folla attorno a loro diventava una macchia di luce indistinta. Stavano
respirando lo stesso respiro.
Ci fu un fragore di piatti da orchestra che si incontravano: sconvolgente, assordante. Si
staccarono di colpo mentre le porte del teatro si spalancavano e la sala veniva inondata di luce. La
musica era cessata.
Un altoparlante gracchi. Il pubblico  invitato ad accomodarsi in teatro, prego annunci una
sensuale voce femminile. Lo spettacolo della Lotteria sta per avere inizio.
Cristina si era staccata dall'uomo con il completo spigato e li stava raggiungendo, rossa in viso.
Emma aveva il cuore a mille; os osservare Julian. Per una frazione di secondo le sembr di vedere
qualcuno che aveva attraversato il deserto del Mojave e, mezzo morto dal caldo, aveva intravisto una
goccia d'acqua in lontananza, accorgendosi poi che era solo un miraggio.
Mark ancora non si  fatto vivo? si affrett a dire quando Cristina le fu accanto. Non che ci
fosse un motivo per cui lei avrebbe dovuto rivedere Mark prima di loro, per tutto era buono pur di non
guardare Julian. Non con quella faccia.
Cristina fece di no con la testa.
Allora ci conviene entrare disse lui. Aveva usato un tono di voce normale, e il viso gli era
tornato sereno. Mark ci raggiunger.
Emma non pot fare a meno di osservarlo con stupore. Aveva sempre saputo che Jules era un
discreto attore  gli Shadowhunter dovevano continuamente mentire e interpretare delle parti  ma a
quel punto le sembr di essersi soltanto immaginata l'espressione di poco prima. Anzi, tutti gli ultimi
dieci minuti.
Come se nulla fosse accaduto.
15
GLI ANGELI, NON S FELICI IN CIELO COME NOI
E tu cosa ci fai qui? sibil Mark nell'oscurit.
Era in piedi nel guardaroba, circondato da rastrelliere cariche di vestiti costosi. Di notte a Los
Angeles la temperatura precipitava, anche d'estate, ma quelli erano cappotti leggeri: giacche maschili
in lino e cotone stropicciato, stole femminili in seta e garza cashmere. C'era pochissima luce, ma Mark
non si ribell quando una mano pallida sbuc da dietro un soprabito di pelle e lo tir dentro a una
rastrelliera.
Kieran. Quel giorno i suoi capelli erano di un blu che pi scuro non si poteva, quasi neri, il
colore delle onde in tempesta. Segno che era di pessimo, pessimo umore. Gli occhi nero-argento
brillavano al buio.
E come altro dovrei fare per vederti? gli disse, spingendolo contro la parete. Dietro ai
cappotti c'era poco spazio, era un angolo angusto e caldissimo. Mark trasal, e non soltanto per la forza
dell'impatto alla schiena. Il corpo di Kieran emanava ondate di rabbia palpabili: gli si contorcevano
dentro, in fondo a un luogo dove le fredde acque del Regno delle Fate una volta gli avevano raggelato il
cuore. Non posso entrare all'Istituto, Santuario a parte, e se mi trovassero l verrei ucciso. Cosa devo
fare, trascorrere tutte le notti fra le ombre del deserto nella speranza di ricevere una tua visita?
No gli rispose Mark, anche se Kieran lo stava spingendo ancora di pi contro la parete,
infilandogli un ginocchio tra le gambe. Le sue parole erano furiose, ma le mani che gli stavano
toccando il corpo erano familiari: dita fredde e sottili che gli slacciavano i bottoni della camicia,
infilandosi sotto la stoffa per accarezzargli la pelle. Dobbiamo rimanere lontani finch questa storia
non sar finita.
Lo sguardo di Kieran divamp. E poi? Tornerai volontariamente nella Caccia, per me? Mi
credi proprio sciocco, allora. Tu l'hai sempre detestata, la Caccia.
Ma non te fu la risposta di Mark. Il guardaroba sapeva di un milione di profumi mescolati fra
loro, colonie che avevano impregnato cappotti e giacche e ora gli solleticavano il naso. Erano odori
sintetici, non reali: finta tuberosa, finto gelsomino, finta lavanda. Niente era autentico, nel mondo dei
mondani. Ma in fondo, il Regno delle Fate era poi tanto diverso?
Tu non mi detesti? disse Kieran con voce fredda. Ma che onore. Quanto ne sono lusingato!
Ti manco, almeno?
Mi manchi.
Devo crederci? Ricordati, mezzosangue: so bene che puoi mentire.
Mark fece guizzare gli occhi su quelli di Kieran. Dentro ci vide la tempesta, ma dietro alle
nuvole c'erano due ragazzi piccoli come stelle in un cielo distante, intrecciati sotto a una coperta. Erano
alti uguale; gli bast sporgersi leggermente in avanti e premere la bocca su quella di Kieran per
baciarlo.
Il principe delle fate si irrigid contro di lui. Non si mosse, esitante pi che indifferente. Le mani
di Mark salirono a racchiudergli il viso, e a quel punto s che Kieran si mosse, spingendosi in avanti per
baciare con trasporto l'altro cui fece picchiare la testa al muro.
Kieran sapeva di sangue e di freddo cielo notturno; per un attimo, Mark stava di nuovo volando
con la Caccia. Il firmamento era la sua strada da conquistare. Cavalcava un destriero bianco argento,
fatto di luce, lungo un sentiero di stelle. Circondato da grida, urla e risate, si apr un varco nella notte
che dischiuse il mondo ai suoi occhi scrutatori; vide luoghi che nessuno sguardo umano aveva mai
visto, cascate nascoste e vallate segrete. Si ferm per riposarsi sulle cime dei ghiacciai e galopp gi tra
la spuma delle cascate, mentre le bianche braccia delle ninfe d'acqua cercavano di prenderlo. Si sdrai
con Kieran sull'erba di un pascolo alpino, mano nella mano con lui, e cont mille miliardi di stelle.
Kieran fu il primo a staccarsi.
Mark stava ansimando forte. C'era una bugia in questo bacio?
No, ma... Kieran era pensieroso. Quelle stelle che hai negli occhi, sono per me o per la
Caccia?
La Caccia era dolore e gloria rispose Mark. Ma sei stato tu a rendermi in grado di vedere la
gloria e non soltanto il dolore.
Quella ragazza. L'altra sera sei tornato con lei, sul mio destriero. Mark cap, di soprassalto,
che Kieran si stava riferendo a Cristina. Ho pensato che potessi esserne innamorato...
Il principe teneva lo sguardo basso. Aveva i capelli accesi di un blu argentato, l'oceano dopo
una tempesta. Mark ripens che Kieran non era pi grande di lui; per quanto fosse una fata senza et, in
pratica aveva vissuto meno di vent'anni. E sapeva degli umani ancora meno di quello che sapeva lui.
Non credo che ci si innamori cos in fretta gli disse. Ma lei mi piace.
Non puoi darle il tuo cuore fece Kieran. Anche se per il resto puoi farci quello che vuoi.
Mark dovette soffocare una risata. Ecco Kieran e la sua particolarissima generosit. Le fate
credevano alle promesse di fedelt del corpo e del cuore. Al proprio amato si faceva una promessa, e la
si rispettava.
Chiedere una promessa di fedelt fisica era una cosa rara, ma esigere la fedelt del cuore era
assolutamente possibile, e tra le fate capitava spesso. La punizione per chi infrangeva una promessa
d'amore era severa.
Proviene da un'antica famiglia.  una sorta di principessa. Non credo mi degnerebbe mai di un
secondo sguardo.
Mentre ballavi con la bionda te ne ha rivolti ben pi di due.
Mark batt le palpebre per lo stupore. In parte per la rapidit con cui si era dimenticato quel
modo delle fate di prendere tutto alla lettera, in parte per la disinvoltura con cui aveva usato quel modo
di dire cos umano.
Sarebbe stato inutile cercare di spiegare a Kieran tutti i motivi per cui Cristina non lo avrebbe
mai desiderato. Era troppo educata per mostrare il proprio disprezzo per il sangue di fata, ma sotto
l'apparenza ne era certamente disgustata, non aveva dubbi. Infil le dita nei passanti dei pantaloni di
Kieran tirandolo a s per strappargli un altro bacio e, con esso, i ricordi della Caccia, dolci come il
vino.
I loro erano baci bollenti, aggrovigliati. Due ragazzi sotto una coperta che cercavano di non fare
rumore, di non svegliare gli altri. Baciarsi per cancellare i ricordi, baciarsi per pulirsi dal sangue e dallo
sporco, baciarsi per lavare via le lacrime. Le mani di Mark si fecero strada sotto la camicia di Kieran,
percorrendogli con le dita i lembi delle cicatrici. Erano i punti che li univano nel dolore, anche se,
almeno, a frustare Mark non erano stati i membri della sua famiglia.
Le mani di Kieran scivolarono inefficaci sui bottoni di madreperla di Mark. Questi vestiti da
mondani... disse fra i denti. Li odio!
Allora toglimeli mormor Mark, rapito, inebriato, perso nella Caccia. Le sue mani erano su
Kieran, ma la mente viaggiava tra le luci del nord, in un cielo dipinto di azzurro e di verde come il
cuore dell'oceano. Come gli occhi dei Blackthorn.
No. Kieran sorrise e fece un passo indietro. Era tutto sgualcito, aveva la camicia aperta. Il
sangue di Mark pulsava di desiderio, desiderio di perdersi dentro Kieran e dimenticare. Una volta mi
hai detto che gli umani vogliono quello che non possono avere. E tu sei mezzo umano.
Desideriamo quello che non possiamo avere, s. Ma amiamo chi ci dimostra gentilezza.
Per il momento mi prendo il desiderio disse Kieran mettendo le mani sul ciondolo che Mark
aveva al collo. E il ricordo del dono che ti ho fatto.
Serviva molta magia per fare le punte elfiche, che erano quindi preziosissime. Kieran
gliel'aveva regalata non tanto tempo dopo essersi unito alla Caccia, e aveva legato la punta a una
catenella cos che Mark potesse tenerla vicino al cuore.
Colpisci dritto e preciso gli disse. Trova l'assassino e poi torna da me.
Ma la mia famiglia... disse Mark chiudendo di riflesso la mano su quella di Kieran. Kier, tu
devi...
Torna da me ripet l'altro. Diede un bacio sulla mano chiusa di Mark, poi spar tra i cappotti
appesi. Anche se Mark tent subito di seguirlo, lui era gi svanito.
L'interno del teatro era magnifico, un'ode romantica dedicata ai giorni di gloria dell'et d'oro
del cinema. Travi dorate suddividevano il soffitto a volta in otto parti, ognuna raffigurante, in barocchi
colori gioiello, una scena tratta da un film classico: Emma riconobbe Via col vento e Casablanca, ma
gli altri no  un uomo che ne trasportava un altro su una sabbia bruciante, una ragazza inginocchiata ai
piedi di un ragazzo con un fucile sulle spalle, una donna con un vestito che le si sollevava tutto attorno
come petali di orchidea.
Un profumo dolce e pesante aleggiava nell'aria mentre la gente si affrettava a prendere posto
nello spazio semicircolare. I sedili erano foderati di velluto viola, e ognuno di essi riportava una M
dorata sullo schienale. Come promesso dalla ragazza all'ingresso, ora sul loro biglietto erano comparsi
la fila e i numeri di posto; li trovarono e si misero a sedere, prima Cristina, poi Emma, poi Julian.
M sta per Midnight? chiese Emma a quest'ultimo, indicando gli schienali.
Probabilmente rispose lui girando subito lo sguardo verso il palco. Il sipario era aperto, e la
parete di fondo era ricoperta da un enorme dipinto che ritraeva un paesaggio oceanico. Il palco in s era
spoglio, con le assi del pavimento ben lucidate.
Emma si sent le guance calde. La voce di Julian era stata calma, neutra. Eppure, davanti agli
occhi, le comparve ancora l'espressione che aveva avuto il suo viso solo pochi minuti prima, quando
l'aveva stretta sulla pista da ballo: quello sguardo nudo, privo di qualsiasi finzione.
Quello sguardo le aveva mostrato un Julian intenso e sofferente come mai lo aveva conosciuto
prima. Un viso segreto che non aveva mai visto, che nessuno doveva aver mai visto.
Sent Cristina muoversi al suo fianco e si gir, colta da un improvviso senso di colpa: era stata
cos concentrata sul proprio stupore da dimenticarsi di chiedere alla sua amica perch fosse tanto
nervosa.
Cristina stava lanciando uno sguardo torvo verso la parte opposta del teatro. Teneva gli occhi
incollati all'uomo con il vestito spigato, ora seduto accanto a una bionda elegante in abito argento e
tacchi alti.
Brrr... fece Cristina. In pratica ho dovuto scollarmelo di dosso. Che pervertito! Mia madre
gli avrebbe tirato una coltellata.
Vuoi che lo uccidiamo? propose Emma, scherzando solo fino a un certo punto. Potremmo
farlo, dopo lo spettacolo.
Sarebbe uno spreco di energie rispose l'altra con superiorit. Ti dico che cosa ho scoperto: 
per met lupo mannaro. Ed  membro dei Seguaci, cos li ha chiamati, da sei mesi. Ecco cosa intendeva
con essere "un Azzurro".
Ti riferisci al fatto che sia un Seguace o che sia in parte licantropo? chiese Julian.
Tutte e due le cose, penso rispose Cristina. Si  preso la briga di spiegarmi per filo e per
segno cosa significhi essere in parte mannaro. Mi ha detto che  pi forte e pi veloce di un umano, che
potrebbe buttare gi un muro di mattoni con un calcio... Alz gli occhi al cielo, annoiata.
Com' che si fa a essere per met mannari? chiese Emma.
Significa che hai il loro virus, ma dormiente spieg Jules. Puoi trasmetterlo, ma non ti puoi
trasformare. Non diventerai mai un lupo, per hai pi forza e sei pi veloce.
Lui dice che vale per tutti quanti aggiunse Cristina. Ogni volta che tengono una Lotteria,
tutti i Seguaci diventano pi forti.
Magia simpatetica disse Julian. All'improvviso, nella loro fila ci fu un certo trambusto.
Sono in ritardo? Era Mark, concitato, che si lasci cadere sul sedile accanto al fratello. A
giudicare dai capelli, sembrava che fosse rimasto un po' troppo tempo in piedi di fronte a una macchina
del vento. Scusatemi, sono stato trattenuto.
Julian lo osserv a lungo. Non dirmelo fece infine. Preferisco non saperlo.
Io s! intervenne Emma, ma prima che Mark potesse replicare qualcosa le luci del teatro si
abbassarono. Scese di colpo il silenzio, senza quel momento di voci sommesse e bisbigli che Emma si
sarebbe aspettata. Silenzio repentino, un'innaturale cessazione di suoni.
Un brivido le sal su per il collo quando il palco fu illuminato da un unico proiettore.
Il complesso jazz si era radunato nella buca d'orchestra; inizi a suonare una melodia lenta,
quasi lugubre, mentre un oggetto su ruote coperto da un drappo di velluto nero veniva trascinato sul
palco da due uomini in uniforme. La musica sfum, e si ud un ticchettio di tacchi alti. Un attimo dopo
comparve la donna che aveva controllato i biglietti all'ingresso. Si era cambiata, e ora indossava uno
splendido vestito lungo fino alle caviglie in pizzo nero e blu scuro, simile a spuma d'oceano. Anche da
cos lontano, Emma riusciva a vedere il kajal nero che le sottolineava gli occhi.
La donna tese una mano dalle unghie laccate di rosso fiammante e afferr il drappo nero,
tirandolo e gettandolo a terra con un gesto enfatico.
Sotto c'era un macchinario: un grosso tamburo trasparente fissato sopra una base di metallo.
Dentro al vetro c'erano centinaia di palline colorate con dei numeri scritti sopra. Dal macchinario
usciva una canalina, e davanti alla canalina c'era un vassoio.
Signore e signori annunci la donna. Mi chiamo Belinda Belle.
Belinda Belle? sussurr Julian. Sar un nome d'arte.
Sei un detective geniale gli disse lei per prenderlo in giro. Geniale!
Lui le rispose con una smorfia, ed Emma prov un senso di sollievo. Riecco i soliti Emma e
Julian, quelli che si facevano le boccacce e ridevano. Riecco la normalit.
Benvenuti alla Lotteria riprese la donna sul palco.
La sala era immersa nel silenzio. Belinda sorrise, posando una mano sul macchinario e restando
perfettamente immobile.
Una macchina per l'estrazione della lotteria mormor Julian. Pi chiaro di cos...
Il Guardiano non ha potuto essere qui con noi stasera disse Belinda.  stato necessario
rafforzare le misure di sicurezza. L'ultima caccia  stata interrotta dai Nephilim, e il valore del
sacrificio  stato messo a repentaglio.
Dal pubblic si alz un brusio sommesso. Emma sussult. Quella donna aveva detto
"Nephilim". Quindi quella gente conosceva gli Shadowhunters. Non era una sorpresa, quello no, per
confermava ci che aveva sospettato sin da subito. C'era qualcosa sotto a quella faccenda, qualcosa che
allungava i tentacoli nel Mondo dei Nascosti e ghermiva le radici di tutto ci che sapevano.
Il sacrificio? sussurr Emma. Intendeva "sacrificio umano"?
S-S-S-T! le scrisse Julian sul braccio. Si accorse con dispiacere che le dita con cui l'aveva
toccata avevano le unghie rosicchiate fino alla carne viva.
La musica riprese volume. Sul palco, Belinda premette un bottone su un lato del macchinario. I
bracci di metallo presero vita e iniziarono a girare; le palline diventarono una massa indistinta e
coloratissima, l'interno di un caleidoscopio.
Gira, gira, gira. Emma sulla spiaggia, il braccio di suo padre sulle spalle. I caleidoscopi sono
come una magia, Emma. Due persone che li guardano non vedranno mai le stesse cose.
Quel ricordo le fece male al cuore. Il macchinario ruot ancora pi rapidamente, poi si blocc di
colpo e sput fuori una pallina rossa, che percorse la canalina e ricadde sul vassoio.
Belinda la sollev con grazia. La sua era l'immobilit dei gatti pronti a compiere un balzo.
Azzurro disse, facendo risuonare la sua voce nel silenzio. Azzurro 304.
Fu un momento sospeso nel tempo, rotto da un uomo che si alz in piedi. Si muoveva con
cautela, come una statua portata in vita all'improvviso e controvoglia.
Era l'uomo con cui aveva ballato Cristina. Adesso era molto pallido, e la donna con il vestito
argento si era allontanata da lui.
Signor Sterling annunci Belinda, lasciando ricadere la pallina sul vassoio con un tintinnio.
La Lotteria ha scelto lei.
Emma non pot evitare di guardarsi attorno, cercando di non farsi notare. Gli spettatori in platea
erano impassibili, per lo pi privi di espressione. Alcuni per sembravano sollevati. L'uomo con l'abito
spigato, Sterling, aveva l'aria confusa, come se qualcuno gli avesse tirato un pugno in mezzo al petto e
lui ora stesse cercando di riprendere fiato.
Conoscete le regole disse Belinda. Il signor Sterling ha due giorni di libert prima che abbia
inizio la caccia. Nessuno pu aiutarlo. Nessuno pu interferire con la caccia. Scrut i presenti. Che
altri di noi pi grandi possano garantire a tutti buona fortuna.
La musica ricominci. Tutti si alzarono di nuovo e la sala inizi a riempirsi di un brusio di
conversazioni discrete. Emma scatt in piedi come un fulmine, ma la mano di Julian si chiuse attorno al
suo braccio prima che potesse precipitarsi fuori dalla stanza. Stava sorridendo: un sorriso per lei
palesemente finto, ma forse abbastanza convincente per chiunque non lo conoscesse.
Lo uccideranno! bisbigli Emma, scioccata. Tutte le cose che ha detto quella l, la caccia...
Non lo sappiamo le rispose Julian sottovoce.
Emma ha ragione intervenne Mark. Si stavano affrettando, spinti verso le uscite dalla massa
degli spettatori. Il complesso stava suonando la canzone As Time Goes By, dalla colonna sonora di
Casablanca: la sua dolce melodia era in completa dissonanza con il senso d'angoscia che opprimeva la
sala. Una caccia significa morte.
Dobbiamo aiutarlo disse Cristina in tono neutro.
Anche se  un pervertito conferm Emma.  cos che facciamo noi...
Avete sentito le regole obiett Jules. Vietato interferire.
Emma si volt, fermandosi di colpo. Guard Julian dritto negli occhi. Quelle regole disse, per
poi prendergli la mano e fargli scorrere le dita sulla pelle: P-E-R N-O-I N-O-N V-A-L-G-O-N-O.
L'oscurit sbocci dentro a quelle iridi verde-azzurro che conosceva cos bene: un'ammissione
di sconfitta. Vai le disse. Portati Cristina. Emma prese l'amica per mano e insieme si fecero largo
tra la folla  Emma a suon di gomiti e di stivali, che pigiarono crudelmente diversi piedi altrui 
superando cos gli altri spettatori. Raggiunsero il corridoio centrale. Sent Cristina chiederle, in un
sussurro, come avrebbero fatto a ritrovare Mark e Julian.
Alla macchina le rispose. Incroci lo sguardo stupito di Cristina, ma non perse tempo a
spiegare che conosceva sempre i piani di Julian. Li conosceva perch conosceva lui.
Eccolo annunci Cristina indicando l'uomo che cercavano. Erano arrivate nel foyer. Emma
segu il gesto dell'amica e vide balenare delle suole rosse: il signor Sterling stava scivolando fuori dalla
porta. Della donna con cui era venuto non c'era pi traccia.
Gli corsero dietro, sfrecciando tra la folla. Emma si scontr con una ragazza che aveva i capelli
color arcobaleno, la quale emise un "oh!" di sorpresa.
Scusa! le grid Emma mentre lei e Cristina si liberavano dalla piccola cerchia di persone
radunate attorno all'ingresso del teatro.
La scritta HOLLYWOOD splendeva sopra di loro. Nel punto in cui la strada faceva una curva,
Emma vide Sterling che spariva dietro a un angolo. Scatt a tutta velocit, Cristina al seguito.
Era quello il motivo per cui andava a correre tutti i giorni in spiaggia: per poter sfrecciare sul
marciapiede senza neppure accorgersene, per non rimanere a corto di fiato e poter avere l'impressione
di volare. Cristina era poco pi indietro; i suoi capelli si erano liberati dall'accurato chignon e ora le
svolazzavano dietro la testa come una bandiera nera.
Girarono l'angolo. Erano in una stradina laterale di villette, quasi tutte con le finestre buie.
Sterling era fermo accanto a una grossa Jeep grigio metallizzato dall'aria molto costosa, con la mano
sulla chiave elettronica. Le guard allibito quando frenarono di colpo davanti a lui.
Ma cosa...? farfugli. Da vicino si vedeva quanto fosse scosso. Era pallido e sudato, e
deglutiva convulsamente. Cosa state facendo?
Gli occhi gli brillavano di verde-giallo sotto la luce dei lampioni. Sar anche stato mezzo lupo
mannaro, pens Emma, ma ora sembrava solo un mondano spaventato.
Noi possiamo aiutarti gli disse.
Di cosa state parlando? chiese, e lo fece in tono cos aggressivo che, quando Emma sent il
rumore di uno scatto alla sua sinistra, cap che Cristina aveva aperto il coltello a farfalla. Non si era
mossa, ma l'arma le brillava in mano, una minaccia silenziosa nel caso in cui Sterling avesse osato fare
un passo verso di lei.
La Lotteria spieg. Sei stato scelto.
S, lo so. Pensavate che non lo sapessi? ringhi l'uomo. Non dovreste nemmeno rivolgermi
la parola. Si pass le dita tra i capelli con disinvoltura. Il portachiavi gli cadde di mano e tocc terra
con fragore. Emma lo prese e glielo restitu. No! esclam con voce roca, indietreggiando di colpo,
come un granchio. Non mi toccare! Non ti avvicinare!
Emma gli ributt la chiave ai piedi e alz entrambe le mani aperte. Era perfettamente
consapevole dell'esatta posizione delle proprie armi, dei pugnali negli stivali, sotto l'orlo del vestito.
Per sentiva la mancanza di Cortana.
Non vogliamo farti del male tent di dire. Vogliamo solo aiutarti.
L'uomo si chin e prese la chiave con prudenza. Voi non potete aiutarmi. Nessuno pu farlo.
La tua mancanza di fiducia ci dispiace molto comment Emma.
Voi non avete idea di cosa ci sia in ballo. Sterling fece una risata tagliente, innaturale. Non
ci arrivate? Nessuno pu aiutarmi, soprattutto due stupide ragazzine che... Si interruppe per guardare
Emma. Il suo braccio, nello specifico. Abbass lo sguardo e imprec sottovoce. Il trucco che copriva la
runa parabatai si era sbavato, probabilmente quando aveva urtato la ragazza nel foyer, e ora la rendeva
ben visibile.
Sterling sembrava tutt'altro che entusiasta della scoperta. Nephilim pronunci con rabbia.
Proprio quello che mi serviva.
Sappiamo che Belinda ha detto di non interferire fece per spiegare Emma, ma dato che noi
siamo Nephilim...
Non  nemmeno il suo vero nome. L'uomo sput nel tombino. Non sapete niente, vero?
Maledetti Shadowhunters... Pensate sempre di essere i padroni del Mondo dei Nascosti e incasinate
tutto quanto. Belinda non avrebbe mai dovuto permettervi di entrare.
Potresti essere un po' pi gentile, per. Emma sent il proprio tono di voce farsi tagliente.
Considerato che stiamo cercando di aiutarti. E che hai palpato Cristina.
Non  vero! protest lui, guardando prima l'una e poi l'altra ragazza.
S, invece ribatt Cristina. Ed  stato veramente disgustoso.
E allora perch cercate di aiutarmi?
Perch nessuno merita di morire rispose Emma. E a essere onesti, ci sono delle cose che
vorremmo sapere. Che senso ha la Lotteria? Perch vi renderebbe pi forti?
Lui le guard scuotendo la testa. Voi siete pazze. Premette con forza il pollice sul tasto della
chiave e i fari della Jeep si accesero. Statemi alla larga. Come ha detto Belinda. Niente interferenze.
Apr la portiera e sal subito a bordo. Un secondo dopo, la Jeep stava gi sgommando via lungo
la strada, lasciando segni neri sull'asfalto.
Emma espir con forza. Mi risulta difficile continuare a preoccuparmi per la sua incolumit!
Cristina rimase con lo sguardo incollato alla Jeep.  una prova disse. Il suo coltello era
sparito, tornato sotto la spallina. L'Angelo direbbe che siamo state messe qui non solo per salvare chi
ci piace, ma anche le persone sgradevoli e antipatiche.
Hai detto che tua madre gli avrebbe tirato una coltellata.
Be', s ammise Cristina. Io e lei non siamo sempre d'accordo su tutto.
Prima che Emma potesse replicare, la Toyota dell'Istituto si ferm di fronte a loro. Mark si
sporse dal finestrino posteriore. Nonostante tutto quello che stava succedendo, Emma prov una
scintilla di gioia nel constatare che Jules aveva tenuto libero il sedile passeggero per lei. Il vostro
cocchio, graziose signore annunci Mark. Salite e poi via, lungi di qui.
Lungi?! ripet Cristina, sedendosi accanto a lui. Anche Emma sal subito a bordo per mettersi
vicino a Julian.
Lui la guard. Sembrava una conversazione piuttosto concitata disse.
L'auto sfrecci lontana da quella sinistra stradina e da quello strano teatro, passando sui segni
neri lasciati dagli pneumatici della Jeep.
Non voleva il nostro aiuto disse Emma.
Ma lo avr comunque ribatt Julian. Giusto?
Se riusciamo a rintracciarlo. Magari hanno usato tutti nomi falsi. Appoggi i piedi sul
cruscotto. Potrebbe essere il caso di chiedere a Johnny Rook. Considerato che quei tizi si stavano
facendo pubblicit al Mercato delle Ombre e che lui sa tutto quello che succede in quel posto.
Ma Diana non ti aveva detto di stargli alla larga? fece Julian.
Ma Diana non  un po' lontana, adesso? replic Emma in tono mellifluo.
Julian parve rassegnato, ma anche divertito. E va bene. Mi fido di te. Se pensi che ne valga la
pena, andremo a chiedere a Johnny Rook.
Stavano svoltando su La Cienega Boulevard; tutte le luci, il clamore e il traffico di Los Angeles
esplosero attorno a loro. Emma batt le mani. Ecco perch ti amo!
Le parole le uscirono senza pensarci.
N Cristina n Mark vi fecero caso  stavano ancora discutendo su "lungi"  ma le guance di
Julian erano diventate rosso fuoco, e le sue mani si erano strette attorno al volante.
Quando arrivarono all'Istituto, al largo dell'oceano si stava formando una tempesta: un
ammasso di nubi nero-blu mandava lampi da tutte le parti. Le luci dentro l'edificio erano accese.
Cristina si mise a salire i gradini dell'ingresso, esausta. Era abituata a fare tardi dando la caccia ai
demoni, ma qualcosa, in quell'esperienza a teatro, le aveva stancato l'anima.
Cristina.
Era Mark, uno scalino sotto al suo. Una delle prime cose che lei aveva notato dell'Istituto era
che, in base alla direzione da cui soffiava il vento, potevi sentire l'odore dell'oceano o del deserto. Del
sale o della salvia. Quella sera toccava alla salvia. Il vento soffiava tra i capelli di Mark: riccioli dei
Blackthorn privati del loro colore, argentei come la luna sulle onde.
Ti sono caduti questi, fuori dal teatro le disse porgendole una mano. Per un attimo lei lo
oltrepass con lo sguardo, concentrandosi sul punto in cui Julian ed Emma stavano in piedi vicino ai
gradini d'ingresso. Julian aveva accostato l'auto e ora stava togliendo Cortana dal bagagliaio; l'arma
cattur la luce e brill come i capelli di Emma, che la prese abbassando gli occhi per far scorrere la
mano sulla lama inguainata. Cristina colse lo sguardo di Julian soffermarsi involontariamente sulla
curva del collo di Emma. Come se non potesse farne a meno.
Una paura fredda le pes sullo stomaco; si sent come se stesse guardando due treni che si
correvano incontro sullo stesso binario, senza avere la possibilit di fermare n l'uno n l'altro.
Cristina? la chiam di nuovo Mark, in tono interrogativo. Qualcosa brill dentro al suo palmo
aperto. Due oggetti. Erano gli orecchini d'oro che le erano caduti correndo, e che ormai aveva dato per
dispersi su qualche lastra di cemento di un marciapiede di Los Angeles.
Oh! Li prese e se li fece scivolare nella tasca del cappotto. Mark la fiss, lo sguardo bicolore
incuriosito. Sono un regalo gli disse lei. Di una persona... Una vecchia amicizia.
Ripens a quando Diego glieli aveva messi in mano, con gli occhi scuri frementi di nervosismo
per la paura che potessero non piacerle. Invece le erano piaciuti, perch glieli aveva regalati lui.
Sono carini fece Mark. Soprattutto a contrasto con i tuoi capelli. Sembrano di seta nera.
Cristina sospir. Emma aveva lo sguardo alzato su Julian, e sorrideva. Sul suo viso c'era
un'incertezza che le fer il cuore. Pens che la sua amica le ricordava se stessa un attimo prima di
svoltare quell'angolo del giardino e sentire Jaime e Diego parlare. Prima che tutto cadesse a pezzi.
Non dovresti dirmi queste cose.
Il vento soffi a Mark i capelli in viso, e lui se li tir indietro. Pensavo che alle donne mortali
piacessero i complimenti. Sembrava sinceramente stupito.
Alle donne delle fate piacciono?
Non ne conosco molte. Alla Regina Seelie s, certo. Ma nella Caccia non ci sono donne.
Per c'era Kieran. E lui cosa penserebbe se sapesse che mi stai dicendo che sono carina?
Perch da come ti guarda...
Sul viso di Mark comparve un'espressione di sconcerto. Abbass gli occhi e si gir verso
Julian, che per era focalizzato su Emma. E tu come fai a...?
Vi ho visti. Nel parcheggio. E quando oggi sei scomparso, a teatro, ho immaginato che fosse
ancora per lui, giusto?
Ti prego, Cristina. Non dirlo a nessuno. La paura sul volto di Mark le spezz il cuore. Lo
punirebbero, e punirebbero anche me. Gli  proibito vedermi, ora che non sono con la Caccia.
Non lo dir a nessuno. Non ne ho parlato n con Emma n con altri.
Sei tanto gentile quanto graziosa le disse lui, ma le sue parole suonarono come una battuta
recitata.
So che pensi di non poterti fidare dei mortali, ma io non ti tradir. Nello sguardo che gli
rivolse lei, di recitato non c'era nulla.
Ero serio quando ti ho detto che sei bellissima. Io ti voglio, e a Kieran non importerebbe se...
Tu mi... vuoi?
S ammise semplicemente Mark, e Cristina distolse lo sguardo. All'improvviso fu
consapevole di quanto fosse vicino il corpo di lui. E anche della forma delle sue spalle sotto la giacca.
Era bello come erano belle le fate, con un che di ultraterreno, cangiante come la luce della luna
sull'acqua. Non sembrava neanche lontanamente raggiungibile, per lo aveva visto baciare Kieran,
quindi in fondo lo era, e senza dubbio. Non ti piace essere desiderata?
Una volta, in passato, Cristina sarebbe arrossita. Non  il genere di complimento che le donne
mortali apprezzano.
Perch no?
Perch mi fa sentire come un oggetto che tu avresti voglia di usare. E quando dici che per
Kieran non sarebbe un problema, sembra che sia cos perch tanto io non conto niente.
Questo  molto umano disse lui. Essere gelosi di un corpo ma non di un cuore.
Cristina aveva studiato le fate con molto impegno. Era vero che i membri non sposati del
Popolo Fatato, a prescindere dall'orientamento sessuale, attribuivano scarso valore alla fedelt del
corpo ma molta pi degli umani a quella emotiva. Per loro esistevano pochi giuramenti, o forse
nessuno, che avessero a che fare con il sesso, ma molti che riguardavano il vero amore. Vedi, io non
voglio un corpo senza un cuore gli disse.
Lui non rispose, ma Cristina riusc a leggere l'espressione dentro ai suoi occhi. Le sarebbe
bastata una parola e avrebbe potuto avere Mark Blackthorn, per quello che poteva servire. Era una
consapevolezza strana da percepire, anche se non voleva quello che lui le stava offrendo. Ma se le
avesse offerto di pi... Be', c'era stato un periodo in cui aveva pensato che non avrebbe pi desiderato
nessuno, mai pi.
Faceva bene sapere che non era vero.
Il motivo  Kieran? gli chiese. Il fatto che potresti tornare nel Regno delle Fate, anche se
l'assassino venisse catturato?
Kieran mi ha salvato la vita ripose Mark. Io non ero nessuno nella Caccia Selvaggia.
Non  vero che non sei nessuno. Tu sei il figlio di Lady Nerissa.
E Kieran  il figlio del Re della Corte Unseelie ribatt Mark, atono. Ha fatto di tutto per me,
nella Caccia. Mi ha protetto e mi ha tenuto in vita. E lui ha soltanto me. Julian e gli altri non sono soli.
E non hanno nessun bisogno della persona che hai di fronte.
Per non sembrava convinto. Parl come se le sue parole fossero foglie morte che soffiavano da
qualche luogo vuoto e doloroso dentro di lui. E in quel momento Cristina desider avvicinarsi a lui pi
di quanto non avesse mai fatto, perch conosceva quella sensazione, sapeva cosa voleva dire essere
svuotati dalla perdita al punto da poter essere attraversati dal vento.
Ma non  amore gli disse. Questa  riconoscenza.
Mark serr le mascelle. Non era mai sembrato pi Blackthorn di cos.
Se c' una cosa che ho imparato nella vita, pur ammettendo di non aver imparato molto, 
questa: n il Popolo Fatato n i mortali sanno cosa sia o non sia l'amore. Nessuno lo sa.
16
AL FIANCO
Quindi, in poche parole, avete risolto l'indagine disse Livvy.
Era sdraiata sul tappeto della camera di Julian. C'erano tutti, sparpagliati per la sua stanza:
Cristina seduta composta su una sedia; Ty contro la parete, con le cuffie in testa; Julian a gambe
incrociate sul letto  si era tolto la giacca e rimboccato le maniche della camicia, e ora i gemelli che gli
aveva comprato Emma brillavano sul comodino. Mark era sdraiato a pancia in gi sul pavimento,
parallelo ai piedi del letto e faccia a faccia con Church, che forse a causa del cattivo tempo aveva
deciso di fare una capatina dai ragazzi.
Non proprio rispose Emma. Era a terra, con la schiena contro il comodino. Voglio dire,
sappiamo solo che questo gruppo, questi Seguaci o come cavolo si fanno chiamare, sono i responsabili
dell'omicidio di Stanley Wells. Si tratta per lo pi di tizi che in qualche modo hanno avuto a che fare
con il soprannaturale. Possiedono la Vista, sono in parte fate... Sterling  una specie di lupo mannaro.
Ogni mese tengono una Lotteria. Qualcuno viene scelto e diventa la vittima sacrificale.
Wells  stato scelto aggiunse Julian. Quindi  ragionevole pensare che anche gli altri undici
omicidi siano derivati da questo culto.
Si spiegano anche i cadaveri di fata osserv Cristina. Visto che molti di loro erano mezze
fate, ha senso che siano stati scelti per i sacrifici.
Julian guard Mark. Secondo te le Corti sanno se i cadaveri erano di mezze fate o di fate al
cento per cento?
Difficile a dirsi rispose l'altro senza smettere di fissare il gatto. Spesso guardarli non basta,
e poi alcuni dei Seguaci sono fate purosangue.
Pensavo che quelle avessero di meglio da fare. Ty era intervenuto togliendosi le cuffie dalle
orecchie. Emma riconobbe un debole sottofondo di musica classica. Perch partecipare a una cosa del
genere?
 un luogo per anime perdute disse Mark. E dopo la Pace Fredda molti membri del Popolo
Fatato si sentono perduti. Tutto torna.
Li ho visti che si facevano pubblicit al Mercato delle Ombre raccont Emma. Ho visto
anche Belinda. Sembravano proprio in cerca di chiunque avesse la Vista, di chiunque sembrasse solo o
spaventato. Avere un gruppo di appartenenza, ricevere la promessa di fortuna e ricchezza, trarre forza
dai sacrifici... lo capite anche voi perch pu sembrare interessante.
In effetti sembrano molto sicuri di s riflett Cristina. Chiss quanto sanno dell'esistenza dei
Nephilim...
Io ho avuto l'impressione che Sterling avesse paura di noi disse Emma.  strano. Lo hanno
estratto, quindi vuol dire che lo sacrificheranno. Normalmente qualsiasi aiuto dovrebbe essere ben
accetto, nella sua situazione, persino da parte degli Shadowhunters.
Ma farsi aiutare  vietato, giusto? intervenne Livvy. Se lo scoprissero potrebbero torturarlo.
Sarebbe peggio che ucciderlo!
Cristina rabbrivid. Oppure potrebbe essere un vero credente. Forse pensa che accettare aiuto
sia peccato.
C' gente che  andata incontro alla morte per molto meno disse Mark.
Quanti Seguaci c'erano, secondo te?
Circa trecento rispose Julian.
Be', se ancora non possiamo andare dalle fate, abbiamo due possibilit sugger Emma. Una,
rintracciare ognuno di questi trecento sfigati e menarli finch non ci dicono chi  il vero colpevole degli
omicidi.
Ty non era convinto. Mi sembra una strada poco pratica. E troppo lunga da percorrere.
Oppure potremmo buttarci direttamente sulla ricerca del loro capo riprese Emma. Se c'
qualcuno che pu conoscere la sua identit,  proprio quella Belinda.
Julian si pass una mano tra i capelli. Belinda non  il suo vero nome...
Ti dico che Johnny Rook la conosce. E probabilmente sa un sacco di altre cose, visto che
raccogliere informazioni sul Mercato delle Ombre  il suo lavoro. Andremo a fargli un po' di
domande.
S, Julian, hai gi detto in macchina che eri d'accordo aggiunse Mark, poi corrug la fronte.
Questo gatto mi sta guardando perplesso.
No,  soltanto la sua faccia disse Julian.
Tu mi guardi allo stesso modo ribatt l'altro, fissandolo. Con espressione critica.
Comunque  un passo avanti disse Livvy, risoluta. Lanci a Mark uno sguardo obliquo, nel
quale Emma riconobbe molta apprensione. Capitava cos di rado che Livvy si mostrasse apertamente
preoccupata che le venne da mettersi a sedere dritta sulla schiena, all'erta. Dobbiamo contattare la
delegazione delle fate, dire che i responsabili sono i Seguaci e...
Non possiamo intervenne Diana, appena comparsa sulla porta. Le fate sono state molto
precise. "Vogliamo conoscere l'identit di colui che si  sporcato le mani di sangue" hanno detto.
Secondo me non sono interessati ad avere aggiornamenti su quello che stiamo facendo. Vogliono i
risultati e basta.
Da quant' che stai origliando? le chiese Julian, senza ostilit nella voce. Si guard
l'orologio. Per te  tardissimo!
Diana sospir. In effetti sembrava stanca morta. Aveva i capelli sporchi ed era, stranamente, in
felpa e jeans. Su una guancia aveva un lungo graffio.
Sono andata alla convergenza di ritorno da Ojai disse. Sono entrata e uscita in fretta. Ho
dovuto uccidere un solo demone mantide. Secondo sospiro. A quanto pare, dopo che ci siete stati voi
non  pi tornato nessuno. Ho paura che il nostro negromante abbia trovato un posto nuovo.
Be', se non sfrutta una convergenza, la prossima volta che user la magia nera comparir sulla
mappa di Magnus osserv Ty.
Trovato niente di utile a Ojai? chiese Emma a Diana. Che stregone c', l? Nessuno che
conosciamo, vero?
No. Diana si appoggi allo stipite della porta, chiaramente intenzionata a non aggiungere
altro. Per ho sentito parlare dei Seguaci; suppongo di non dovermi stupire se li stavate rintracciando
qui. Avrei voluto esserne informata, ma...
Te n'eri gi andata le disse Jules. Si appoggi all'indietro sulle mani. Si era scrollato di dosso
la giacca, e la camicia gli si tese sul petto. Sapere com'era fatto il suo corpo sotto al cotone non aiutava
la concentrazione di Emma, che distolse lo sguardo maledicendo quei pensieri fuori controllo. Per
posso farti un riassunto.
Quando Julian inizi a raccontare, Emma si gir senza far rumore e usc dalla stanza. Sentiva la
voce di lui che, alle sue spalle, ricapitolava gli eventi della serata. Sapeva che li avrebbe riferiti in
maniera esatta: non aveva di che preoccuparsi. Ma in quel momento c'erano due persone con cui
doveva parlare urgentemente, e doveva farlo da sola.
Mamma sussurr. Pap. Mi serve il vostro aiuto.
Si era tolta vestito e stivali e li aveva appoggiati in un angolo insieme alle armi. Il tempo era
peggiorato: raffiche di vento e pioggia soffiavano attorno all'Istituto, scuotendo le grondaie di rame e
rigando le finestre con sottili disegni d'argento. In lontananza balenavano dei lampi che illuminavano
l'acqua dell'oceano rendendola simile a una lastra di vetro. In pigiama, Emma sedeva a gambe
incrociate di fronte alla cabina armadio aperta.
Agli occhi di uno sconosciuto quello spazio sarebbe potuto sembrare un caos di foto, cordicelle
per appenderle e appunti scribacchiati, ma per lei equivaleva a una lettera d'amore. Una lettera rivolta
ai suoi genitori, la cui immagine spiccava al centro della raccolta: loro due che si sorridevano, suo
padre sorpreso a met di una risata, con i capelli biondi che splendevano al sole.
Mi sento persa disse. Ho iniziato tutto perch pensavo ci fosse un legame tra queste morti e
quello che  successo a voi. Ma se anche c', ho paura che adesso lo sto perdendo. Niente rimanda
all'attacco contro l'Istituto. Mi sento come se stessi camminando nella nebbia e non riuscissi a vedere
niente in maniera distinta...
Le sembrava di avere qualcosa conficcato in gola, qualcosa di duro e doloroso. Una parte di lei
non desiderava altro che correre fuori sotto la pioggia, sentirsela cadere addosso. Camminare o correre
lungo la spiaggia, l dove l'oceano e il cielo si stavano fondendo in una cosa sola, lasciando che le
grida venissero soffocate dai tuoni.
C' dell'altro sussurr. Penso di stare sbagliando. Come... come Shadowhunter. Dalla sera
in cui Jules  rimasto ferito e io l'ho guarito, ogni volta che lo guardo provo... provo cose che non
dovrei provare. Penso a lui come non bisognerebbe pensare al proprio parabatai. Sono sicura che per
Julian non  lo stesso, per stasera, per pochi minuti soltanto, mentre stavamo ballando io mi sono
sentita... felice. Chiuse gli occhi. L'amore dovrebbe renderti felice, giusto? Non fare male, vero?
Sent bussare alla porta.
"Jules" pens. Riusc a rimettersi in piedi appena prima che la porta si aprisse.
Era Mark.
Indossava ancora lo smoking, molto scuro a contrasto con i capelli chiari. Chiunque altro
sarebbe stato in imbarazzo, si disse, mentre lo vide entrare in camera e guardare prima la sua cabina
armadio e poi lei. Chiunque altro avrebbe chiesto se per caso disturbava o interrompeva qualcosa,
considerato che lei era gi in pigiama. Mark, invece, si comportava come se fosse stato invitato.
Il giorno che mi hanno preso  lo stesso in cui sono stati uccisi i tuoi genitori.
Emma annu, guardando la cabina armadio. Il fatto che fosse aperta la faceva sentire
stranamente vulnerabile.
Ti ho gi detto che mi dispiaceva per quello che  successo. Ma non basta. Non mi ero reso
conto che questa indagine sarebbe stata su di me. Sulla mia famiglia che cercava di tenermi qui. Che la
mia presenza ti avrebbe derubata del significato di quello che stavi facendo.
Mark... Non  cos.
S che  cos ribatt lui, sedendosi ai piedi del letto. I suoi occhi erano luminosi sotto quella
strana luce  le imposte della finestra di Emma erano aperte e il chiarore che affluiva all'interno era
tinto dal balenio delle nuvole percorse dai lampi. Non dovrebbero fare tutti questi sforzi solo per
tenere qui me, quando magari potrei non restare.
Tu non tornerai nel Regno delle Fate. Non ci pensare nemmeno.
Mi hanno semplicemente promesso che avrei potuto scegliere disse lui. Io non ho... Non
posso... Serr i pugni lungo i fianchi, con la frustrazione che diventava evidente sul viso. Pensavo
che tu avresti capito. Tu non sei una Blackthorn.
Sono la parabatai di Julian afferm Emma. E Julian ha bisogno che tu resti.
Julian  forte.
Certo,  forte. Hai ragione. Ma tu sei suo fratello. E se te ne vai... io non so se sar in grado di
raccogliere i pezzi.
Lo sguard di Mark saett di nuovo in direzione della cabina armadio. Si sopravvive alle
perdite mormor.
S gli concesse Emma. Ma i miei genitori non mi hanno lasciata di proposito. Non so cosa
ne sarebbe stato di me se lo avessero scelto.
Scoppi un tuono che fece rimbombare tutta la stanza. Mark si port una mano al collo.
Quando sento i tuoni o vedo i lampi, penso che dovrei essere lass a cavalcare in mezzo a loro disse.
Il mio sangue invoca il cielo.
Chi ti ha dato quel ciondolo?  una punta elfica, vero?
Nella Caccia le sapevo usare bene. Riuscivo a colpire il nemico mentre cavalcavo, e a fare
centro nove volte su dieci. Lui mi chiamava "Freccia" perch... Mark si interruppe, voltandosi a
guardare Emma seduta sul letto. Siamo simili, tu e io. La tempesta chiama anche te come fa con me,
vero? L'ho visto prima, nei tuoi occhi: volevi essere l fuori. Correre sulla spiaggia, forse, con i fulmini
che si abbattono al suolo.
Emma inspir, scossa. Mark, io non...
Cosa sta succedendo? Era Julian. Si era tolto l'abito elegante e ora era in piedi sulla porta.
L'espressione che aveva mentre spostava lo sguardo da Mark a Emma... Lei non avrebbe saputo
descriverla. Non aveva mai visto Jules cos.
Se avete da fare... disse con la voce tagliente come la lama di un coltello ... tra voi due,
posso ripassare un'altra volta.
Mark parve stupito. Emma fiss Julian. Io e Mark stavamo parlando. Tutto qui.
Ma adesso abbiamo finito. Mark si rimise in piedi, continuando a tenere una mano sul
ciondolo appeso al collo.
Ora Julian li guard come niente fosse. Domani pomeriggio Diana porta Cristina da Malcom
disse. C' in ballo una specie di intervista che Cristina deve fare al Sommo Stregone a proposito di
come organizziamo noi qui le cose rispetto a Citt del Messico. Probabilmente Diana vuole soltanto
controllare come sta andando la traduzione di Malcom e le serve una scusa.
Ok, allora noi nel frattempo possiamo andare da Rook decret Emma. Oppure posso andarci
io da sola, volendo. Tanto ormai ci conosciamo. Non che il nostro ultimo incontro sia stato molto
amichevole, certo... Corrug la fronte.
No, vengo con te si offr Julian. Rook deve capire che  una cosa seria.
E io? chiese Mark. Far parte della spedizione?
No. Johnny Rook non pu sapere che sei tornato. Il Conclave non lo sa, e Rook non  uno che
mantiene i segreti: li vende.
Mark alz lo sguardo sul fratello tra le ciocche di capelli; i suoi strani occhi bicolore
luccicavano. Allora andr a farmi una dormita annunci. Diede un'ultima occhiata alla cabina
armadio di Emma  c'era qualcosa nella sua espressione, qualcosa di inquieto  e se ne and,
richiudendosi la porta dietro alle spalle.
Jules! esclam Emma. Mi vuoi dire che problema hai? Che significa: "Se avete da fare tra
voi due"? Cos', pensavi che io e Mark ci stessimo rotolando sul pavimento, prima che entrassi tu?
Se anche fosse, non sarebbero affari miei. Vi stavo solo lasciando la vostra privacy.
Stavi solo facendo il cretino. Emma scivol gi dal letto e si mise davanti al cassettone per
togliersi gli orecchini, continuando a fissare Julian. E io so anche perch.
Vide l'espressione di lui cambiare e irrigidirsi, con lo stupore che prendeva il posto
dell'impassibilit. Perch?
Perch sei preoccupato gli disse. Non ti piace infrangere le regole e non pensi che andare da
Rook sia una buona idea.
Lui cammin su e gi per la stanza per un po' e poi si sedette sul letto.  questo che pensi di
me? Emma, se dobbiamo andare da Rook, io ci sto. Ci sto al cento per cento.
Lei si guard allo specchio. I capelli lunghi non nascondevano i Marchi sulle spalle. Le sue
braccia erano muscolose, i polsi forti e robusti. Era una mappa di cicatrici: segni bianchi di vecchie
rune, lunghi sentieri di tagli, tracce di ustioni da sangue di demone.
All'improvviso si sent matura, non solo nel senso di una ragazza di diciassette anni che non 
pi una bambina di dodici, ma proprio nel senso di "vecchia". Vecchia nel cuore, e in ritardo. Di certo,
se fosse stata destinata a trovare l'assassino dei suoi genitori, a quel punto ormai ce l'avrebbe gi fatta.
Mi dispiace disse.
Julian appoggi la schiena alla testata del letto. Indossava una vecchia maglietta e un paio di
pantaloni del pigiama. Di cosa?
"Di come mi sento." Ricacci indietro quelle parole. Se stava facendo strani pensieri su di lui,
non era giusto renderlo partecipe. Era lei ad avere torto.
E poi Julian stava soffrendo. Lo capiva dal modo in cui teneva le labbra, dalle tenebre dietro a
quegli occhi chiari.
Di aver dubitato di te.
Idem. Jules si lasci ricadere all'indietro sui cuscini. L'orlo della maglietta gli sal
scoprendogli la pancia, e offrendo a Emma un'ampia visione dei suoi addominali, con i muscoli ben
definiti e la spolverata di lentiggini dorate sul fianco...
Credo che non sapr mai cos' successo ai miei sospir.
A quelle parole lui si rimise seduto, procurandole un certo sollievo. Emma fece per parlare,
poi si interruppe. Non pose domande del tipo: "Perch dici cos?" o: "In che senso?" n prosegu con
altri riempitivi a caso. Le disse, invece: Ce la farai. Tu sei la persona pi determinata che io abbia mai
conosciuto.
In questo momento mi sento pi lontana che mai dalla verit. Anche se c' un legame, anche
se lo stiamo approfondendo. Non capisco come le loro morti possano essere legate al Teatro della
Mezzanotte o alla Lotteria. Non capisco...
Tu hai paura, Emma.
Lei si appoggi con la schiena al cassettone. Paura di cosa?
Paura di scoprire qualcosa su di loro che preferiresti non sapere. Nella tua mente, i tuoi
genitori sono perfetti. Ora che stiamo chiudendo il cerchio, sei preoccupata di poter scoprire che magari
erano...
Imperfetti? Dovette sforzarsi per scacciare una nota di tensione dalla voce. Cattive
persone?
Esseri umani. Prima o poi ci ritroviamo tutti a fare i conti con il fatto che le persone che
devono prendersi cura di noi sono esseri umani. E commettono degli sbagli. Si scost i capelli dagli
occhi. Io vivo nel terrore del giorno in cui i ragazzi si renderanno conto che questo vale anche per
me.
Julian. Mi dispiace dirtelo, ma credo che se ne siano gi accorti.
Lui le sorrise e scivol gi dal letto. Mi insulti, eh? Allora mi sa che stai bene. Si avvicin
alla porta.
Per non possiamo rivelare a Diana che andiamo da Rook gli disse. Lei pensa che sia un
truffatore.
Non ha torto. La luce soffusa dentro la stanza si riflett sul braccialetto di Julian. Emma,
vuoi... Esit, ma Emma sent lo stesso quelle parole non dette. "Che resti qui con te?"
Resta e fammi dimenticare gli incubi. Resta e dormi accanto a me. Resta e scaccia i brutti
sogni, i ricordi del sangue.
Si limit a fargli un sorriso forzato. Meglio se adesso dormo, Jules.
Non vide la faccia che fece lui mentre, dandole le spalle, usciva dalla stanza. Buonanotte,
Emma.
Il giorno dopo Emma si svegli tardi: a un certo punto della notte la tempesta aveva sgombrato
completamente il cielo dalle nuvole, e adesso il sole pomeridiano brillava luminoso.
Con la testa che le faceva male, usc a fatica dal letto, si fece la doccia e indoss jeans e giacca
della tenuta, per poi rischiare di scontrarsi con Cristina una volta fuori dalla porta.
Hai dormito tantissimo, mi stavo preoccupando! la rimprover l'amica. Stai bene?
Dopo che avr fatto colazione, s. Magari qualcosa al cioccolato...
Ma ormai  troppo tardi per la colazione.  passata anche l'ora di pranzo. Mi ha mandato
Julian a chiamarti, dice che in macchina ha bibite e panini, ma ti devi muovere.
Panini al cioccolato, secondo te? chiese Emma, seguendo Cristina gi per le scale.
Perch, c' gente che mangia panini al cioccolato?
Ma s, scusa. Pane, burro e tavoletta di cioccolato, hai presente?
Disgustoso. Cristina scosse la testa, facendo luccicare le perle ai lobi delle orecchie.
Mai quanto il caff. Stai andando da Malcom?
Cristina le fece un sorriso. Far un milione di domande al vostro stregone dagli occhi viola,
cos Diana non penser a te e a Julian, n si chieder se siete dal signor Rook...
Non sono tanto sicura che sia un "signore" precis Emma soffocando uno sbadiglio. Io l'ho
sempre sentito chiamare solo e soltanto: "Ehi, Rook" oppure, a volte: "Quel bastardo".
Molto sgarbato osserv Cristina. C'era una scintilla giocosa dentro ai suoi occhi scuri.
Credo che Mark sia agitato all'idea di rimanere solo con i ragazzi. Sar molto divertente! esclam
tirando una delle trecce umide di Emma. Julian ti sta aspettando di sotto.
Buona fortuna con la distrazione di Malcom! grid Emma mentre Cristina attraversava il
corridoio in direzione della cucina, dove presumibilmente c'era Diana ad attenderla.
Lei le fece l'occhiolino. Buona fortuna con la raccolta d'informazioni, cuata.
Scuotendo la testa, Emma raggiunse il parcheggio. Julian la stava aspettando dietro al
bagagliaio della Toyota, ispezionandone nel frattempo il contenuto. Accanto a lui c'era Mark.
Pensavo che ci sarebbe stata anche Cristina stava dicendo Mark al fratello quando Emma si
avvicin. Non avevo capito che sarebbe andata da Malcom. Non pensavo che sarei rimasto da solo
con i bambini.
Non sono bambini precis Julian salutando Emma con un cenno. Ty e Livvy sono grandi
abbastanza, ed  gi capitato che badassero loro agli altri.
Tiberius  arrabbiato perch non gli permetti di venire con voi da Rook disse Mark. Ha
minacciato di chiudersi in camera sua.
Fantastico comment l'altro. Aveva la voce roca e l'aspetto di uno che non aveva dormito.
Emma si domand cosa lo avesse tenuto sveglio. Le ricerche? Almeno saprai dov', tranquillo.
L'unico che ha veramente bisogno di essere tenuto d'occhio  Tavvy.
Mark era bianco di terrore. Lo so.
Guarda che  un bambino, mica una bomba fece Emma allacciandosi una cintura che
conteneva diverse spade angeliche e uno stilo. Non era in tenuta da combattimento, ma indossava un
semplice paio di jeans con un giubbotto che le avrebbe nascosto la spada sulla schiena. Non che si
aspettasse guai, per odiava uscire senza Cortana, che al momento stava in pace nel bagagliaio. Andr
tutto bene. Dru e Livvy ti daranno una mano.
Forse questa tua missione  troppo pericolosa disse Mark a Julian mentre lui chiudeva il
bagagliaio. Una fata ti direbbe di ricordarti che quel tizio, Rook, prende il nome da un uccello del
malaugurio.
Lo so. Julian si infil un ultimo, sottile pugnale nel supporto che teneva legato attorno al
polso. Figurati che oltre a "corvo" rook significa anche "ingannare, truffare". Diana ci insegna un
sacco di cose.
Infatti Johnny Rook  un truffatore fatto e finito conferm Emma. Ma truffa i mondani. Noi
non avremo problemi.
I bambini potrebbero darsi fuoco disse Mark. Non sembrava una battuta.
Ty e Livvy hanno quindici anni! esclam Emma. Quasi l'et che avevi tu quando sei entrato
nella Caccia. Ed eri...
Ero cosa? Mark la fiss con i suoi strani occhi. Normale?
Emma si sent arrossire. Un pomeriggio in casa con loro non  esattamente lo stesso che essere
rapiti dai predatori cannibali delle fate.
Noi non mangiamo le persone ribatt Mark, indignato. Almeno non che io sappia.
Julian apr la portiera del lato guidatore e sal a bordo. Emma si mise sul sedile passeggero
mentre lui si sporgeva fuori dal finestrino e guardava con comprensione il fratello maggiore. Mark,
adesso dobbiamo andare. Se succede qualcosa, di' a Livvy di mandarci un messaggio, ma sappi che in
questo momento andare da Rook  la cosa migliore che possiamo fare. Ok?
Mark raddrizz le spalle come se si stesse preparando a scendere in battaglia. Ok.
E se riuscissero veramente a darsi fuoco? gli chiese Julian.
S?
In quel caso ti conviene trovare un modo per spegnerlo.
Johnny Rook viveva a Victor Heights, in una casetta in stile Craftsman con le finestre
impolverate, schiacciata tra due ville molto pi grandi. Aveva l'aria di essere disabitata, aspetto che a
Emma parve frutto di un attento studio. Sembrava quel genere di posto che i bambini del vicinato
evitavano quando la notte di Halloween giravano a chiedere dolcetto o scherzetto.
Per il resto era una bella strada. Un po' pi avanti c'erano dei ragazzini che giocavano a
campana e un signore anziano che leggeva il giornale sotto al suo gazebo, circondato da gnomi da
giardino. Quando Julian pensava alla vita dei mondani, immaginava qualcosa di molto simile a quello
scenario. A volte trovava che non fosse poi cos male.
Emma si stava legando Cortana dietro la schiena. Erano gi coperti da un incantesimo, perci
non c'era pericolo che i bambini in fondo alla strada potessero vederla mentre tirava bene la cinghia
stringendo gli occhi alla ricerca della misura ideale. I capelli le scintillavano al sole della California,
pi lucenti dell'oro sull'elsa di Cortana. Anche le cicatrici bianche delle sue mani brillavano di luce
diffusa, un patchwork simile al pizzo.
No. La vita da mondani non era un'alternativa da poter prendere in considerazione.
Emma alz la testa e sorrise a Julian. Un sorriso familiare, spontaneo. Era come se la sera prima
 quel ballo e quella musica che adesso sembravano un sogno delirante  non fosse mai esistita. Sei
pronto? gli chiese.
Il sentiero lastricato che conduceva alla porta d'ingresso della casa era rotto nei punti in cui le
radici degli alberi erano cresciute troppo, sollevando il pavimento con la loro forza inesorabile. La
persistenza delle cose che si ampliavano, pens Julian, desiderando avere con s tela e colori. Stava
cercando il telefono per scattare una foto quando lo sent suonare debolmente: l'avviso di un
messaggio.
Guard lo schermo. Era Mark.
NON TROVO TY.
Corrug la fronte e si mise a scrivere con il pollice mentre saliva i gradini dietro a Emma. HAI
GUARDATO IN CAMERA SUA?
Sulla porta d'ingresso c'era un battente con la base a forma di Uomo Verde, con capelli e occhi
selvaggi. Emma sollev l'anello e lo fece ricadere mentre il telefono di Julian ricominciava a suonare.
MI HAI PRESO PER UNO ZUZZERELLONE? CERTO CHE HO GUARDATO.
Jules? Tutto bene? gli chiese Emma.
Zuzzerellone? brontol lui fra s, volando con le dita sullo schermo.
LIVVY COSA DICE?
Hai appena mormorato "zuzzerellone"? fece Emma. Nel frattempo Julian sent dei passi che
si avvicinavano dall'altro lato della porta. Jules, cerca di non comportarti in maniera strana, ok?
La porta si spalanc. L'uomo che l'aveva aperta era alto e snello, indossava dei jeans e una
giacca di pelle. Aveva i capelli tagliati cos corti che era difficile distinguerne il colore, e gli occhiali
con le lenti fum gli nascondevano lo sguardo.
Si appoggi allo stipite. Carstairs disse. Fu un suono a met fra una preghiera e un lamento.
Di nuovo il cellulare di Julian. LIVVY DICE CHE NON LO SA.
L'uomo inarc un sopracciglio. Hai molto da fare? disse, sardonico. Si volt verso Emma.
L'altro fidanzato era pi educato.
Emma arross. Lui non  il mio fidanzato. Lui  Jules.
Ma certo. Avrei dovuto riconoscere gli occhi dei Blackthorn. La voce di Rook torn
suadente. Assomigli molto a tuo padre, Julian.
A Jules non piacque molto il sorrisetto di quell'uomo. Del resto non gli era mai piaciuto niente
del fatto che Emma avesse a che fare con Rook. I mondani che si dilettavano di magia, compresi quelli
con la Vista, rappresentavano una zona grigia per il Conclave  non c'era una legge che vietasse di
avere a che fare con loro, ma nessuno avrebbe immaginato che uno Shadowhunter volesse farlo. Se
avevi bisogno della magia, bastava ingaggiare uno stregone approvato dal Conclave.
Non che a Emma fosse mai importato molto della loro approvazione.
LIVVY MENTE. LEI SA SEMPRE DOV' TY. FATTELO DIRE. Jules si ricacci il cellulare
in tasca. Non era una novit che Ty svanisse nel nulla, magari nascondendosi in un angolo della
biblioteca o in qualche punto della collina dove potesse attirare le lucertole da sotto le rocce. E poi
adesso era arrabbiato, cosa che rendeva pi probabile l'eventualit che si fosse rintanato da qualche
parte.
L'uomo spalanc la porta. Entrate disse in tono rassegnato. Conoscete le regole. Qui non si
tirano fuori le armi, Carstairs. E non si danno risposte insolenti.
Dammi la tua definizione di "risposte insolenti" ribatt Emma entrando. Julian la segu, e fu
colpito da un'ondata di magia densa come fumo in un edificio in fiamme; aleggiava nell'aria del
piccolo soggiorno, quasi visibile sotto la debole luce che filtrava attraverso le tende giallastre. Alte
librerie in stile tradizionale ospitavano libri di incantesimi e grimori, copie del Malleus Maleficarum,
della Pseudomonarchia Daemonum, della Piccola Chiave di Salomone e un volume rosso sangue con
la scritta Dragon Rouge sulla costa. Un tappeto color giallo sporco, che richiamava le tende, era
disposto a terra in maniera scomposta: Rook lo scalci da una parte mentre sul viso gli compariva un
sorriso sgradevole.
Sotto al tappeto c'era un cerchio magico tracciato con il gesso sul legno del pavimento. Era di
quelli dentro ai quali si mettevano gli stregoni quando evocavano i demoni, perch creava un muro di
protezione. In realt i cerchi erano due, concentrici, e formavano una specie di cornice. All'interno
della cornice erano stati scarabocchiati i sigilli dei settanta Signori dell'Inferno. Julian aggrott le
sopracciglia mentre Rook entrava proprio in mezzo al cerchio e incrociava le braccia.
 un cerchio di protezione lo sent dire, come se ce ne fosse stato bisogno. Non potete
entrare.
E tu non puoi uscire osserv Julian. Non troppo facilmente, almeno.
L'altro fece spallucce. Perch dovrei?
Perch quella con cui stai giocando  magia molto potente.
Non giudicare. Noi che non possiamo sfoggiare la magia del Paradiso dobbiamo usare quello
che c'.
I sigilli dell'Inferno? C' una via di mezzo tra quello e il Paradiso, mi sembra.
Rook sorrise. C' di mezzo il mondo intero.  un posto caotico, Shadowhunter, e non a tutti 
concesso di non sporcarsi le mani.
Sporcizia e sangue non sono la stessa cosa disse Julian.
Emma lo fulmin con lo sguardo, come per dirgli che si trovavano l perch erano loro ad aver
bisogno di qualcosa. Non sempre doveva scrivergli sulla pelle per fargli capire quello che stava
pensando.
Le tende frusciarono, nonostante l'assenza di vento. Senti, non siamo qui per darti fastidio. Ci
servono solo delle informazioni, poi ce ne andiamo disse a Rook.
Le informazioni non sono gratis replic lui.
Stavolta ho qualcosa di bello per te. Meglio dei contanti. Schivando lo sguardo di Julian,
Emma si tolse dalla tasca interna del giubbotto una pallida colonna in pietra bianco-argento. Arross
debolmente, consapevole degli occhi di lui su di s mentre capiva cosa aveva in mano: una spada
angelica senza nome.
Cosa ci fa lui con l'adamas? intervenne Jules.
L'adamas trattato dalle Sorelle di Ferro vale un sacco al Mercato delle Ombre comment
Rook senza staccare lo sguardo da Emma. Ma dipende ancora da quello che vuoi sapere.
Il Teatro della Mezzanotte e i Seguaci gli disse lei. Vogliamo informazioni su di loro.
Rook socchiuse gli occhi. Che cosa vuoi sapere?
Emma gli fece un breve riassunto degli eventi della notte precedente, tralasciando Mark e come
fossero venuti a conoscenza dell'esistenza della Lotteria. Quando fin, Rook lanci un fischio.
Casper Sterling disse. Ho sempre pensato che quel tizio fosse un imbecille. Non fa che
cianciare che lui  molto meglio dei lupi mannari, e anche degli umani! Non posso dire che mi
dispiaccia se  stato estratto il suo numero.
Johnny disse Emma in tono severo. Lo uccideranno!
Sul viso di lui comparve una strana espressione, che per si dilegu subito. E cosa dovrei farci,
io? Quelli sono una vera e propria organizzazione, Carstairs.
Dobbiamo scoprire dov' il loro capo intervenne Julian. Belinda lo ha chiamato "il
Guardiano".  lui che dobbiamo trovare.
Non so... Rook esitava. Non sono sicuro che far girare le scatole ai Seguaci valga anche una
cosa preziosa come l'adamas. Lo disse senza staccare gli occhi dal materiale bianco-argento.
Emma ne approfitt. Non sapranno mai che c'entri tu. Per, al Mercato delle Ombre, ti ho
visto flirtare con Belinda. Lei qualcosa sapr...
Rook scosse la testa. No.
Mmh... Ok, allora chi lo sa?
Nessuno di loro. L'identit del capo  segretissima. Non so neanche se il Guardiano  un uomo
o una donna.
Johnny, se scopro che mi stai nascondendo qualcosa disse Emma con voce glaciale, ci
saranno delle conseguenze. Diana sa che sono qui. Tu non potrai mettermi nei guai con il Conclave, ma
io potrei mettere nei guai te. Guai seri.
Emma, basta disse Julian in tono annoiato. Questo qui non sa niente. Rimetti via l'adamas e
andiamocene.
Hanno due giorni riprese Rook con un filo di voce rabbiosa. Dal momento in cui viene
estratto il numero. Due giorni prima che l'uccisione abbia luogo. Lanci a entrambi uno sguardo
torvo, come se, in qualche modo, tutto ci fosse colpa loro.  magia simpatetica. L'energia della
morte di una creatura soprannaturale rafforza l'incantesimo che li rende tutti pi forti. E il capo... si fa
vedere al momento dell'uccisione. Non so altro. Se assistete alla morte, lo vedrete. O la vedrete.
Chiunque sia.
Il Guardiano si presenta al sacrificio? Per accumulare l'energia? chiese Emma.
Quindi se seguiamo Sterling, se aspettiamo che qualcuno lo attacchi, vedremo il Guardiano?
le fece eco Julian.
Gi. Cos dovreste farcela. Voglio dire, siete pazzi se volete assistere a una specie di grosso
party della magia nera, ma suppongo sia il vostro lavoro.
Supponi bene ribatt Julian. Il suo telefono suon di nuovo. LIVVY NON VUOLE DIRMI
NIENTE. SI  CHIUSA IN CAMERA SUA. AIUTO.
Un nodo d'angoscia gli si strinse attorno allo stomaco. Inutilmente, si disse. Sapeva di
preoccuparsi troppo per i suoi fratelli. Di sicuro Ty era corso dietro a qualche animale, e ora stava
accarezzando uno scoiattolo o coccolando un gatto randagio. Oppure si era nascosto da qualche parte
con un libro, per starsene un po' da solo.
Digit rapidamente una risposta: VAI A CERCARLO NEL GIARDINO SUL RETRO.
Ancora messaggi? fece Rook in tono di scherno. Hai una vita sociale molto piena.
Fossi in te non mi preoccuperei gli rispose lui. Ho quasi finito la batteria.
Il cellulare suon ancora. ESCO, diceva il messaggio, dopodich lo schermo divent nero.
Julian si rimise il cellulare in tasca, e in quel momento dal piano di sotto sal il rumore di un forte
schianto, seguito da un lamento soffocato.
Ma cosa diavolo...? fece Rook.
Il suo era stupore autentico. Emma si era gi diretta verso i gradini che portavano al piano
inferiore. Rook grid qualcosa, ma Julian sapeva che gli ci sarebbe voluto pi di un istante per liberarsi
dal suo cerchio di protezione. Senza degnarlo di un altro sguardo, corse dietro a Emma.
Kit Rook si rannicchi dentro l'ombra del sottoscala. Da sopra provenivano delle voci, e anche
qualche raggio di luce solare. Suo padre lo mandava sempre gi nel seminterrato quando avevano
ospiti. A maggior ragione se erano ospiti che lo facevano correre a prendere il gesso per disegnare un
cerchio di protezione.
Sopra di s Kit vedeva soltanto ombre in movimento, ma sentiva due voci. Voci giovani, scopr
con sorpresa. Di un ragazzo e di una ragazza.
Aveva un'idea piuttosto chiara di chi potessero essere. Non dei Nascosti, di certo. Aveva visto
la faccia di suo padre quando avevano bussato alla porta. Rook non aveva detto niente, ma per
quell'espressione c'era un unico motivo: Shadowhunters.
Nephilim. Kit avvert il lento bruciore della rabbia accendersi nello stomaco. Era sul divano a
guardare la televisione, e adesso doveva starsene rintanato come un ladro in casa propria perch degli
Shadowhunters si credevano in diritto di legiferare sulla magia. Di dire a tutti cosa dovevano fare. Di...
Una figura lo strapp dal suo nascondiglio. Lo colp forte al petto, facendolo barcollare
all'indietro e picchiare contro la parete, togliendogli il fiato. Trasal quando una luce gli divamp tutto
attorno  una luce bianca, racchiusa nel palmo di una mano umana.
Qualcosa di appuntito gli baci la base della gola. Trattenne il respiro e alz gli occhi.
Si ritrov faccia a faccia con un ragazzo della sua et: capelli nero inchiostro, occhi color lama
di coltello, pupille fulminee e sfuggenti. Era alto, snello, vestito di nero, e completamente ricoperto
dalle rune dei Nephilim.
Kit non era mai stato tanto vicino a uno Shadowhunter; il ragazzo teneva con una mano la luce
 che non era una torcia n altro di elettronico: sapeva riconoscere la magia, quando la vedeva  e con
l'altra un pugnale, puntato al suo collo.
Gli era gi capitato di pensare a come avrebbe reagito se un giorno un Nephilim lo avesse
attaccato. Gli avrebbe pestato i piedi, rotto le ossa, spezzato i polsi, sputato in faccia. Ma non fece
niente di tutto ci, e neppure ci pens. Guard il ragazzo che gli stava premendo il pugnale contro la
gola, il ragazzo con le ciglia nere abbassate sugli zigomi mentre gli occhi guardavano da un'altra parte,
e si sent attraversare da qualcosa di simile a un'ondata di stupore.
"Com' bello" pens.
Lo osserv meglio. Anche se l'altro non lo stava guardando in faccia, era sicuro che stesse
tenendo comunque d'occhio i suoi movimenti. Chi sei? Cosa ci fai qui? Sei troppo giovane per essere
Johnny Rook gli sent dire in un roco sussurro.
Aveva una voce piacevole. Chiara e profonda, con una nota gutturale che lo faceva sembrare
pi grande della sua et. La voce di un ragazzo ricco.
No gli rispose. Si sentiva colto alla sprovvista, come se dal nulla gli avessero puntato contro
un riflettore. Non sono io.
Il ragazzo continuava a non guardarlo. Come se Kit non ne fosse degno. Sent che lo stupore
cominciava a svanire per lasciare il posto alla rabbia.
Continua gli disse, sfidandolo. Prova a immaginare chi sono.
L'espressione dello Shadowhunter si rabbui, poi torn limpida. Sei suo figlio. Tu sei il figlio
di Johnny Rook gli disse, dopodich il suo labbro si contrasse in una smorfia di disprezzo quasi
impercettibile.
Quella faccia lo fece ribollire di rabbia. Si spost di lato con uno scatto, liberandosi dalla
minaccia del pugnale, e tir un calcio. L'altro si gir, ma riusc a colpirlo lo stesso. Ud un grido di
dolore. La luce cadde dalla mano dello Shadowhunter, spegnendosi, dopodich si sent di nuovo messo
al muro, con una mano che si contorceva per tenergli la maglietta con il pugno, e poi riecco il pugnale
alla gola. Stai zitto, stai zitto, stai zitto gli sussurr l'aggressore, e un secondo dopo la stanza si
riemp di luce.
Lo Shadowhunter rimase immobile. Kit alz lo sguardo sugli altri due Nephilim in piedi in cima
alle scale: un ragazzo con gli occhi color verde-azzurro luminosissimo e la ragazza bionda che aveva
gi visto al Mercato delle Ombre la settimana prima. Avevano tutti e due lo sguardo fisso. Non su di
lui, bens sul ragazzo che lo stava tenendo per la maglietta.
Il ragazzo trasal, ma non cedette: sul suo viso, un senso di sfida cercava di soverchiare la
preoccupazione. "A-ah" pens Kit, rendendosi conto di quello che stava succedendo. "Tu non dovresti
essere qua sotto, eh?"
Tiberius Blackthorn tuon il ragazzo con gli occhi verdeazzurro. Che cosa ci fai qui?
Emma, completamente spiazzata, stava guardando Ty con gli occhi sgranati. Era come se, al
centro del seminterrato di Johnny Rook, all'improvviso si fosse materializzato l'Istituto: l'immagine di
Ty era familiare, eppure totalmente fuori posto.
Ty sembrava stanco e sconvolto come non lo vedeva da anni, anche se la sua presa sul pugnale
era salda. Diana ne sarebbe stata felice. Meno, magari, che la punta fosse rivolta contro un giovane
mondano che dimostrava sui quindici anni e aveva un'aria stranamente familiare. Si rese conto di
averlo gi incontrato al Mercato delle Ombre. I suoi capelli erano un groviglio folto e biondo; la
maglietta pulita ma logora, i jeans slavati. E sembrava pronto a tirare a Ty un pugno in faccia,
atteggiamento insolito per un mondano nella sua posizione. Molti di loro si sarebbero dimostrati
decisamente pi turbati da un coltello puntato alla gola.
Ty ripet Julian. Aveva l'aria furibonda. Furibonda, e condita da un pizzico di panico. Ty,
lascia andare il figlio di Johnny Rook.
Gli occhi del ragazzo biondo si spalancarono. E voi... E voi come fate a sapere chi sono?!
Julian si strinse nelle spalle. E chi dovresti essere, altrimenti? Lo guard inclinando la testa di
lato. Forse tu sai qualcosa della Lotteria al Teatro della Mezzanotte?
Jules fece Emma.  soltanto un bambino.
Io non sono un bambino! protest il diretto interessato. E comunque mi chiamo Kit.
Stiamo cercando di essere d'aiuto disse Julian. Il biondo, alias Kit, lo guard male. Jules
allora addolc il tono di voce. Stiamo cercando di salvare delle vite.
Mio padre mi ha detto che gli Shadowhunters dicono sempre cos.
E tu credi a tutto quello che dice lui?
Stavolta ha avuto ragione, no? gli fece notare Kit. Spost lo sguardo su Emma; lei ricord di
aver notato, al Mercato, che quel ragazzino possedeva la Vista, per pensava che fosse l'aiutante di
Rook, non suo figlio. Non si assomigliavano per niente. L'hai detto tu.
Intendevo che...
Io non so niente di nessuna lotteria prosegu Kit guardando Tiberius. E la cosa pi strana,
forse, era che anche Ty stava guardando lui. Emma ripens a quella volta, anni prima, in cui lui le
aveva detto: Perch la gente dice "guardami" quando invece intende "guardami negli occhi"? In realt
potresti rivolgerli da qualsiasi altra parte, e la staresti comunque guardando. Adesso, invece, Ty
fissava gli occhi di Kit come se gli ricordassero qualcosa.
Kit! Quell'esclamazione fu un ruggito. Emma sent dei passi affrettarsi gi per le scale,
finch non comparve Johnny Rook. Aveva una manica bruciacchiata, e non lo aveva mai visto cos
furioso. Lasciate stare mio figlio!
Ty rinsald la presa sul pugnale, mettendosi ben dritto sulla schiena. Affront Johnny Rook
senza un briciolo di paura. Dicci della Lotteria ordin.
Kit trasal. Emma se ne accorse persino in quella semioscurit. A lei Ty non faceva paura, ma
era normale: lo aveva tenuto in braccio quando ancora era un bimbo di tre anni. Invece Johnny Rook
era evidentemente spaventato: dal suo punto di vista, uno Shadowhunter si era intrufolato nel
seminterrato di casa sua per sgozzargli il figlio.
Vi dar l'indirizzo di Casper Sterling disse, con Kit che lo fissava sconvolto. Si vedeva che
non gli era capitato spesso di vedere suo padre cos. Ce l'ho, ok? Ha una serie di identit diverse, non
 facile da trovare, per so dove abita. Va bene?  abbastanza? Ma adesso lasciate andare mio figlio!
Ty abbass l'arma e fece un passo indietro. La tenne in mano mantenendo gli occhi fissi su Kit,
che intanto si massaggiava dolente il segno rimastogli sul collo. Pap, io... fece per dire.
Silenzio, Kit lo interruppe lui. Te l'ho gi detto. Non dire niente in presenza dei Nephilim.
Stiamo dalla stessa parte disse Julian con voce pi calma possibile.
Johnny Rook si volt verso di lui di scatto. Aveva il viso paonazzo, il collo pulsante. Non ti
azzardare a dirmi da che parte sto. Tu non sai niente, niente! E...
Basta! grid Emma. Per l'Angelo, cos' che ti fa paura?
Johnny richiuse di scatto la bocca. Io non ho paura rispose a denti stretti. Andatevene e
basta. Andatevene e non tornate mai pi. Vi mander un messaggio con l'indirizzo, dopodich non
telefonate e non chiedetemi favori. Abbiamo chiuso, Nephilim.
Bene rispose Emma facendo segno a Ty di raggiungere lei e Julian. Ce ne andiamo. Ty...
Ty si fece scivolare il pugnale nella cintura e schizz su per i gradini. Julian si gir e lo segu. Il
ragazzo ai piedi delle scale non rimase a guardarli mentre se ne andavano, perch aveva gli occhi fissi
su suo padre.
In realt non era molto pi giovane di Emma, forse di un anno soltanto o due, per suscit in lei
un inspiegabile senso di protezione. Se possedeva la Vista, allora vedeva tutto il Mondo dei Nascosti:
qualcosa di terrificante e inspiegabile. In un certo senso era come Tiberius, viveva in un mondo che
percepiva diverso da tutti gli altri.
Va bene, Johnny ripet a voce pi alta. Ma se cambi idea, trovi il mio numero sul tuo
telefono. Sotto "Carstairs".
Johnny Rook le lanci uno sguardo di fuoco.
Chiamami ripet Emma, ma questa volta guard direttamente Kit. Se mai dovessi aver
bisogno di qualcosa.
Fuori! Rook sembrava sul punto di esplodere o avere un infarto, perci Emma si gir per dare
un ultimo sguardo e poi se ne and.
Trov Ty fuori, accanto alla macchina. Sopra di loro si erano addensate delle nuvole, rapide
esplosioni in corsa attraverso il cielo. Il ragazzo era appoggiato al bagagliaio, con il vento che gli
scompigliava i capelli neri. Dov' Jules? gli chiese quando gli fu vicina.
L. Ty indic con un dito. Sono entrato in casa con una runa di Apertura. Ho rotto la
serratura del seminterrato. Adesso la sta riparando.
Emma guard verso la casa di Johnny Rook e vide la sagoma longilinea di Jules sullo sfondo di
una parete con rilievi di stucco. Apr il bagagliaio dell'auto e si slacci la cintura delle armi. Ma tu
com' che hai fatto a venire qui, scusa?
Mi sono nascosto sui sedili posteriori. Sotto la coperta. Ty la indic, ed Emma vide un paio di
cuffie sbucare da sotto le frange del plaid. Secondo te Julian  arrabbiato con me? Ora che non aveva
pi il coltello in mano sembrava molto piccolo, mentre teneva gli occhi grigi, limpidi e ben aperti,
puntati sulle nuvole in cielo.
Ty. Emma sospir. Adesso quello ti sgrida di brutto. Anzi ti ammazza. In pratica... ti
sgridazza.
Julian stava tornando da loro. Hai creato un neologismo le rispose lui.
Emma lo guard stupita. Un cosa?
Una parola inventata da te. Shakespeare lo faceva di continuo.
Emma gli sorrise, stranamente intenerita. Be', diciamo che "sgridazza" non  esattamente
Shakespeare...
Ty si prepar al peggio mentre Julian si avvicinava puntando dritto verso di lui, senza la
minima deviazione, con la mascella serrata e gli occhi verde-azzurro cupi come il fondo dell'oceano.
Gli arriv davanti e lo prese, stringendolo in un forte abbraccio e affondandogli il viso tra i
capelli. Lui rimase immobile e stupito di fronte a quella reazione del tutto priva di rabbia.
Jules? Tutto ok? gli chiese.
Le spalle di Julian tremarono. Strinse il fratellino ancora pi forte, come se potesse inglobarlo
dentro di s, in un luogo nel quale sarebbe stato sempre al sicuro. Con la guancia premuta sui suoi
riccioli corvini, strizz le palpebre e parl con voce soffocata. Pensavo che ti fosse successo
qualcosa disse. Pensavo che Johnny Rook potesse...
Non fin la frase. Ty ricambi cautamente l'abbraccio e gli diede una lieve pacca sulla schiena
con le sue mani affusolate. Era la prima volta che Emma lo vedeva consolare suo fratello maggiore 
forse la prima in assoluto che vedeva Julian permettere a qualcuno di confortarlo.
Rimasero in silenzio durante il viaggio di ritorno all'Istituto; tacquero mentre le nubi si
dileguavano, spinte verso l'entroterra dal vento oceanico. Il sole era basso sull'acqua quando presero la
superstrada. C'era silenzio anche quando scesero dalla macchina, nel momento in cui finalmente Julian
parl.
Non avresti dovuto farlo disse a Tiberius, guardandolo. Julian aveva smesso di tremare  per
fortuna, visto che aveva guidato lui  e ora la voce gli era tornata ferma e pacata. Non avevi il
permesso di accompagnarci, perch era una situazione troppo pericolosa.
Ty si mise le mani in tasca. So come la pensi. Per questa indagine  anche la mia.
Mark mi ha mandato un messaggio per dirmi che non ti trovava pi disse Julian, ed Emma
sobbalz: ecco cos'era tutto quello smessaggiare in casa di Rook. Per poco non me ne sono andato. E
non credo che ci avrebbe permesso di tornare.
Scusami se ti ho fatto preoccupare, Jules.  per questo che ti ho abbracciato fuori dalla casa di
Rook, perch mi dispiaceva che fossi preoccupato. Ma io non sono Tavvy. Non sono un bambino. Non
c' bisogno che io stia sempre sotto lo sguardo di Mark.
Ma tu non saresti dovuto venire a casa di una persona del genere! Ora Julian aveva alzato la
voce. Non era sicuro!
Non avevo in programma di entrare. Volevo solo dare un'occhiata alla casa, studiarla. La
bocca morbida di Ty si irrigid. Poi per ho visto entrare voi, e ho notato qualcosa che si muoveva al
piano di sotto. Ho pensato che avrebbero potuto prendervi di sorpresa, perch voi non vi eravate accorti
di niente.
Jules disse Emma. Tu avresti fatto la stessa cosa.
Lui le lanci uno sguardo esasperato. Ty ha solo quindici anni.
Non dire che  pericoloso perch ho quindici anni protest il fratello. Tu alla mia et hai
fatto cose altrettanto pericolose. E poi, se io non avessi puntato il pugnale alla gola di suo figlio, Rook
non vi avrebbe mai dato l'indirizzo di Sterling.
Questo  vero conferm Emma. Era entrato troppo in fretta dentro a quel cerchio di
protezione.
Non potevi sapere che l sotto c'era suo figlio. Non potevi prevedere quello che sarebbe
successo, Ty.  stata fortuna.
Prevedere  magia. Non  stata magia, e nemmeno fortuna. Avevo sentito Emma che parlava
di Rook. E anche Diana. Mi  sembrato un tipo losco, di cui non ci si poteva fidare. E avevo ragione.
Guard Jules con espressione severa: non dritto negli occhi, ma comunque con uno sguardo diretto.
Tu vuoi sempre proteggermi riprese. Ma non mi dici mai quando ho ragione. Se mi lasciassi libero
di decidere per conto mio, forse dovresti preoccuparti meno per me.
Julian sembr scioccato da quelle parole.
Potrebbe tornarci utile adesso sapere che Rook ha un figlio aggiunse Ty. Non puoi negarlo
in assoluto. E poi vi ho procurato l'indirizzo di Sterling. Ti ho aiutato, anche se non volevi che io
venissi.
Sotto la luce fioca emanata dall'Istituto, Emma scopr un Julian vulnerabile come non lo aveva
mai visto. Mi dispiace gli sent dire, in tono quasi formale. Non intendevo dire che non ci hai
aiutato.
Conosco la Legge. So che a quindici anni non si  adulti. So che abbiamo bisogno di zio
Arthur e di te. Ty corrug la fronte. S, insomma, io non so cucinare un bel niente, e Livvy
nemmeno. E poi non saprei da che parte cominciare con Tavvy. Non sto dicendo che devo diventare io
il responsabile e non ti sto chiedendo di lasciarmi fare tutto quello che mi pare. So che ci sono delle
regole. Ma di qualcosa... non potrebbe occuparsi Mark?
Mark... fece per ribattere Julian, ed Emma cap subito qual era la sua preoccupazione. "Mark
potrebbe non restare. Mark potrebbe decidere di non restare."
Mark ha appena iniziato a riabituarsi a voi e a capire come funziona la vita qui. Non credo che
possiamo chiedergli molto.
A lui non dispiacerebbe, Jules. Io gli piaccio. Tutti noi gli piacciamo.
Mark vi vuole bene. E anch'io. Per, Ty, esiste la possibilit che lui non... Se non scopriamo
l'assassino, Mark potrebbe non restare.
Ecco perch voglio aiutarvi a risolvere il mistero gli disse il fratello. Cos Mark potr
restare. Lui potr occuparsi di noi, e tu avrai il tempo di riposare. Ty si chiuse la giacca,
rabbrividendo. Il vento che soffiava dall'oceano era molto forte. Ora entro a cercare Livvy. E anche
Mark. Sicuramente sar preoccupato.
Julian rimase a guardare Ty che entrava. L'espressione sul suo viso... A Emma sembr uno dei
suoi dipinti, per accartocciato e strappato, un guazzabuglio di linee e colori. La pensano tutti cos,
vero? mormor piano. Sono tutti convinti che Mark rester.
Emma esit. Solo qualche giorno prima avrebbe detto a Julian di non essere ridicolo. Che Mark
sarebbe rimasto con la sua famiglia, a prescindere da tutto. Ora per dentro ai suoi occhi, mentre
parlava della Caccia, aveva visto il cielo notturno, e aveva sentito la fredda libert della sua voce. A
volte pensava che ci fossero due Mark: quello umano e quello delle fate. Il primo sarebbe rimasto.
L'altro era imprevedibile.
Per forza disse. Se per qualche strano motivo potessi riavere uno dei miei genitori, ma poi
pensassi che potrebbe andarsene di nuovo, volontariamente...
Julian aveva il volto grigio cenere. Viviamo in un mondo di demoni e mostri, ma la cosa che
mi spaventa di pi  pensare che Mark possa decidere di appartenere alla Caccia Selvaggia e lasciarci,
anche se noi risolviamo il mistero e accontentiamo il Popolo Fatato. Potrebbe andarsene comunque.
Facendo a pezzi il cuore dei ragazzi. Non si riprenderebbero mai...
Emma si avvicin a Julian e gli mise una mano sulla spalla. Non puoi proteggerli da tutto.
Loro devono vivere in questo mondo e avere a che fare con le cose di questo mondo. Che a volte sono
degli addii. Se Mark scegliesse di andarsene, sarebbe tremendo. Ma loro sono forti. Sopravviveranno.
Segu un lungo silenzio. Poi, finalmente Julian parl. A volte penso che sarebbe stato meglio
se Mark non fosse tornato disse con voce asciutta e carica di tensione. Chi potrebbe pensare una cosa
del genere?
U-N E-S-S-E-R-E U-M-A-N-O gli scrisse Emma sulla schiena e, per un istante, lui si chin
verso di lei come per ricevere conforto, come  giusto tra parabatai. I rumori del deserto si attutirono
attorno a loro: i parabatai potevano creare uno spazio silenzioso dove non c'era nient'altro che loro e il
vivo legame di magia che li univa.
Uno schianto sonoro ruppe il silenzio. Julian si allontan di colpo da Emma. Poi un secondo
schianto, proveniente senza dubbio dall'interno dell'Istituto. Jules si volt: un attimo dopo stava gi
correndo su per i gradini sul retro dell'edificio.
Emma lo segu. Altri rumori: li sentiva persino sulla scala. Stoviglie che cozzavano, voci che
ridevano. Corsero di sopra fianco a fianco. Emma arriv in cucina per prima e spalanc la porta.
Rimanendo senza fiato.
17
I DEMONI DENTRO AL PROFONDO MARE
Sembrava che in cucina fosse esplosa una bomba.
Il frigorifero era completamente vuoto, con le superfici un tempo candide ora decorate da
spruzzi di ketchup. Il bottiglione di sciroppo d'acero formato extralarge era stato svuotato, e il liquido
ambrato ricopriva quasi tutte le superfici disponibili. Un grosso sacco di zucchero a velo giaceva
squartato a terra, e ora Tavvy era seduto al suo interno, completamente ricoperto di polvere bianca.
Sembrava l'abominevole uomo delle nevi in miniatura.
A quanto pareva Mark aveva tentato di cucinare, perch sui fornelli c'erano delle padelle piene
di sostanze carbonizzate che stavano liberando fumi nell'aria. Le fiamme erano ancora accese. Julian
corse a spegnerle sotto lo sguardo allibito di Emma.
La cucina, che per cinque anni Julian aveva riempito di scorte di cibo, pulito e usato per
preparare i pancake... era distrutta. Il pavimento era disseminato di sacchetti di caramelle aperti. Dru,
seduta sul bancone, girava con un cucchiaino l'inquietante contenuto di un bicchiere, mormorando
felice tra s. Livvy era rannicchiata su una delle panche e ridacchiava tenendo in mano un bastoncino di
liquirizia. Ty le stava accanto leccandosi un granello di zucchero dall'interno del polso.
Mark emerse dalla dispensa con un grembiule a cuoricini rossi legato alla vita e due fette di
pane bruciacchiato in mano. Toast! annunci felice, prima di accorgersi della presenza di Julian ed
Emma.
Silenzio. Julian era senza parole ed Emma si ritrov a indietreggiare verso la porta.
All'improvviso ripens alle lotte tra i due fratelli da piccoli: lotte che volevano essere cruente e
sanguinarie e in cui Julian rispondeva colpo a colpo.
Anzi, a volte colpiva e basta, senza aspettare di rispondere a niente.
Mark inarc le sopracciglia. Toast?
Quello  mio! esclam Ty.
Giusto. Mark attravers la stanza guardando Julian di sottecchi. Il fratello, ancora
ammutolito, si stava sorreggendo ai fornelli. E cosa ci vuoi sul tuo toast?
Budino rispose prontamente Ty.
Budino? gli fece eco Julian. Emma dovette riconoscere che, a voler scommettere sulla prima
parola di Julian appena riacquistata la capacit di esprimersi, non avrebbe mai puntato su "budino".
Perch no? ribatt Livvy, prendendone una confezione e porgendola al fratello, che inizi a
spalmarselo sul pane a dosi misurate.
Julian si rivolse a Mark. Ma non mi avevi detto che era chiusa in camera sua?
 uscita quando voi avete scritto che avevate trovato Ty spieg Mark.
Non c'era motivo per non farlo disse Livvy.
E che cosa ci fa il tostapane in dispensa? volle sapere Julian.
Non riuscivo a trovare nessun'altra... Mark si stava sforzando di trovare la parola giusta.
Presa elettrica.
E perch Tavvy  finito dentro a un sacco di zucchero?
Mark fece spallucce. Perch voleva stare dentro a un sacco di zucchero.
Ma questo non significa che tu ce lo dovevi mettere! Julian alz la voce. N che dovevi
praticamente distruggere la cucina. O lasciare che Drusilla bevesse... Cosa c' in quel bicchiere, Dru?
Latte al cacao rispose subito lei. Con panna acida e Pepsi.
Julian sospir. Non dovrebbe bere quella roba.
Perch no? Mark si slacci il grembiule e lo butt da una parte. Non capisco da dove nasca
la tua rabbia, fratello. Sono tutti vivi e vegeti, o sbaglio?
Standard bassino, non credi? Senti, Mark, se avessi saputo che per te bastava mantenerli in
vita...
Ma  quello che hai detto tu! protest l'altro, met arrabbiato e met allibito. Ci hai
scherzato su, hai detto che sapevano badare a se stessi...
Ed  cos! Julian si era eretto in tutta la sua altezza, tanto che all'improvviso sembrava
soverchiare Mark: era pi alto di lui, pi robusto e allo stesso tempo pi adulto. Sei tu che fai casino!
Tu che sei il loro fratello maggiore, hai presente cosa significa? Ci si aspetterebbe che tu li curassi un
po' meglio di cos!
Jules gli disse Livvy, stiamo tutti bene.
Bene? ripet lui. Ty  uscito dall'Istituto di nascosto  e di questo ne riparliamo pi tardi,
Livia  poi  entrato in casa di Johnny Rook e ha puntato il coltello alla gola di suo figlio; Livvy si 
chiusa in camera sua e Tavvy probabilmente rimarr coperto da uno strato di zucchero permanente.
Quanto a Dru, ci restano circa cinque minuti prima che si metta a vomitare.
No invece protest lei, imbronciata.
Pulisco io si offr Mark.
Ma se non sei nemmeno capace! Julian era furibondo e bianco in faccia. A Emma non era
capitato quasi mai di vederlo cos arrabbiato. Tu prosegu, continuando a guardare Mark, tu una
volta ti prendevi cura di loro, ma probabilmente te ne sei dimenticato. Probabilmente ti sei scordato
come si fa qualsiasi cosa normale!
Mark ebbe un sussulto. Tiberius si alz in piedi; i suoi occhi grigi bruciavano sul suo volto
pallido. Aveva iniziato a muovere le mani lungo i fianchi, con gesti rapidi e convulsi. Ali di falena: ali
che potevano tenere un coltello, tagliare una gola. Basta! disse.
Emma non sapeva se stesse parlando con Julian, con Mark o con tutti i presenti in generale,
per vide che Julian si paralizz. Le si strinse il cuore davanti allo spettacolo di lui che guardava i
fratelli e le sorelle attorno a s. Dru era seduta immobile; Tavvy si era arrampicato fuori dal sacco di
zucchero e ora fissava Julian con i suoi occhioni verde-azzurro.
Mark non si muoveva di un millimetro: aveva la faccia pallida, ogni traccia di colore era sparita
dagli zigomi che raccontavano le sue radici di fata.
Negli occhi che guardavano Jules c'erano amore, preoccupazione e timore, ma Emma si chiese
se in quel momento lui fosse in grado di riconoscerli. Se vedeva solo i ragazzi per i quali aveva
rinunciato a gran parte della propria vita, felice di dedicarla agli altri. Se, come lei, osservando la
cucina, stava ripensando a quando aveva imparato da solo a pulirla, a dodici anni. All'inizio cucinava
cose semplici, per esempio spaghetti al burro, oppure toast al formaggio: un milione di toast al
formaggio, un milione di scottature su mani e polsi rimediate tra i fornelli e gli schizzi bollenti. Se
stava rivivendo tutte le volte che, a intervalli di pochi giorni, aveva percorso il sentiero che scendeva
fino alla statale per ritirare a piedi le consegne dal supermercato, prima di avere la patente. A come per
anni aveva trascinato e trasportato la spesa su per la collina.
Julian in ginocchio, pelle e ossa in jeans e felpa, che strofinava il pavimento. Quella cucina era
stata disegnata da sua madre, era parte di lei, ma era anche parte di tutto quello che Julian, negli anni,
aveva sacrificato per amore della sua famiglia.
E avrebbe continuato a farlo, pens. Ovvio: li amava tutti alla follia. L'unica cosa che lo faceva
arrabbiare era la paura: paura per le sue sorelle e i suoi fratelli.
Ne aveva anche adesso, sebbene lei non capisse bene perch. Vedeva solo la faccia che aveva
lui mentre percepiva il rancore degli altri nei suoi confronti, la loro delusione. Fu come se il fuoco che
aveva dentro si fosse spento. Scivol con la schiena gi lungo il mobile della cucina, finch non fu
seduto a terra.
Jules? Era Tavvy, con i capelli ricoperti di granelli bianchi. Raggiunse Julian strisciando i
piedi e gli mise le braccia attorno al collo.
Lui emise uno strano suono, poi prese il fratellino e lo abbracci forte. Lo zucchero si rivers
sulla sua divisa nera, cospargendola di bianco.
La porta della cucina si apr ed Emma sent qualcuno che tratteneva il fiato per lo stupore. Si
gir e vide Cristina a bocca aperta di fronte a quel macello. Que desastre!
Non serviva tradurre. Mark si schiar la voce e cominci a impilare piatti sporchi nel lavello.
Non tanto a impilarli quanto a lanciarli, per dirla tutta. Livvy and ad aiutarlo e Cristina rimase a
osservare.
Dov' Diana? chiese Emma.
A casa sua. Malcom ci ha aperto un Portale andata e ritorno spieg l'altra senza staccare gli
occhi dalle pentole bruciate sui fornelli. Diana ha detto che aveva bisogno di recuperare un po' di
sonno.
Ancora con Tavvy tra le braccia, Julian si rimise in piedi. Era sporco di zucchero sulla maglietta
e sui capelli, per aveva il viso calmo, impassibile.
Scusa la confusione, Cristina.
Figurati gli disse lei guardandosi attorno. Non  la mia cucina... Per posso aiutarvi a
pulire! si affrett ad aggiungere.
Ci pensa Mark disse Julian senza guardare il fratello. Tu e Diana avete scoperto qualcosa
grazie a Malcom?
 andato da alcuni stregoni che secondo lui potevano essere utili. Abbiamo parlato di Catarina
Loss. L'avevo gi sentita nominare, a volte insegna Scienze dei Nascosti in Accademia. A quanto pare
sia Malcom che Diana sono suoi buoni amici, quindi hanno iniziato a raccontarsi un sacco di storie che
io non capivo bene.
Senti invece cosa abbiamo scoperto noi da Rook disse Emma, lanciandosi poi in un racconto
dettagliato che per salt la parte in cui Ty aveva quasi tagliato la testa a Kit Rook.
Quindi qualcuno deve pedinare Sterling! annunci Livvy con entusiasmo non appena Emma
ebbe finito. Potremmo pensarci io e Ty.
Voi due non guidate osserv Emma. E abbiamo bisogno di voi qui per le ricerche.
Livvy fece una smorfia. Quindi ce ne restiamo qui a leggere "or sono molti e molti anni"
diecimila volte?
Non c' motivo per cui non potremmo imparare a guidare disse Ty, ostinato. Mark stava
dicendo che non conta se non abbiamo l'et per la patente prevista dalla legge dei mondani in
California, perch tanto le loro leggi non dobbiamo rispettarle comunque...
Ah, Mark ha detto cos? chiese Julian, imperturbabile. Perfetto. Allora potr insegnarvi lui a
guidare.
Mark lasci cadere con fragore un piatto nel lavandino. Julian...
Che c', Mark? Ah, giusto, nemmeno tu sai guidare. E ovviamente insegnare a qualcuno a
guidare richiede tempo, e tu potresti non essere pi qui. Perch non c' garanzia che rimarrai.
Questo non  vero disse Livvy. Abbiamo praticamente risolto il caso e...
Per Mark pu scegliere. Julian stava fissando il fratello da sopra la testa di Tavvy. Gli occhi
gli erano diventati due raggi laser. Diglielo, Mark. Di' che sei sicuro che sceglierai noi.
"Promettiglielo" stava dicendo con lo sguardo. "Prometti ai tuoi fratelli che non li ferirai."
Emma pens a quello che Julian le aveva detto prima, fuori. Ecco di cosa aveva paura: del fatto
che gli altri volessero gi troppo bene a Mark. Lui era pronto a offrire i ragazzi a suo fratello maggiore
senza fiatare, se era questo che loro volevano  se, come aveva detto Ty, volevano che fosse lui a
occuparsi di loro. Avrebbe rinunciato a loro perch li amava, perch la loro felicit era la sua, perch
erano il suo respiro e il suo sangue.
Ma anche Mark era suo fratello, e lui lo amava da morire. Cosa facevi, cosa potevi fare, quando
a minacciare le persone a cui volevi bene era qualcuno per cui provavi un sentimento altrettanto forte?
Julian. Tutti rimasero stupiti nel vedere zio Arthur in piedi sulla porta. Lanci un rapido
sguardo disinteressato al caos che regnava in cucina e poi si concentr solo su di lui. Julian, devo
parlarti di una cosa. In privato.
Un vago senso di preoccupazione balen in fondo agli occhi di Julian. Annu allo zio proprio
nel momento in cui qualcosa suon in tasca di Emma: il suo telefono.
Emma si sent stringere lo stomaco. Aveva letto solo due parole, che provenivano non da un
numero ma da una serie di zeri. LA CONVERGENZA.
Qualcosa aveva fatto scattare il sistema di monitoraggio nel punto di convergenza. Inizi a
pensare alla velocit della luce: era quasi il tramonto, la porta della convergenza si stava aprendo... ma
anche le mantidi si stavano per risvegliare. Doveva partire subito, in modo da essere l nel momento
pi sicuro.
Ti ha chiamato qualcuno? chiese Julian guardandola. Stava lasciando andare Tavvy, per poi
scompigliargli i capelli e mandarlo verso Dru, che nel frattempo era diventata inequivocabilmente
verde in faccia.
Emma evit di mostrarsi perplessa  il messaggio non era arrivato anche a lui? O forse no,
perch a casa di Johnny aveva detto di avere la batteria del cellulare quasi esaurita. E chiss dov'era
adesso Diana. Molto probabilmente era lei l'unica ad aver ricevuto il messaggio dalla convergenza.
Niente, solo Cameron disse tirando fuori il primo nome che le venne in mente. Jules chiuse di
colpo gli occhi; forse era ancora preoccupato che lei potesse parlare a Cameron di Mark. Le sembrava
pallido. Aveva l'espressione calma, ma stava irradiando una tristezza carica di tensione. Pens a come
aveva stretto Ty davanti a casa di Rook, a come aveva guardato Mark. E poi Arthur.
Stando a quello che aveva imparato allenandosi, avrebbe dovuto portare Julian con s alla
convergenza. Lui era il suo parabatai. Ma in quel momento non poteva strapparlo alla sua famiglia...
No, non poteva. La sua mente si ribellava a quel pensiero in un modo che lei stessa non riusciva a
capire fino in fondo.
Cristina. Si volt verso l'amica. Vieni in corridoio, ti devo dire una cosa.
Con aria preoccupata, Cristina la segu fuori dalla cucina. Riguarda Cameron? le chiese non
appena la porta si chiuse alle loro spalle. Perch in questo momento non mi sento in vena di offrire
consigli amorosi...
Devo andare a trovarlo, quello s le disse, con un vortice di pensieri nella mente. Poteva
portare lei alla convergenza: di Cristina si fidava, non avrebbe detto a nessuno cosa stavano facendo.
Per, quando era andata alla grotta da sola con Mark, senza dirlo a nessuno, Julian se l'era presa un
sacco; anzi, pi che essersela presa, ne era rimasto sconvolto. E poi tante altre cose avevano gi messo
a dura prova il loro legame parabatai, perci non poteva offenderlo di nuovo facendosi accompagnare
da un'altra persona. Ma non si tratta di questo. Senti, qualcuno deve pedinare Sterling. Non credo gli
succeder qualcosa, visto che siamo ancora nei due giorni di tempo che gli sono stati concessi, per
non si sa mai.
Cristina annu. Posso pensarci io. Diana ha lasciato qui il pick-up, uso quello. Ma mi serve
l'indirizzo.
Ce l'ha Julian. Ti lascer anche un messaggio per lui.
Bene, perch far domande rispose Cristina, asciutta. All'improvviso, dalla cucina usc un
rumore orrendo: quello di Dru che attraversava di corsa la stanza per andare a vomitare l'anima nel
lavandino.
Poveretta... fece Emma. Per quella cosa che si stava bevendo era veramente disgustosa!
Emma, so che non mi stai dicendo la verit. So che non stai andando da Cameron Ashdown.
Alz una mano per bloccare il tentativo di lei di protestare. E per me va bene. Non mi diresti una
bugia senza una valida ragione. Solo che...
S? Emma si sforz di mantenere uno sguardo innocente. Era meglio cos, si disse. Se Diana
l'avesse scoperta, se si fosse cacciata nei guai, almeno sarebbe stata lei da sola: Julian e Cristina non se
lo meritavano. Poteva cavarsela senza l'aiuto di nessuno.
Stai attenta. Non farmi pentire di aver mentito per te, Emma Carstairs.
Il sole era una palla di fuoco splendente sull'oceano mentre Emma guidava la Toyota su per lo
sterrato che portava alla convergenza. Il cielo si stava rabbuiando in fretta. L'auto sobbalz per gli
ultimi metri che portavano al prato, rischiando di finire in un basso fossato prima che Emma frenasse e
spegnesse il motore.
Scese, poi rimise la mano nell'abitacolo per prendere le armi. Aveva lasciato Cortana
all'Istituto: le era costato molto farlo, ma camminare portandola sulla schiena avrebbe suscitato troppe
domande. Almeno aveva le spade angeliche; se ne infil una nella cintura e con il pollice si tolse di
tasca la pietra di stregaluce, guardandosi attorno nel frattempo. C'era uno strano silenzio: nessun
rumore di insetti, piccoli animali, uccellini. Solo vento sull'erba.
I demoni mantide. Probabilmente la sera uscivano e divoravano tutte le creature viventi a
disposizione. Emma rabbrivid e si inoltr a grandi passi verso la caverna. L'entrata della convergenza
si stava aprendo, una spessa linea nera contro il granito.
Si guard una volta dietro le spalle, preoccupata. Il sole era pi basso di quanto lei avrebbe
voluto, e stava tingendo di sangue l'acqua dell'oceano. Aveva parcheggiato pi vicino possibile
all'ingresso, cos, se uscendo fosse stato buio, sarebbe potuta risalire subito in macchina. Nonostante
ci, pi tempo passava e pi le sembrava probabile che, strada facendo, qualche mantide le sarebbe
toccato ucciderla.
Camminando verso la ripida parete di roccia, la linea nera dentro di essa si allarg leggermente,
come per accoglierla. Emma si appoggi con una mano e sbirci all'interno. C'era uno strano odore di
acqua salmastra.
Pens ai suoi genitori. "Vi prego, fatemi scoprire qualcosa" li supplic. "Vi prego, lasciatemi
trovare un indizio, per capire come ricollegare questa storia a quello che  stato fatto a voi. Vi prego,
lasciate che vi vendichi. Cos potr dormire la notte."
Dentro al varco, Emma intravide il debole luccichio del corridoio di pietra che portava nel cuore
della grotta.
Agguant la stregaluce e si immerse all'interno della convergenza.
Si era fatta da poco sera. Il cielo virava dal blu all'indaco, e le prime stelle spuntavano sopra le
montagne in lontananza. Cristina era seduta con le gambe sopra al cruscotto del pick-up, gli occhi fissi
sul ranch a due piani che apparteneva a Casper Sterling.
Riconobbe la sua Jeep, parcheggiata nel cortile anteriore sotto a un vecchio ulivo. Attorno alla
propriet correva un muretto basso; il quartiere, appena fuori dall'Hancock Park, era pieno di case di
lusso bench non particolarmente vistose. Quella di Sterling era tutta chiusa, e al buio. L'unica prova a
favore del fatto che lui potesse essere all'interno era l'auto parcheggiata nel vialetto.
Cristina pens a Mark, poi se ne pent. In quei giorni le capitava spesso  di pensare a lui e poi
pentirsene. Aveva lavorato sodo per riportare la sua vita alla normalit, dopo aver lasciato il Messico.
Basta con le storie d'amore con uomini tenebrosi e tormentati, e non importava quanto fossero belli.
Non che Mark Blackthorn fosse esattamente tenebroso o tormentato. Lui, per, apparteneva a
Kieran e alla Caccia Selvaggia. Aveva il cuore diviso in due.
Ma aveva anche la voce roca e suadente, occhi incredibili e l'abitudine di dire cose in grado di
scombussolarla nel profondo. E poi era un ballerino eccezionale, da quello che aveva visto. E per lei
era una caratteristica molto importante. "I ragazzi che ballano bene baciano anche bene" diceva sempre
sua madre.
Un'ombra scura attravers di corsa il tetto della casa di Sterling.
Cristina scese dal pick-up in un attimo, con la spada angelica pronta in mano. Miguel
sussurr, e l'arma si accese. Lei era coperta da un incantesimo abbastanza potente da risultare invisibile
a qualsiasi mondano, ma la spada le forniva luce preziosa.
Avanz con cautela, e il suo cuore era un martello dentro al petto. Ripens a quello che le aveva
raccontato Emma sulla notte in cui Julian era stato ferito: l'ombra sul tetto, l'uomo in nero. Si avvicin
al perimetro dell'edificio: le finestre erano buie, le tende ferme. Tutto era immobile e silenzioso.
And verso la Jeep. Si sfil lo stilo dalla tasca proprio nell'istante in cui una sagoma atterrava
accanto a lei producendo un verso simile a un "Oop!". Cristina si allontan di scatto mentre lo
sconosciuto si rialzava: era nientemeno che lo stesso Sterling, con indosso quella che sembrava
l'interpretazione mondana di una tenuta da combattimento: pantaloni neri, stivali neri, giacca nera di
taglio sartoriale.
La fiss e, a poco a poco, le guance gli si colorarono di rosso. Tu! ringhi.
Io posso aiutarti gli disse lei, mantenendo ben salda sia la voce sia la presa sull'arma. Ti
prego, permettimi di farlo.
L'odio nello sguardo di lui la spavent. Vattene via! lo sent sibilare, e in quell'istante lo vide
estrarre qualcosa dalla tasca.
Una pistola. Una pistola di piccolo calibro, ma sufficiente a farla indietreggiare. Le armi da
fuoco erano qualcosa che entrava di rado nella vita degli Shadowhunters: erano cose da mondani, del
loro giro di ordinaria criminalit.
Nonostante ci, erano in grado di versare anche il sangue dei Nephilim e di spezzare le loro
ossa. Sterling cammin all'indietro, sempre tenendole la pistola puntata contro, fino alla fine del
vialetto. Poi si gir di scatto e corse via.
Cristina part all'inseguimento, ma quando fu anche lei alla fine del vialetto Sterling stava gi
sparendo dietro all'angolo della strada. A quanto pareva non aveva esagerato: i mannari erano
veramente pi veloci degli umani. Persino pi degli Shadowhunters.
Cristina pronunci sottovoce una parolaccia non troppo volgare e si diresse verso la Jeep di
Sterling. Impugn lo stilo con la mano libera e, acquattandosi, tracci con cura una piccola runa di
Localizzazione sulla fiancata, subito sopra la ruota.
Non era stato un fiasco totale, pens tornando al suo pickup. Come aveva detto Emma, c'erano
ancora due giorni di tempo prima che iniziasse la "caccia". E di sicuro la runa che aveva disegnato
sull'auto sarebbe stata utile. Se si fossero semplicemente tenuti alla larga da casa sua, facendogli
credere di aver lasciato perdere, magari lui si sarebbe sentito pi sicuro e avrebbe preso la macchina.
Solo dopo essere salita sul pick-up e aver chiuso la portiera si accorse che lo schermo del suo
cellulare stava lampeggiando. Aveva perso una chiamata. Prese l'apparecchio ed ebbe un tuffo al
cuore.
Diego Rocio Rosales.
Lasci cadere il telefono come se si fosse appena trasformato in uno scorpione. Perch, perch,
perch Diego avrebbe dovuto chiamarla?! Gli aveva detto di non rivolgerle mai pi la parola.
Si port una mano alla medaglietta appesa al collo e la strinse, muovendo le labbra in una
preghiera silenziosa. "Dammi la forza di non richiamarlo."
Stai meglio, zioStai meglio, zio? chiese Julian.
Arthur, accasciato sulla sedia del suo ufficio, lo guard con occhi vacui, distanti.
Julian. Ti devo parlare.
Lo so, me l'hai detto. Jules si appoggi con la schiena alla parete. Ti ricordi di cosa si
trattava?
Si sentiva esausto, svuotato, prosciugato fino all'osso. Sapeva di dover provare rimorso per
quello che aveva detto su Mark, in cucina. Sapeva di dover mostrare comprensione nei confronti di suo
zio. Eppure quelle emozioni non gli venivano.
In realt non ricordava nemmeno di essere uscito dalla cucina: ricordava di essersi staccato di
dosso Tavvy, per quanto fosse possibile staccarsi di dosso un bambino di sette anni ricoperto di
zucchero, e ricordava che tutti avevano promesso di pulire i resti di quella cena a base di formaggio,
cioccolato, brownie e altre cose carbonizzate.
Persino Dru, subito dopo aver finito di vomitare nel lavandino, aveva giurato che avrebbe pulito
il pavimento e anche tolto il ketchup dalle finestre.
Non che prima di quel momento lui si fosse accorto che fossero sporche anche quelle.
Aveva risposto con un cenno ed era uscito dalla stanza, poi si era fermato a cercare Emma, che
per a un certo punto era uscita con Cristina. Probabilmente adesso erano da qualche parte a parlare di
Cameron Ashdown, e unirsi a loro era quanto di meno desiderabile gli potesse venire in mente.
Non sapeva quando era successo, quando era stato il momento preciso in cui il pensiero di
Cameron gli aveva tolto la voglia di vedere Emma. La sua Emma. Perch il proprio parabatai lo si
voleva vedere sempre. Era il viso pi gradito del mondo. C'era qualcosa di sbagliato nel fatto di non
desiderarlo, come se all'improvviso la terra avesse iniziato a ruotare nella direzione opposta.
Credo di no rispose Arthur dopo un istante. C'era una cosa con cui volevo aiutarvi.
Qualcosa che riguarda l'indagine. Perch state ancora indagando, vero?
Intendi gli omicidi? Quelli per cui  venuta qui la delegazione delle fate? S.
Credo c'entrasse con la poesia riprese Arthur. Quella che Livia stava recitando in cucina.
Si strofin gli occhi, palesemente stanco. Passavo di l e l'ho sentita.
La poesia? ripet Julian, confuso. Annabel Lee?
Arthur parl con la sua voce profonda e roboante, scandendo i versi della poesia come fossero
quelli di un incantesimo.
Ma molto era pi forte il nostro amore
che l'amor d'altri di noi pi grandi 
che l'amor d'altri di noi pi savi 
e n gli angeli lass nel cielo
n i demoni dentro al profondo mare
mai potran separare la mia anima dall'anima
della bella Annabel Lee.
La conosco lo interruppe Julian. Per non...
Altri di noi pi grandi disse Arthur.  una frase che ho gi sentito. A Londra. Ma non riesco
a ricordare a proposito di cosa. Prese una penna dalla scrivania, la batt contro il legno. Scusami. 
che proprio... non riesco a ricordare.
Altri di noi pi grandi gli fece eco Julian. All'improvviso si ricord di quello che aveva detto
Belinda, a teatro, sorridendo con le sue labbra rosso sangue: "Che altri di noi pi grandi possano
garantire a tutti buona fortuna".
In testa gli spunt un'idea, ma fu qualcosa di fugace, che spar appena cerc di metterla a fuoco.
Aveva bisogno di rintanarsi nel suo studio. Voleva stare solo, e dipingere gli sarebbe servito a
schiarirsi un po' le idee. Si gir per andarsene e si ferm solo quando la voce di zio Arthur attravers
l'aria carica di polvere.
Ti sono stato utile, ragazzo?
S. Sei stato utile.
Quando Cristina torn all'Istituto, lo trov buio e silenzioso. Le luci d'ingresso erano spente, e
solo poche finestre brillavano: lo studio di Julian, il punto luminoso della soffitta, il riquadro della
cucina.
Un po' stupita, punt dritto verso quest'ultima, chiedendosi se Emma fosse gi tornata dalla sua
misteriosa commissione. Chiss se gli altri erano riusciti a pulire il disastro che avevano combinato...
A prima vista la cucina sembrava deserta, la luce accesa era una sola. I piatti erano impilati
dentro al lavandino e, anche se si vedeva che qualcuno aveva smacchiato i muri e i ripiani con cura, i
fornelli erano ancora incrostati di cibo. Contro la parete c'erano due grossi sacchi dell'immondizia
quasi traboccanti.
Cristina?
Si sforz di vedere nella penombra, anche se non aveva dubbi su chi fosse il proprietario di
quella voce.
Mark.
Era seduto sul pavimento a gambe incrociate. Tavvy gli stava dormendo accanto, anzi sopra, a
dire il vero, con la testa nell'incavo del braccio, tutto rannicchiato come un porcellino di terra. Mark
aveva maglietta e jeans cosparsi di zucchero a velo.
Cristina si tolse lentamente la sciarpa e la pos sul tavolo. Emma  tornata?
Non so le rispose lui accarezzando delicatamente i capelli di Tavvy. Ma se  tornata,
probabilmente star dormendo.
Cristina sospir. Avrebbe dovuto aspettare fino al giorno dopo per rivederla e scoprire che cosa
fosse andata a fare. Magari anche per dirle della telefonata di Diego, se ne avesse avuto il coraggio.
Potresti, se non ti dispiace, darmi un bicchiere d'acqua? le chiese lui, abbassando lo sguardo
sul fratello che gli dormiva addosso per scusarsi. Non vorrei svegliarlo.
Ma certo. Cristina and al rubinetto, riemp un bicchiere e torn mettendosi a sedere a gambe
incrociate davanti a Mark, che prese l'acqua con espressione riconoscente. Sono sicura che Julian non
ce l'ha con te disse.
Lui trangugi tutta l'acqua con un verso poco elegante e pos il bicchiere.
Perch non lo prendi in braccio, Tavvy? sugger Cristina. Potresti portarlo a letto. Se vuoi
che dorma.
Mi piace che stia qui le rispose lui guardandosi le lunghe e pallide dita aggrovigliate fra i
capelli castani del piccolo. Lui ... Se ne sono andati tutti, e lui si  addormentato addosso a me.
Sembrava sbalordito, incredulo.
Certo.  tuo fratello, si fida di te.
Nessuno si fida di un Cacciatore.
Ma tu in questa casa non sei un Cacciatore. Sei un Blackthorn.
Vorrei che Jules la pensasse come te. Io credevo di star facendo contenti i ragazzi. Credevo
che lui avrebbe voluto cos.
Tavvy si mosse tra le braccia di Mark e lui si spost di conseguenza, cos che con il bordo del
suo stivale arriv a sfiorare la punta di quello di Cristina. Quel contatto le arriv come una piccola
scossa.
Devi capire gli disse. Jules fa di tutto per questi ragazzi. Di tutto. Non ho mai visto un
fratello cos simile a un genitore. Non pu dire soltanto dei s, deve saper dire anche no. Deve gestire la
disciplina, le punizioni e i divieti. Tu, invece, a loro puoi dare tutto. Tu ti puoi divertire.
Anche Julian! rispose Mark, un po' abbattuto.
Invece no.  invidioso, perch li ama ma non pu fare il fratello. Deve fare il padre. Nella sua
mente, loro adorano te e temono lui.
Julian  invidioso di me? Mark sembrava sbalordito.
Io credo di s. Lo guard negli occhi. A un certo punto la differenza di colore aveva smesso
di sembrarle strana. Cos come aveva smesso di sembrarle strano trovarsi a parlare inglese nella cucina
dei Blackthorn anzich essere a casa, dove l'ambiente era caldo e familiare. Sii gentile con lui. 
un'anima buona. Ha il terrore che tu te ne andrai e spezzerai il cuore a tutti questi ragazzi per cui
stravede.
Mark abbass lo sguardo su Tavvy. Non so cosa far disse. Non mi ero reso conto di quanto
mi avrebbe fatto male al cuore tornare.  stato pensare a loro, pensare alla mia famiglia che mi ha
aiutato a sopravvivere ai primi anni nella Caccia. Ogni giorno cavalcavamo e rubavamo ai morti. Era
una vita fredda, molto fredda. E la notte mi sdraiavo ripensando alle loro facce per addormentarmi.
Erano tutto ci che avevo finch...
Si interruppe. Tavvy si mise a sedere, strofinandosi con le mani i capelli. Jules? Sbadigli.
No rispose piano il fratello. Sono Mark.
Ah, giusto. Tavvy gli sorrise strizzando un occhio. Mi sa che tutto quello zucchero mi ha
fatto dormire stecchito.
Be', eri dentro a un sacco intero. Chiunque ne avrebbe subito gli effetti.
Tavvy si alz in piedi e si stiracchi: una stiracchiata di quelle complete tipiche dei bambini,
con tanto di braccia alzate. Mark lo guard con una punta di malinconia. Cristina si chiese se stesse
pensando a tutti gli anni e a tutte le conquiste della vita di Tavvy che si era perso. Di ciascuno dei suoi
fratelli, lui era senz'altro quello che era cambiato di pi.
Letto disse il piccolo uscendo dalla cucina e fermandosi sulla porta per un timido 'notte,
Cristina!, dopo il quale sgambett via.
Cristina si gir verso Mark. Era ancora seduto con la schiena contro il frigorifero, e sembrava
esausto, non solo fisicamente, ma dentro all'anima.
A quel punto lei avrebbe potuto alzarsi e andare a letto, pens. Dovuto, forse. Non c'era motivo
per rimanere seduta sul pavimento con un ragazzo che conosceva a malapena, che nel giro di poco
tempo quasi sicuramente sarebbe sparito dalla sua vita e che probabilmente si sarebbe innamorato di
un'altra persona.
O forse era proprio quello che lo attirava di lui. Lei sapeva cosa voleva dire lasciarsi alle spalle
chi amavi.
Finch?
Le palpebre di Mark si sollevarono lentamente, rivelandole un fuoco velato da occhi oro e
azzurro. Cosa?
Hai detto che la tua famiglia, che il ricordo della tua famiglia era tutto ci che avevi finch...
qualcosa. Kieran?
S rispose Mark.
Era l'unico buono con te?
Nella Caccia? Nella Caccia non c' bont. C' il rispetto, e una specie di cameratismo tra
fratelli. Temevano Kieran, ovviamente. Kieran  di ceto nobile, un principe del Regno delle Fate. Suo
padre, il Re, lo ha dato alla Caccia in segno di benevolenza nei confronti di Gwyn, ma ha chiesto anche
che venisse trattato bene. E quel trattamento poi  stato esteso a me, ma anche prima di Kieran avevano
a poco a poco iniziato a rispettarmi. Curv le spalle. La cosa peggiore era quando andavamo alle
feste. Partecipavano fate da ogni dove, ma non gradivano la presenza di uno Shadowhunter. Facevano
tutto il possibile pur di tirarmi da parte, deridermi e tormentarmi.
Nessuno interveniva?
Mark fece una breve risata. Il Regno delle Fate ha modi brutali, anche nei confronti dei suoi
membri pi importanti. Se la Regina della Corte Seelie viene derubata della corona pu essere privata
anche dei suoi poteri. Persino Gwyn, capo della Caccia Selvaggia,  tenuto a cedere l'autorit a
chiunque gli rubi il mantello. Non ci si sarebbe potuti immaginare di vederli mostrare piet nei
confronti di un mezzo Shadowhunter... Arricci un labbro. C'era persino una filastrocca con cui mi
prendevano in giro.
Una filastrocca? Cristina alz subito una mano. Aspetta. Non fa niente, non me la devi dire,
se non te la senti.
Non m'importa pi. Erano versi assurdi, da poesia burlesca. Prima la fiamma e poi
l'inondazione, il sangue dei Blackthorn  la sola spiegazione.
Cristina si mise dritta sulla schiena. Come, scusa?
Per loro il significato era che il sangue dei Blackthorn  distruttivo come le inondazioni o gli
incendi. Sostenevano che chiunque avesse inventato la filastrocca voleva dire che i Blackthorn portano
sfortuna. Ma non importa,  solo una stupidaggine.
Non  solo una stupidaggine! esclam Cristina. Significa qualcosa. Le parole scritte sui
cadaveri... Corrug la fronte. Sono la stessa cosa.
In che senso?
Fuoco all'acqua disse. Vogliono dire la stessa cosa, sono soltanto traduzioni differenti.
Fidati di me, sono madrelingua spagnola e capisco le parole in maniera diversa da come le capite voi.
Secondo me "fuoco all'acqua" e "prima la fiamma e poi l'inondazione" potrebbero equivalersi.
Ma cosa significano?
Non ne sono sicura. Cristina si spinse le mani fra i capelli per la frustrazione. Ti prego,
promettimi che ne parlerai con Emma e Jules il prima possibile. Potrei sbagliarmi, ma...
Mark sembrava sbalordito. S, certo...
Promettilo.
Domani, lo prometto. Il suo era un sorriso incerto. Mi rendo conto che sai un sacco di cose
su di me, Cristina, mentre io su di te ne so pochissime. So come ti chiami, Mendoza Rosales. E so che
in Messico hai lasciato qualcosa. Cosa?
Non qualcosa. Qualcuno.
Diego il Perfetto?
E suo fratello, Jaime. Fece un cenno con la mano per dire a Mark di riabbassare quel
sopracciglio arcuato. Di uno ero innamorata, e l'altro era il mio migliore amico. Tutti e due mi hanno
spezzato il cuore. Quasi si stup di sentire quelle parole uscirle dalla bocca.
Per il cuore spezzato, mi dispiace fece lui. Ma  sbagliato dire che sono contento che ti
abbiano fatto entrare nella mia vita? Se quando sono tornato tu non fossi stata qui... non so se sarei
riuscito a resistere. La prima volta che ho visto Julian pensavo fosse mio padre. Non riconoscevo mio
fratello cos cresciuto. Io li ho lasciati che erano dei bambini, mentre ora non lo sono pi. Quando ho
capito cosa mi ero perso, anche con Emma, quegli anni della loro vita... Tu sei l'unica di cui non mi
sono perso niente, anzi, con te ho guadagnato una nuova amicizia.
Amicizia concord Cristina.
Lui le tese la mano e lei lo guard, attonita.
 tradizione, tra le fate, stringersi la mano quando si fa una dichiarazione di amicizia.
Cristina rispose al gesto. Sent le dita di lui richiudersi sulle proprie; erano ruvide nei punti
callosi, ma anche agili e forti. Non fredde, come se le sarebbe immaginate, bens calde. Cerc di
reprimere il brivido che minacciava di salirle su per il braccio, rendendosi conto di quanto tempo era
passato dall'ultima volta che aveva tenuto cos la mano a qualcuno.
Cristina le disse Mark. Pronunciato da lui, il suo nome fu come musica.
Nessuno dei due si accorse del movimento alla finestra, del balenio di un volto pallido che
guardava all'interno, n del suono di dita sottili che frantumavano spietate una ghianda.
L'ampia stanza all'interno della grotta non era cambiata dall'ultima volta che Emma c'era stata.
Stesse pareti in bronzo, stesso cerchio di gesso tracciato sul pavimento. Stessi grandi portelloni di vetro
fissati alle pareti e tenebre fluttuanti dietro di essi.
Quando entr nel cerchio, sent l'energia crepitarle sulla pelle. La magia dell'incantesimo. Da
quella posizione la stanza appariva diversa: le pareti sembravano sbiadite e dai contorni incerti, come in
una vecchia fotografia. Gli obl erano bui.
Il cerchio di per s era vuoto, anche se dentro si sentiva uno strano odore, un misto di zolfo e
zucchero bruciato. Emma fece una smorfia e usc per raggiungere l'obl di sinistra.
Da vicino non era pi buio: dietro brillava una luce. Era illuminato dall'interno come una
vetrina da museo. Si accost ancora di pi e ci guard attraverso.
Al di l del portellone si vedeva uno spazio piccolo e squadrato, una specie di armadietto.
Dentro c'era un grosso candelabro d'ottone, per senza candele. Emma pens che sarebbe stata
un'arma perfetta, con quelle punte affilate fatte per essere spinte dentro la cera morbida. C'era anche
una piccola pila di quelli che le parvero abiti cerimoniali: una veste in velluto rosso scuro, una coppia
di lunghi orecchini con dei rubini scintillanti, un paio di raffinati sandali dorati.
Il negromante era una donna?
Emma pass al secondo obl. Pigi il naso sul vetro e le sembr di riconoscere dell'acqua.
Saliva, si muoveva, e al suo interno scivolavano forme scure... A un tratto una di esse and a sbattere
contro il portellone, facendola sobbalzare all'indietro con un grido di spavento. No, era solo un
pesciolino a strisce con gli occhi arancioni, che la guard per un istante e poi spar di nuovo tra le
acque oscure.
Sollev la stregaluce e la appoggi contro il vetro: ora s che l'acqua si vedeva bene.
Risplendeva di un verde azzurro intenso, come gli occhi dei Blackthorn. Emma vide pesci, alghe che
fluttuavano, strane luci e colori. A quanto pareva erano alle prese con un negromante a cui piacevano
gli acquari. Forse persino le tartarughe. Scosse la testa e fece un passo indietro.
Gli occhi le si accesero sull'oggetto metallico fissato tra i due obl. All'inizio aveva pensato
che fosse un coltello scolpito conficcato nel muro, ma ora cap che si trattava di una leva. La afferr e
le chiuse le dita attorno, sentendola fredda sotto la pelle.
La abbass.
Per un attimo non accadde nulla. Poi si aprirono entrambi i portelloni. Emma si volt e fiss la
scena in preda al terrore. Il secondo obl era spalancato e brillava di azzurro intenso; non era per niente
un acquario, ma una porta sull'oceano! Un vasto, profondo universo d'acqua si apr dall'altro lato del
portellone, un universo fatto di alghe sferzate dalle onde, correnti impetuose e cupe ombre proiettate da
esseri molto pi grandi dei pesci.
C'era puzza di acqua salmastra ovunque. "Un'inondazione" pens Emma, dopodich si sent
sollevare i piedi da terra e trascinare verso l'oceano, come risucchiata da una tubatura. Ebbe il tempo di
gridare una volta sola prima di essere spinta attraverso il portellone, con l'acqua che si chiudeva sopra
la sua testa.
Cameron Ashdown.
Julian stava dipingendo. Cristina gli aveva consegnato il messaggio da parte di Emma dopo che
era sceso dalla soffitta: un biglietto scarno, essenziale, solo per dire che andava da Cameron e di non
aspettarla.
Lo aveva accartocciato dentro al palmo della mano mormorando qualcosa a Cristina. Un
secondo dopo era corso su per le scale, verso lo studio. Aveva aperto l'armadietto delle scorte, tirato
fuori tutti i colori. Si era tolto la giacca della tenuta, l'aveva buttata a terra, e tolti i tappi dai tubetti li
aveva spremuti sulla tavolozza finch l'odore acre della pittura a olio non aveva riempito la stanza,
dissipando la nebbia che aveva in testa.
Attacc la tela brandendo il pennello come un'arma, e sembr quasi che il colore gli sgorgasse
fuori dal corpo allo stesso modo del sangue. Stava dipingendo con il nero, il rosso e l'oro, sfogando gli
eventi degli ultimi giorni come fossero veleno. Il pennello fendeva la tela vuota ed ecco Mark sulla
spiaggia, con la luce della luna che si rifletteva sulle sue tremende cicatrici alla schiena. Ty con il
coltello puntato alla gola di Kit Rook. Tavvy che urlava per gli incubi. Mark che indietreggiava davanti
allo stilo.
Sapeva che stava sudando, che aveva i capelli incollati alla fronte. Sent in bocca il sapore del
sale e della pittura. Non avrebbe dovuto essere l: avrebbe dovuto badare a Tavvy, trovare nuovi libri
per sfamare la curiosit di Ty, applicare rune di guarigione a Livvy quando si faceva male tirando di
sciabola, sedersi con Dru a guardare pessimi film dell'orrore.
Avrebbe dovuto stare con Emma. Ma lei non c'era: era andata a vivere la sua vita, ed era cos
che doveva essere, cos che doveva funzionare tra parabatai. Il loro legame non era un matrimonio. Era
qualcosa che le parole mondane non potevano descrivere. Significava desiderare la felicit di Emma
pi della propria, ed era cos.
E allora perch gli sembrava di essere stato pugnalato a morte da dentro?
Rovist in cerca della pittura color oro, perch il desiderio stava crescendo, gli pulsava dentro le
vene, e soltanto dipingerla lo avrebbe mandato via. E senza oro non poteva farlo. Prese il tubetto e...
Si sent soffocare. Il pennello gli cadde a terra, e lui si accasci sulle ginocchia. Gli mancava il
respiro, il petto era in preda agli spasmi. Non riusciva a far entrare aria nei polmoni. Gli occhi gli
bruciavano, cos come il fondo della gola.
Sale. Stava soffocando per via del sale. Non quello del sangue, ma dell'oceano. Sent in bocca il
sapore dell'acqua marina e toss, contraendosi e vomitandola sul pavimento.
Acqua di mare? Si asciug la bocca con il dorso della mano, mentre il cuore gli batteva
all'impazzata. Quel giorno non si era nemmeno avvicinato all'oceano... Eppure ora se lo sentiva nelle
orecchie, come se stesse ascoltando una conchiglia. Prov dolore in tutto il corpo, e la runa parabatai
puls.
Scioccato e stordito, ci pos una mano sopra. E in quel momento seppe. Seppe senza sapere
come fosse possibile, seppe nel profondo dell'anima, dove il suo legame con Emma era stato forgiato
nel sangue e nel fuoco. Seppe perch lei era parte di lui, il respiro di lei era il suo, i sogni di lei erano i
suoi, il sangue di lei era il suo. E quando sent che le si era fermato il cuore, seppe che anche il suo
avrebbe fatto lo stesso, e ne fu felice, perch non avrebbe voluto vivere neppure un secondo in un
mondo senza di lei.
Chiuse gli occhi e dietro le palpebre vide gonfiarsi l'oceano, nero-blu e senza fondo, caricato
dalla potenza della prima onda che si fosse mai abbattuta sulla prima spiaggia solitaria. S, ora aveva
capito.
Dove andrai tu, andr anch'io.
Emma mormor, uscendo di corsa.
Emma non avrebbe saputo dire cosa la terrorizzasse di pi dell'oceano. C'era il furore delle
onde: blu scure e con i bordi come pizzo bianco, erano di una bellezza ingannevole, ma quando si
avvicinavano alla battigia si richiudevano come pugni. Una volta era rimasta intrappolata in un
frangente, e ricordava prima il senso di caduta, come se stesse precipitando dentro la tromba di un
ascensore, poi la forza dell'acqua che la inchiodava nella sabbia. Aveva tossito e lottato per cercare di
liberarsi, per farsi strada e tornare a galla.
E poi c'era anche la profondit. Le era capitato di leggere di gente abbandonata al largo che era
impazzita pensando a cosa ci fosse sotto di s: metri e metri d'acqua, oltre a creature oscure, viscide e
pericolose.
Mentre veniva risucchiata con violenza attraverso l'obl e quindi dentro l'oceano, l'acqua
salmastra la inghiott, riempiendole occhi e orecchie. Ne era circondata, e sotto di lei si apriva un abisso
buio.
Riusciva a vedere la sagoma indistinta del portellone che si allontanava, ma, per quanti calci
tirasse, non ce la faceva a riavvicinarsi. La corrente era troppo forte.
Disperata, guard verso l'alto. La pietra di stregaluce era scomparsa, perduta nel mare
sottostante. La luce dell'obl, sempre pi lontano, rischiarava l'area tutto attorno, ma lei non vedeva
altro che buio sopra di s. Le stavano scoppiando le orecchie. Solo Raziel poteva sapere a che
profondit si trovasse. L'acqua vicino all'obl era verde chiaro, il colore della giada, ma per il resto era
tutta nera come la morte.
Cerc di prendere lo stilo. I polmoni le facevano gi male. Fluttuando nell'acqua, scalciando
contro la corrente, si pos la punta dello strumento sul braccio e tracci una runa della Respirazione.
Il dolore ai polmoni si allevi. Placatosi quello, subentr l'assalto della paura, accecante nella
sua intensit. La runa della Respirazione le imped di rimanere a corto d'aria, ma il terrore di cosa
potesse circondarla aveva quasi la stessa potenza. Impugn la spada angelica che aveva nella cintura e
la estrasse.
"Manukel" pens.
La spada prese vita nella sua mano, emettendo luce, e l'acqua tutto attorno si color di oro
torbido. Per un attimo ne rimase abbagliata, poi la vista le torn a fuoco. E li vide.
Demoni.
Grid, e le bolle salirono tutto attorno a lei, silenziose. Ascendevano dal basso, come incubi:
creature viscide, piene di protuberanze. Tentacoli ondeggianti muniti di un'infinit di denti acuminati
cercavano di colpirla. Fece volteggiare Manukel e mozz il micidiale arto che stava per catturarle una
gamba. Sangue nero esplose nell'acqua, formando delle nuvole che salivano verso l'alto.
Qualcosa di rosso scarlatto, simile a un serpente, punt su di lei. Emma reag tirando un calcio,
e incontr una sostanza carnosa e molliccia. Le venne un conato di vomito, ma lo soffoc e cal di
nuovo la lama, producendo una seconda esplosione di sangue. Il mare attorno a lei stava diventando
color carbone.
Scalci per tornare in superficie, trasportata da un flutto di sangue di demone. Durante la veloce
risalita riconobbe il bianco della luna, una perla sfocata sopra l'acqua. La runa della Respirazione le
aveva scottato la pelle, e aveva i polmoni al collasso. Sentiva la corrente agitarsi sotto di s, ma non os
guardare in basso. Tese una mano verso il punto in cui l'acqua lasciava il posto al cielo, la sent
infrangere la superficie, entrare in contatto con l'aria fresca.
Qualcosa le afferr il polso. La spada angelica le cadde dalla mano, un punto di luce pulsante
che fin lontano da lei mentre veniva tirata fuori. Prese una boccata d'aria, ma era troppo presto.
L'acqua le riemp i polmoni, il petto, e il buio le si scaravent addosso con la forza di un camion.
IDRIS, 2009
Fu in occasione della loro cerimonia parabatai che Emma venne a sapere due cose importanti.
La prima, che non era l'unica Carstairs rimasta al mondo.
La celebrazione si svolse a Idris, perch lei e Julian avevano combattuto nella Guerra Oscura,
e il loro valore era riconosciuto. O se non altro lo era almeno in certe occasioni, come diceva Julian:
non quando desideravano qualcosa di importante  per esempio il ritorno di una sorella dall'isola di
Wrangel  ma se ai Nephilim veniva voglia di fare una festa per celebrare quanto fossero straordinari,
allora il discorso cambiava.
Arrivati sul posto si guardarono attorno per le strade di Alicante, sbalorditi. L'ultima volta che
erano stati nella capitale di Idris l'avevano vista devastata dalla Guerra Oscura. Strade in rovina,
chiodi conficcati nelle pareti per tenere alla larga le fate, le porte della Sala degli Accordi divelte. Ora
era tutto in condizioni perfette: i ciottoli erano tornati al proprio posto, i canali si snodavano attorno
alle case, le torri demoniache luccicavano sopra a tutto.
Sembra pi piccola disse Julian, guardandosi attorno dai gradini della Sala degli Accordi.
Non  lei pi piccola. La voce era quella di un giovane uomo con i capelli e gli occhi scuri,
che stava sorridendo. Siete voi che siete cresciuti.
Emma e Julian lo fissarono.
Non vi ricordate di me? Emma Cordelia Carstairs, resta con il tuo parabatai. A volte  pi
coraggioso non combattere. Proteggili, e risparmia la vendetta per un altro giorno.
Fratello Zaccaria? Emma era sbalordita. Tu ci hai aiutato durante la Guerra Oscura...
Non sono pi un Fratello Silente. Sono un uomo qualunque. Mi chiamo James, James
Carstairs. Ma tutti mi chiamano Jem.
Ci fu stupore, ci furono chiacchiere, e Julian lasci a Emma il tempo di riprendersi mentre
tempestava l'ex Fratello Zaccaria di domande. Jem spieg di essere diventato un Fratello Silente nel
1878, ma di aver rinunciato al suo ruolo per poter sposare la donna che amava, lo stregone Tessa
Gray. Julian gli chiese se quindi avesse centocinquant'anni e Jem ammise di s, quasi, anche se non li
dimostrava. Sembrava un ragazzo di circa ventitr anni.
Perch allora non me lo avevi detto? domand Emma mentre si addentravano nella Citt
Silente, scendendo una lunga scalinata in pietra. Perch non mi avevi detto che eri un Carstairs?
Pensavo che sarei potuto morire le rispose lui candidamente. Era una battaglia, e mi
sembrava crudele rivelartelo con il rischio che non sarei arrivato a fine giornata. In seguito Tessa mi
aveva raccomandato di lasciarti il tempo di elaborare il lutto per la morte dei tuoi genitori, di adattarti
alla nuova vita. Si gir e la guard, con espressione tanto addolorata quanto affettuosa. Sei una
Shadowhunter, Emma. E n io n Tessa siamo Nephilim, non pi. Per venire a vivere con me, anche se
saresti stata la benvenuta, avresti dovuto rinunciare a essere una Shadowhunter. E sarebbe stata una
scelta troppo crudele da importi.
Venire a vivere con te? Era Julian, con voce allarmata. Perch dovrebbe fare una cosa del
genere? Lei una casa ce l'ha. Ha una famiglia.
Esatto disse Jem. E c' dell'altro. Puoi lasciarmi un momento solo con lei?
Julian cerc con lo sguardo il consenso di Emma, e lei annu. Allora si gir e scese le scale,
voltandosi diverse volte per accertarsi che fosse tutto sotto controllo.
Jem pos sul braccio di Emma le sue dita leggere. Lei indossava la tenuta cerimoniale, pronta
per il rito, ma quando lui la tocc sent bruciare la cicatrice che si era procurata da sola con Cortana,
come se tra loro ci fosse un riconoscimento di sangue. Volevo esserci per te, per questa cerimonia le
disse Jem. Perch anch'io un tempo avevo un parabatai, e per me quel legame  prezioso.
Emma non chiese cosa fosse successo al parabatai di Jem. Ai Fratelli Silenti era proibito avere
un parabatai, e poi un secolo e mezzo era un sacco di tempo.
Ma io non so quando potr starti vicino di nuovo. C' una cosa che io e Tessa dobbiamo
trovare. Una cosa importante. Jem esit. Cercarla sar pericoloso, ma una volta che l'avremo
trovata mi piacerebbe fare di nuovo parte della tua vita. Come una specie di zio. Le rivolse un mezzo
sorriso. Magari ti sembrer strano, ma come zio ho molta esperienza.
Teneva lo sguardo fisso su di lei e, sebbene tra loro non ci fossero somiglianze fisiche, in quel
momento a Emma venne in mente suo padre  il suo sguardo calmo e il suo viso gentile. Mi
piacerebbe disse. E posso chiederti un'altra cosa?
Lui annu, con l'espressione seria. Era facile immaginarselo come zio: a vederlo era molto
giovane, ma sotto quell'aspetto c'era una sicurezza imperturbabile che lo faceva sembrare senza et,
come una fata o uno stregone. S?
Mi hai mandato il tuo gatto?
Church? Jem scoppi a ridere. S. Si  preso cura di te? Ti ha portato i regali che ti
facevo?
Le conchiglie e i vetri di mare? Annu. Il braccialetto che indossa Julian  fatto proprio con
i vetri di mare che mi ha portato Church.
La risata di Jem si smorz in un sorriso velato da una punta di malinconia. Com' giusto che
sia. Ci che appartiene a un parabatai appartiene anche all'altro. Perch ora siete un cuore e
un'anima.
Jem rimase con Emma per tutta la cerimonia, alla quale fecero da testimoni Simon e Clary, che
secondo lei sarebbero presto diventati parabatai a loro volta.
Julian ed Emma vennero poi condotti fino alla Sala degli Accordi, dove si tenne uno speciale
banchetto in loro onore. Ai festeggiamenti si era unita anche Tessa, una ragazza carina, con i capelli
castani, che dimostrava pi o meno l'et di Clary; abbracci forte Emma e si sorprese quando not
Cortana, dicendo di averla gi vista molto tempo prima. Altri parabatai si alzarono in piedi per
descrivere il loro legame e la loro esperienza. Quando parlavano, era come se emanassero un alone di
gioia. Jace e Alec raccontarono ridendo di quando erano quasi morti insieme, nei regni demoniaci, ed
Emma prov un'ondata di felicit al pensiero che un giorno lei e Jules si sarebbero alzati come loro
scambiandosi sorrisi complici e spiegando come il legame che li univa li avesse aiutati a superare
momenti in cui pensavano di poter morire.
A un certo punto, Jem scivol via dalla sua sedia ed usc in silenzio dalle porte per raggiungere
Piazza dell'Angelo. Tessa fece cadere il tovagliolo e gli corse dietro; mentre le porte si richiudevano,
Emma li vide abbracciarsi sui gradini debolmente illuminati.
Le venne voglia di seguirli, ma Clary la stava gi spingendo verso il fondo della Sala per farle
tenere una specie di discorso. Julian era con lei, e aveva sul viso quel sorriso calmo che nascondeva
un milione di pensieri. Emma si sent felice. Indossava una delle sue prime perle vintage: un vero e
proprio vestito elegante, niente a che vedere con i jeans stracciati che in genere indossava finch non
cadevano a pezzi. Era della linea di abbigliamento Paraphernalia, decorato con tanti fiori dorati simili
a girasoli che spuntavano da un campo. Inoltre aveva rinunciato alla solita coda di cavallo, lasciando
che i capelli le ricadessero liberi fino alla vita. Nell'ultimo anno era cresciuta parecchio e, quando
Jace and a congratularsi con lei e con Julian, not che gli arrivava quasi alla spalla.
A dodici anni si era presa una cotta pazzesca per quel ragazzo, e in sua presenza continuava a
sentirsi un po' strana. Adesso lui ne aveva diciannove ed era persino pi bello di prima: pi alto,
spalle pi larghe, abbronzato, capelli schiariti dal sole ma soprattutto aveva un'aria pi felice. Lei si
ricordava un ragazzo bellissimo ma cupo, che bruciava di sete di vendetta e di fuoco celeste. Ora,
invece, Jace sembrava in pace con se stesso.
E le faceva piacere. Era felice per lui e per Clary, che ora le sorrideva e le faceva segno con la
mano dall'altra parte della sala. Non sent pi le farfalle allo stomaco quando Jace le sorrise, non le
venne pi voglia di andarsi a nascondere quando lui la abbracci dicendole quanto stesse bene vestita
elegante. Ora hai molte responsabilit disse Jace a Julian. Dovrai assicurarti che Emma finisca tra
le mani di un bravo ragazzo che se la merita veramente.
Per qualche strano motivo, Julian impallid. Emma pens che forse stesse accusando gli effetti
della cerimonia. La magia era stata forte, e anche lei se la sentiva scorrere nelle vene come bolle di
champagne. Jules, per, sembrava addirittura sul punto di svenire.
E io? disse subito lei a Jace. Io non devo assicurarmi che Jules si metta con una ragazza
che se lo merita?
Assolutamente. Io l'ho fatto per Alec, ed Alec lo ha fatto per me. Be', all'inizio odiava Clary,
per poi  rinsavito.
Scommetto che nemmeno a te piaceva Magnus disse Julian, ancora con quella strana, rigida
espressione sul viso.
Forse no ammise lui. Ma non lo avrei mai detto.
Perch avresti ferito i sentimenti di Alec? chiese Emma.
No. Perch Magnus mi avrebbe trasformato in un portaombrelli! rispose Jace tornando da
Clary, che nel frattempo stava ridendo con Alec. Sembravano entrambi felici.
Era giusto cos, pens lei. Il proprio parabatai doveva essere amico della persona che amavi, di
tuo marito o del tuo fidanzato, perch era cos che funzionava. Per, quando Emma cercava di
immaginare chi sarebbe stata la persona che avrebbe potuto sposare, condividendo con lei il resto
della vita, vedeva solo una specie di nebbia indistinta. Non riusciva a immaginarsi proprio nessuno.
Devo andare disse Julian. Mi serve una boccata d'aria. Sfior la guancia di Emma con il
dorso della mano e poi usc dal portone doppio della Sala. Fu una carezza aspra: Jules aveva le
unghie mordicchiate fino alla carne.
Pi tardi quella notte, Emma si svegli da un sogno di cerchi di fuoco, con la pelle che scottava
e le lenzuola aggrovigliate attorno alle gambe. Li avevano fatti dormire nell'antica tenuta dei
Blackthorn, e Julian era lontano da lei, in fondo a corridoi che non conosceva bene come quelli
dell'Istituto. And alla finestra. Per raggiungere il vialetto del giardino sarebbe bastato un piccolo
salto. Si infil le ciabatte e si slanci gi.
Il sentiero curvava attorno al giardino. Emma lo percorse respirando l'aria fresca e pulita di
Idris, non contaminata dallo smog. Il cielo sopra la sua testa brillava di un milione di stelle, perch
non c'era nemmeno traccia di inquinamento luminoso. Stava pensando che le sarebbe piaciuto avere
Julian l con lei quando, all'improvviso, sent delle voci.
La tenuta dei Blackthorn era bruciata un bel po' di tempo prima e poi era stata ricostruita
vicino a quella degli Herondale. Emma attravers una serie di piacevoli vialetti finch non incontr un
muro.
Vicino al muro c'era un cancello. Pi si avvicinava, pi chiaramente sentiva le voci che
mormoravano. Si accost al bordo e sbirci attraverso le sbarre.
Dall'altra parte, un prato verde declinava dolcemente verso la tenuta degli Herondale, una
montagna di pietra bianco e bronzo. L'erba brillava di rugiada sotto la luce delle stelle, contendendosi
il primato di bellezza con i fiori bianchi che crescevano solo a Idris.
E quella costellazione  il Coniglio. Vedi che ha le orecchie? Era la voce di Jace. Lui e Clary
erano seduti sull'erba, spalla contro spalla. Lui indossava jeans e maglietta, lei la camicia da notte,
ma aveva sulle spalle la giacca di lui, che era intento a indicare il cielo.
Mmh, sono abbastanza sicura che la costellazione del Coniglio non esista ribatt Clary.
Negli ultimi anni lei non era cambiata tanto quanto Jace: era ancora esile, con i capelli rosso intenso
come il Natale, il visino pensieroso e punteggiato di lentiggini. Teneva la testa appoggiata alla spalla
di lui.
Certo che s! protest Jace. Mentre la luce delle stelle gli sfiorava i capelli chiari, Emma
sent riaccendersi il debole ricordo della sua vecchia cotta. E quella l, quella  il Copricerchioni. E
laggi invece c' il Grande Pancake.
Io torno dentro disse Clary. Mi avevi promesso una lezione di astronomia!
Cosa? Guarda che un tempo i marinai usavano il Grande Pancake per orientarsi volle
insistere lui, e Clary si rialz scuotendo la testa. Jace la afferr per la caviglia, lei rise e cadde sopra
di lui. Adesso si stavano baciando. Emma rimase impietrita, perch quello che era stato un momento
qualsiasi, che avrebbe potuto interrompere con un semplice "ciao", all'improvviso si era trasformato
in altro.
Jace rotol sopra a Clary sull'erba. Lei gli teneva le braccia attorno al corpo, le mani tra i
capelli. La giacca di lui le era caduta dalle spalle e le spalline della camicia da notte stavano
scivolando gi dalle sue braccia candide.
Clary rise e pronunci il nome di Jace, dicendo che forse era meglio se tornavano dentro. Lui
le baci il collo. Clary trattenne il fiato ed Emma sent che lui diceva: Ti ricordi la tenuta dei
Wayland? Ti ricordi quella volta, l fuori?.
Me la ricordo. Il tono di voce di lei era lento e profondo.
Non pensavo di poterti avere disse Jace. Stava sopra a Clary appoggiandosi sui gomiti,
percorrendole il bordo della guancia con il dito. Era come stare all'inferno. Avrei fatto qualsiasi cosa
per te. Ed  ancora cos.
Clary gli premette il palmo della mano sul petto, sopra al cuore, e gli disse: Ti amo.
Lui fece un verso, un verso molto poco da Jace, ed Emma si allontan di corsa dal cancello
tornando verso la casa dei Blackthorn.
Raggiunse la finestra e si arrampic in camera, con il fiatone. La luna brillava come un
riflettore, illuminando tutta la stanza. Si tolse le pantofole e si sedette sul letto. Il cuore le palpitava
forte.
Il modo in cui Jace aveva guardato Clary, il modo in cui lei aveva accarezzato il viso di lui. Si
chiese se qualcuno l'avrebbe mai guardata allo stesso modo. Non le sembrava possibile. Non riusciva
a immaginare di poter amare qualcuno cos tanto.
Tranne Jules.
Ma quella era una cosa diversa. Oppure no? Non riusciva a immaginare Julian sdraiato sopra
di lei, che la baciava cos. Loro erano diversi, erano un'altra cosa, o no?
Si sdrai sul letto, guardando in direzione della porta. Una parte di lei si aspettava che Julian
entrasse, che andasse da lei perch non era tranquilla; succedeva spesso, come se lui sapesse tutto
senza che ci fosse bisogno di dirglielo. Ma perch Julian avrebbe dovuto pensare che lei non fosse
felice? Quel giorno c'era stata la loro cerimonia parabatai: avrebbe dovuto essere uno dei momenti pi
felici della sua vita, fatta forse eccezione per il giorno delle nozze. Invece si sentiva agitata, strana, con
una voglia matta di urlare.
"Jules" pens. Ma la porta non si apr e lui non venne. Si rannicchi sul cuscino e rimase
sveglia fino all'alba.
...
FINE Parte 2.